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Borsa e Mercati

Il valore dell’oro è pronto a risalire nei prossimi tre mesi: ecco la tesi rialzista

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L’oro è per eccellenza la materia prima che desta interesse durante i momenti di incertezza economica o di recessione.

Oggi il metallo prezioso rimane in un trend rialzista supportato da volumi in acquisto che almeno dalla terza settimana di luglio sembrano poter riportare il prezzo oltre i 1800 dollari all’oncia.

Stock.Adobe

Tre settimane fa l’oro era arrivato ai minimi relativi di 1.685 dollari rientrato all’interno di un range di prezzo entro cui è stata consolidata la fase di accumulazione nonché lo stesso livello. Il valore dell’oro è oggi pronto a risalire per via della guerra commerciale che promette di avere una svolta questo inverno.

Oltre questo ci sono i dati macroeconomici di Stati Uniti e Ue che possono contribuire al mutamento o alla conferma del sentiment ribassista. Le incertezze sono diverse; una parte del portafoglio degli investitori viene così diversificata sul prezioso metallo. Oggi l’oro rimane nettamente sotto i massimi storici di inizio marzo, quando ha superato i 2.040 dollari.

Il prezzo dell’oro non lontano dal livello di resistenza principale di 1800 dollari l’oncia. Da qui può fare seguito un test della resistenza a cui può fare seguito una rottura a rialzo. Metà di agosto vedrà una diminuzione dei volumi e della liquidità con un potenziale ritorno della volatilità che dovrebbe rientrare a supporto del trend principale a inizio settembre.

Le influenze sul prezzo dell’oro e l’ipotesi ribassista

In caso di mancato raggiungimento dei 1800 dollari l’oncia, invece, ci si attende un calo anche fino ai 1750 dollari l’oncia. Il prezzo dell’oro risente negativamente della risalita dei rendimenti obbligazionari. Il titolo di Stato Usa a 10 anni è un bene rifugio più remunerativo; il rendimento è passato dall’1,7% di inizio anno fino ai massimi di giugno al 3,5%. Se prendiamo come riferimento le aspettative d’inflazione negli USA a 5 anni, sono scese dal 3,56% massimo toccato a marzo a meno del 2,60% di questa settimana.

La situazione rimane complessa e adatta ancora agli investimenti sui beni rifugio: Gli Stati Uniti sono il paese che meglio sta reagendo all’impennata dell’inflazione, ma sono anche la prima grande economia a essere entrata in recessione. L’occupazione rimane alta ma crescono anche i salari orari con rialzi annuali superiori al 5%.

Attualmente il rendimento del titolo decennale americano è sotto il 2,7%; un ottimo rendimento considerando le aspettative a lungo termine sono già scontate sul prezzo. I titoli di Stato possono continuare a essere l’alternativa preferita per proteggere il portafoglio; questo fino a che il dollaro avrà un prezzo eccessivamente alto per un ingresso long.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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