I cittadini stanno entrando sempre più nel pallone, conti di fine anno e richieste di rimborso. Perché l’INPS sta richiedendo indietro gli assegni?
Analizzare una questione del genere è di assoluta importanza, poiché permette di far fronte ad una situazione in parte ardua da risolvere, ma che ultimamente si sta aggravando sempre di più. Gli assegni percepiti potrebbero essere causa di disguidi con l’INPS, e quest’ultima li esige indietro, senza se e senza ma. Si tratta di tutti indistintamente o di casi specifici?
Innanzitutto bisogna capire chi e cosa fare quando l’INPS richiede indietro gli assegni. Queste due mosse potrebbero non essere così semplici a dirsi, poiché la burocrazia italiana ha sempre il suo peso. È bene sapere che non si tratta di un rimborso sempre totale, alle volte a richiesta è di tipo parziale, appunto l’istituto prende indietro solo una parte di quanto dovuto. Ma quando è dovuto?
È qui che la questione si complica ulteriormente, e a decidere le sorti del caso è proprio la Corte Costituzionale la quale ha individuato i casi in cui è illegittimo richiedere tutta la somma, e non solo. Quindi, per prima cosa, aver chiara la propria situazione in ambito di previdenza potrebbe non essere un dettaglio così scontato.
Cosa dice il sistema previdenziale italiano? Che al di là dei blocchi, abbastanza evidenti, bisogna riconoscere i molteplici casi che entrano in gioco. Perché generalmente si parla di INPS che richiede indietro gli assegni. Appunto, la NASPI laddove non risulta in realtà “dovuta”, ma quando è davvero così? La normativa di riferimento e la pronuncia della Corte Costituzionale chiariscono i punti maggiori.
Verificare la propria condizione potrebbe essere salvifico. Infatti, fare ricorso potrebbe essere la mossa giusta di chi è stato sottoposto ad un provvedimento di rimborso, quando di fatto, non era corretto. Di certo, non è totale se per causa di forza maggiore un lavoratore, cioè per eventi che non sono imputabili a lui. Se non può proseguire la sua attività, l’anticipazione della Naspi non richiede l’adempimento totale di tale provvedimento.
La sentenza n. 90 del maggio 2024 della Corte Costituzionale sancisce che in questo caso, la restituzione è proporzionata al periodo in cui il lavoratore è stato impiegato in un lavoro subordinato. Perché è solo questo il caso in la misura di indennità risulta priva di causa.
Quando l’INPS richiede il rimborso totale? Se c’è doppia erogazione di indennità nello stesso periodo di disoccupazione, o poiché ne vengono meno i requisiti, ad esempio si inizia a lavorare. Se non si dà indietro quanto richiesto legittimamente, si procede con l’iscrizione a ruolo della somma con tanto di sanzioni e interessi di mora. Addirittura, si potrebbe procedere al pignoramento dei suoi beni. Il tempo entro cui l’INPS attende l’adempimento è massimo di 5 anni, dopo si passa alla prescrizione.
Cosa deve fare il cittadino? Può accettare la restituzione, e può farlo anche nella forma rateizzata di rimborso. Potrebbe anche richiedere dei chiarimenti se la situazione non gli pare tanto corretta, e infine laddove risulti sicuro, fare un ricorso amministrativo se il rimborso è infondato o illegittimo. Questo si può fare via amministrativa, ma se necessario, si procedere per vie legali contro un rifiuto dell’Istituto di previdenza nazionale sociale.
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