Ho ricevuto un accertamento IMU nell’anno del Covid, il Comune non ha considerato la proroga, cosa posso fare?

Un avviso fiscale può stravolgere la quotidianità. Basta riceverlo per posta per ritrovarsi improvvisamente a fare i conti con tasse che si pensavano già chiuse.
Il primo pensiero è se l’atto sia legittimo o se ci sia stato un errore, soprattutto quando riguarda anni legati al periodo del Covid.

La mente corre a quei mesi sospesi, quando anche le regole fiscali vennero messe in pausa e poi rilanciate con tempi diversi. Molti non sanno che quelle sospensioni hanno inciso davvero sui calcoli degli enti locali, spostando più avanti le scadenze. Un accertamento IMU arrivato fuori tempo può sembrare valido, ma nascondere invece un vizio sostanziale.
Le norme, le circolari ministeriali e persino le sentenze successive hanno chiarito come dovessero essere calcolati i termini.

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Ho ricevuto un accertamento IMU nell’anno del Covid, il Comune non ha considerato la proroga, cosa posso fare?-trading.it

Proprio in questa cornice emergono spesso contrasti tra Comuni e cittadini, con effetti concreti su bollette e ricorsi.
Una manciata di giorni può trasformare un atto legittimo in uno da annullare, e non è un dettaglio da poco.
Vale quindi la pena guardare con calma questa vicenda, per capire come il Covid abbia inciso anche sull’IMU e cosa significhi oggi ricevere un accertamento di quel periodo.

Quando arriva una comunicazione ufficiale del Comune, la tensione sale immediatamente. L’accertamento di un tributo come l’IMU non riguarda soltanto un importo da pagare, ma riporta indietro nel tempo, facendo rivivere scelte e dichiarazioni di anni passati. In molti casi non è facile orientarsi: termini, norme e articoli di legge sembrano un linguaggio incomprensibile.

Il ricordo del 2020 è ancora vivido. Oltre alle difficoltà quotidiane, anche le scadenze fiscali furono congelate con misure straordinarie. Eppure non tutti i Comuni hanno tenuto conto di queste regole, inviando atti senza considerare la sospensione prevista dalla legge. Proprio da qui nasce il dubbio: se i termini sono stati calcolati senza aggiungere quei giorni, l’accertamento può non reggere.

Il punto centrale non è solo la cifra richiesta, ma la correttezza del procedimento. La legge aveva stabilito un tempo supplementare preciso e ignorarlo significa ledere un diritto.

La sospensione dei termini fiscali durante il Covid e l’IMU

Con il Decreto “Cura Italia” del marzo 2020 il legislatore introdusse la sospensione dei termini di decadenza e prescrizione per gli accertamenti fiscali. Tra l’8 marzo e il 31 maggio, per un totale di 85 giorni, i tempi vennero congelati. Questo non bloccò l’attività degli uffici, ma concesse più tempo alle amministrazioni per notificare atti.

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La sospensione dei termini fiscali durante il Covid e l’IMU-trading.it

Il meccanismo è semplice: si prende la scadenza ordinaria e si aggiungono 85 giorni. Così, un accertamento IMU relativo al 2015 che sarebbe decaduto il 31 dicembre 2020, slittava al 26 marzo 2021. Un avviso ricevuto il 25 marzo risultava valido, uno notificato ad aprile invece tardivo e quindi contestabile.

Molti Comuni, però, interpretarono male la norma, limitandola solo agli atti in scadenza nel 2020. Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate chiarirono presto che la sospensione valeva per tutti gli accertamenti pendenti in quel periodo, anche con scadenze successive.

La Corte di Cassazione, in più decisioni, ha poi ribadito che la proroga si applica anche ai tributi locali, inclusa l’IMU. Si tratta quindi di un principio consolidato: la sospensione va considerata sempre. Se un Comune non lo fa, l’accertamento rischia di essere illegittimo.

Cosa fare in caso di accertamento IMU tardivo

Ricevere un avviso di accertamento legato al periodo Covid richiede attenzione. Il primo passo è verificare le date: al termine ordinario si devono aggiungere gli 85 giorni di sospensione. Un atto notificato oltre questo margine può essere contestato.

Un esempio pratico chiarisce bene. Per l’annualità 2015, il termine era il 31 dicembre 2020. Con la sospensione, la nuova scadenza divenne il 26 marzo 2021. Un avviso notificato dopo quella data non rispetta i termini e diventa impugnabile.

Il ricorso si presenta davanti alla Corte di Giustizia Tributaria, l’ex Commissione Tributaria. Non è un passo leggero, ma può valere la pena se l’atto è palesemente tardivo. Il sostegno di un professionista è spesso fondamentale, perché conosce le pronunce giurisprudenziali e sa come impostare la difesa.

Va ricordato che la proroga del 2020 non è mai stata cancellata retroattivamente per i tributi locali. Pertanto, anche oggi resta valida come riferimento nei contenziosi. Contestare non significa rifiutare l’imposta, ma pretendere che le regole vengano applicate correttamente. In definitiva, il nodo sta tutto nel rispetto del tempo: pochi giorni possono decidere se un avviso sia legittimo o meno.

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