Negli ultimi trenta giorni gli investitori hanno fatto i conti con circostanze repentine e impreviste che hanno contribuito alla prospettiva dell’inasprimento delle politiche monetarie.
Proprio a partire da ieri la Fed inizierà a tagliare il suo bilancio da 9.000 miliardi di dollari riducendo così la liquidità e indirettamente gli investimenti e l’inflazione.
Solo ieri il segretario al Tesoro, Janet Yellen ha ammesso di essersi sbagliata sull’inflazione l’anno scorso, sottovalutandone l’impatto. Le circostanze non sembrano quindi delle migliori per considerare l’intervento attuale come efficace sul medio lungo termine.
Le sorti dell’economia secondo esponenti di spicco come il Ceo di JPMorgan sono appese a una lotta contro una combinazione senza precedenti di sfide, tra cui proprio l’inasprimento della politica monetaria in concomitanza all’invasione russa dell’Ucraina.
Dimon a maggio ha detto all’investor day di JPMorgan che c’erano “nuvole di tempesta” incombenti sull’economia statunitense. Un uragano forse in arrivo che la Fed cerca di gestire e sventare con i suoi mezzi. Gli economisti di JPMorgan hanno abbassato le loro prospettive di crescita per la seconda metà del 2022 a un tasso del 2,4% rispetto al precedente dato del 3%. Così anche per la prima metà del 2023 che passa dall’1,5 al 2,1%.
Un messaggio severo, ma niente di nuovo rispetto alle dichiarazioni degli ultimi giorni. Secondo gli economisti esiste persino la possibilità di una recessione, con società come Sequoia Capital che avverte i clienti di prepararsi a tagliare investimenti in marketing, pubblicità e in ricerca.
Intanto non sembra migliorare la situazione dei contagi a Pechino. Ieri il premier cinese, Li Keqiang, ha detto che per alcuni aspetti il quadro economico è peggiore di quello del 2020. Una lettura che contrasta con il quadro rassicurante fornito dal presidente Xi. Anche per le borse Usa il bilancio della prima parte del 2022 rimane fortemente negativo: per il Nasdaq il calo è stato del 27%, così come lo anche S&P500 che segna un calo del 17%: per i listini Usa questi sono i peggiori primi cento giorni dal 1970.
La Banca Centrale Europea dovrebbe invece iniziare ad alzare i tassi di riferimento a partire da luglio, ma la tabella di marcia è resa incerta dalla guerra in Ucraina e dal suo impatto sull’inflazione. Questo significa che la Bce si muoverà a vista in base in base a ciò che accadrà dopo settembre. La Bce dovrà conciliare la necessità di mettere sotto controllo l’inflazione con la necessità di evitare un’altra recessione in Europa.
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