‘Benvenuta’ inflazione: il confronto tra la teoria e la realtà italiana non lascia dubbi

L’impatto dell’inflazione sui prezzi e quindi sul ritorno del Pil di quest’anno, può ridurre un debito contratto a prezzi correnti differenti.

Fitch e S&P rimangono positive sulla solvibilità del debito italiano. Confermato il rating “BBB/A-2”. L’inflazione, tuttavia, è un peso che difficilmente migliorerà i conti pubblici.

I benefici dell'inflazione: il confronto tra la teoria e la realtà italiana

Fitch avverte che l’impatto del caro prezzi sul rapporto debito/Pil sarà più tenue di quanto ci si attende. S&P spiega il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le riforme possono migliorare l’ambiente imprenditoriale e mitigare i rischi per l’economia italiana. Secondo le stime dell’agenzia di rating nel 2023 l’incremento del Pil dovrebbe attestarsi al 2,1%, per poi rallentare all’1,5% nel 2024 e allo 0,9 nel 2025.

Chi è alle prese con problemi finanziari, a parità di altre condizioni può trarre beneficio dall’inflazione. Nel caso di uno Stato moderno il rapporto debito/Pil, uno dei parametri chiave della finanza pubblica, tende a ridursi quando cresce il suo denominatore. Questo significa però che il valore nominale del prodotto interno viene artificiosamente gonfiato da un generale innalzamento del livello dei prezzi.

Come funziona il deflatore del Pil e quali sono le differenze tra la teoria e la realtà italiana

Per questo esiste il deflatore del Pil: una misura di aggiustamento del Prodotto Interno Lordo che non prende in considerazione le oscillazioni dei prezzi. Il calcolo del deflatore del Pil ci permette di sapere quanto un’economia sta crescendo realmente.

L’eccezione attuale è però aggravata da fattori esogeni che sono indipendenti dai piani e dalle manovre della politica monetaria delle banche centrali. L’attuale aumento dei prezzi è infatti dovuto sostanzialmente al rincaro delle materie prime. L’elemento chiave è che l’aumento del costo della vita non si riflette, almeno in Italia, sull’aumento dei salari. Questo significa un generale maggiore impoverimento e indebitamento delle famiglie e delle aziende.

Le aspettative sull’economia italiana di Confindustria e Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia

In questo contesto è Confindustria a lanciare l’allarme sulle prospettive economiche. Se secondo Visco, una recessione in Italia è poco probabile e il conflitto in Ucraina rimane circoscritto, gli effetti a lungo termine del nuovo assetto geopolitico sono ancora imprevedibili. La guerra frena l’economia in Europa e in particolare in Italia, riducendo il Pil nel primo trimestre e gettando ombre sulla crescita dei prossimi mesi. Lo scenario italiano è in peggioramento a causa del rincaro dell’energia e di altre materie prime.

Rincari di energia e commodity accentuano a marzo l’erosione della fiducia delle imprese manifatturiere, già in atto da fine 2021. Questo significa anche un calo degli ordini e degli investimenti. A questo si aggiunge il prossimo aumento dei tassi di interesse che farà crescere la spesa per interessi, man mano che le nuove emissioni avverranno a tassi più alti. L’Italia avrà quindi meno spazi di bilancio per mettere in campo una nuova manovra espansiva di finanza pubblica.

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