La fine del 2021 è quasi tutta concentrata, per quel che riguarda il lavoro di programmazione del Governo, sul tema pensioni.
Il 2022 sarà l’anno, tra l’altro, di una possibile nuova riforma delle pensioni. Senza contare le novità già previste per il prossimo anno andiamo ad analizzare una serie di aspetti che in questa fase potrebbero avere risvolti più che positivi proprio nel prossimo anno. Parliamo ancora, chiaramente di pensioni, parliamo della possibilità di anticipare la fine del proprio rapporto di lavoro con l’azienda ed andare finalmente proprio in pensione. Al vaglio ci sono molte opzioni, quasi tutte dettate dalla necessità di portare alle casse dello Stato un vantaggio quanto più netto e corposo.
Archiviata quota 100 perchè dopo la sperimentazione dei tre anni non è apparsa efficace al Governo per vari motivi, anche soprattutto per quelli legati alla mole di soldi che lo stesso Stato avrebbe dovuto accollarsi, si cercano nuove idee per mandare in pensione in anticipo milioni di italiani. La possibilità di andare in pensione con meno di 30 anni di contributi è sempre più probabile, anche perchè il Governo a questo punto crede molto nella possibilità. Nel 2022, insomma c’è l’intenzione di confermare una misura già conosciuta.
L’Ape sociale donna, spesso definita l’Ape rosa, sarà dunque confermata come misura anche per il 2022. Anzi la sua “missione” sarà potenziata per consentire a quanti più italiani possibili di accedere all’opzione. Parliamo di una interessante prospettiva per coloro i quali fanno parte i categorie sottoposte a lavori usuranti e fisicamente stressanti. La realtà dice che ai soggetti in questione, prima dei 30 anni di contributi raggiunti sarà corrisposto un assegno mensile provvisorio fino al raggiungimento della giusta età pensionabile, quando poi sarà per intero versata mensilmente la pensione.
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I requisiti che consentono l’ottenimento dell’Ape sociale parlano di una età di almeno 63 anni già raggiunta ed almeno 30 anni di contributi versati. Il requisito nell’ultimo caso specifico sale e 36 anni se si tratta di lavori usuranti. Le situazioni che seguono rappresentano un ulteriore requisito:
L’assegno in questo caso viene calcolato allo stesso modo della pensione anticipata ma non può superare i 1500 euro. In alcune situazioni poi, chi è donna può usufruire di un ulteriore sconto di anni e quindi andare in pensione con ben 28 anni di contributi versati.
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