Dopo El Salvador, anche un paese del Sud America potrebbe adottare il Bitcoin

La notte dell’8 giugno scorso ha cambiato la sua storia di El Salvador e forse anche quella del mercato delle criptovalute. Oggi l’influenza della decisione del governo centroamericano sembra contagiare le economie nella regione.

Bandiera Paraguay e simbolo Bitcoin

Anche il Paraguay sembra voler aprire la propria legislazione, in modo da prepararsi a gestire un afflusso di capitali provenienti dalle criptovalute. Il 14 luglio potrebbe quindi rappresentare un nuovo passo avanti inaspettato da parte di un altro paese del Centro e Sud America, verso quello che è il sogno dei sostenitori e degli investitori della prima ora del Bitcoin, ovvero la sua adozione di massa come mezzo di pagamento alternativo.

Il deputato paraguaiano Carlitos Rejala e il senatore Fernando Silva stanno infatti scrivendo un disegno di legge per aprire la legislazione al Bitcoin, da presentare al parlamento questa settimana. L’intenzione è quella di dotare il Paese di un assetto legislativo che stando alle loro parole, potrà stupire la nazione e il mondo intero.

Rejala all’inizio del mese di giugno aveva comunicato su Twitter che il Paraguay avrebbe avviato un importante progetto per innovare e connettere l’economia del paese alle valute digitali. Non esiste naturalmente la sicurezza che le sue affermazioni si riferiscano alle criptovalute, tuttavia è lecito pensare che la tendenza attuale del Bitcoin, rimasta coerente alle aspettative sul suo valore, attualmente intorno ai 35.000 dollari, scontando oramai i volumi ribassisti e le prese di profitto, possa essere il potenziale candidato per innescare nel Paese un cambiamento figlio della modernità della crescita economica e dell’innovazione.

Il Paraguay adotterà una criptovaluta come moneta ufficiale?

La possibile scelta del Paraguay, similmente a quella del presidente di El Salvador Nayib Bukele, che sta attualmente portando avanti il processo di adozione del Bitcoin come valuta a corso legale, potrebbe non essere in questo momento storico una scelta così azzardata. Il caso di El salvador è emblematico. A prescindere dalle caratteristiche della sua economia legata al dollaro USA, che adottato come valuta nazionale lo espone agli effetti della politica monetaria della Federal Reserve, il tentativo di creare un indotto di investimenti e di turismo, affiancando a questo anche il Bitcoin, è pienamente giustificato dalle tendenze in corso.

Vedremo a partire dal 7 settembre quando la legge entrerà in vigore se l’esperimento economico potrà avere successo, nel frattempo è sufficiente riflettere come oggi sia proprio il settore tecnologico e quello finanziario a contare più giovani miliardari rispetto a tutti gli altri. Sono almeno trentasei i miliardari della generazione millennial, con i dieci più facoltosi che hanno un età media di 34,4 anni. Per questi tre motivi vicini potenzialmente alle criptovalute e capaci di contribuire tramite il loro patrimonio, equivalente a quasi 300 miliardi di dollari, a investimenti nell’economia dei paesi che decideranno di aprire la loro legislazione al Bitcoin. Potrebbe essere per loro l’occasione di contribuire a quella che è stata per queste persone, capaci di accumulare in poco tempo una straordinaria quantità di ricchezza, una rivoluzione impossibile da ignorare.

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Le venture capital nel Sud America già impegnate nel mercato delle criptovalute, come ad esempio Mercado Bitcoin, Bitso, hanno oggi una capitalizzazione maggiore di un miliardo di dollari. L’America latina sta emergendo come un grande bacino con tutto il potenziale di favorire l’adozione del Bitcoin, questo a causa dello stato delle economie locali e della pressione fiscale. Argentina, Venezuela e Messico hanno a oggi le caratteristiche economico finanziarie che fa di questi paesi i prossimi candidati potenziali per un’apertura in senso legislativo nei confronti delle criptovalute.

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