L’inflazione rallenta: Siamo all’apice dei rendimenti per i Titoli di Stato?

L’inflazione sembra finalmente rallentare negli Stati Uniti; i dati di ottobre rivelano il livello più basso da gennaio 2022. Calano in questo contesto anche rendimenti dei BTP.

I progressi raggiunti dalle politiche restrittive della Federal Reserve sono stati percepiti immediatamente dai mercati; l’euro torna sopra la parità contro il dollaro e calano i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona.

ragazza osserva monitor

CI vorrà tempo per vedere concretizzato tutto l’effetto delle attuali politiche restrittive; dagli Stati Uniti gli effetti coinvolgeranno più lentamente l’Ue. Oggi lo spread cala i minimi di metà agosto e il rendimento dei BTP è intorno al 4%.

Così negli Stati Uniti i prezzi al consumo sono scesi al 7,7% dall’8,2% di settembre. Dati che mostrano un progresso nella lotta all’inflazione; sul piano politico avvantaggia i democratici e la linea tradizionale della politica estera degli Stati Uniti.

Le motivazioni per un prossimo calo dei rendimenti di BTP e altri Titoli di Stato

Il segretario al Tesoro statunitense, Janet Yellen, ha in questo contesto nuovamente aperto alla Cina. Presto potrà esserci un incontro formale con il governatore della banca centrale cinese prima del vertice del G20. L’obbiettivo dell’incontro bilaterale, dopo le tensioni minacciose che hanno coinvolto Cina, Usa e Taiwan è quello di discutere delle condizioni economiche globali.

Yellen si aspetta di incontrare il governatore della banca centrale Yi Gang e di parlare di argomenti come il settore immobiliare in Cina e aggiornarlo a sua volta su quanto accade negli Stati Uniti. La buona notizia è che a questo potrebbe seguire la diminuzione delle politiche zero Covid; un segnale importante per un nuovo ciclo economico. La Cina potrebbe, dunque, tornare a trainare l’economia nel corso del prossimo anno.

In questo contesto è chiaro che gli investitori possano cominciare a scontare, anche sui titoli di Stato la minore avversione al rischio e aumentare la domanda. Con la prospettiva di un’inflazione in calo e una seppur lieve ripresa del trend rialzista sul mercato globale, calano i rendimenti delle obbligazioni ma aumentano le prospettive di profitto netto.

Ha senso investire oggi sui Bot? Ecco il nuovo rendimento

Esattamente un anno fa, il rendimento dei Bot a 12 mesi era del -0,533%. Mezzo punto percentuale negativo che trasformavano l’investimento nel titolo in un costo a fronte della protezione dal rischio. Ad acquistare i Bot erano in pochi, oggi i Bot a 12 a 6 e a 3 mesi, hanno avuto un risveglio in termini di rendimenti. A partire dalla primavera del 2022, il rendimento dei Bot è cresciuto fino a tornare positivo con un interesse del 0,12%.

Sono circa 121 euro ogni 100.000 euro investiti, ma il profitto rimane lontano. Considerando l’ultima asta del 10 novembre 2022 dei Bot a 12 mesi il rendimento è salito addirittura al 2,69%. Un interesse credibile che si scontra però con un’inflazione acquista superiore al 7% in base alle ultime rivalutazioni delle pensioni per il 2023.

Il Mef ha emesso 5,5 miliardi di Bot con rendimento del 2,69%.

Nel dettaglio, il Mef ha emesso 5,5 miliardi di Bot annuali in scadenza 14 novembre 2023 con un rendimento medio ponderato del 2,690%. Il rendimento segna così il nuovo record da luglio 2012 con una richiesta pari a un rapporto di copertura di 1,50.

A fronte dell’inflazione italiana la sua remunerazione del 2,6% copre soltanto una piccola parte dell’erosione del potere d’acquisto. Si può sicuramente scontare al livello attuale una perdita di almeno il 4% all’anno. per questi motivi l’investimento in Bot da solo non può bastare alla salute del portafoglio, ne è ideale per proteggere il potere d’acquisto.

Il Bot può essere uno strumento agile per depositare in modo sicuro la liquidità essendo il suo rendimento largamente superiore a quello medio delle giacenze di conto corrente. Tra le alternative ai Bot senza scomodare l’alta finanza esistono oggi soluzioni semplici come i Buoni Fruttiferi Postali. Persino questa categoria di titoli offre un rendimento maggiore pressoché a parità di rischio e con la stessa aliquota fiscale.

I buoni fruttiferi godono di una tassazione agevolata sulle rendite finanziarie al 12,5%. Sono flessibili, con un rimborso del capitale ottenibile in qualsiasi momento. Sono emessi da Cassa depositi e prestiti e quindi garantiti indirettamente dallo Stato italiano. Il maggiore rendimento possibile oggi con questo tipo di prodotto annuo lordo va dal 3% al 3,50%.