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In pensione con pochi contributi: ecco i casi in cui si può sperare

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La discussione in merito alla prossima riforma delle pensioni è più che mai accesa. Gli italiani si chiedono cosa succederà.

Gli italiani si pongono una sola domanda, almeno quelli che hanno per loro fortuna un lavoro: quando potranno andare in pensione? I tempi che corrono spingono a porsi la domanda in questione perchè in effetti negli ultimi tempi non è tanto chiara ne la modalità e neppure quelli che sono in linea di massima presupposti che accompagneranno una parte degli attuali lavoratori italiani alla pensione. Le ultime dinamiche inerenti all’impianto pensionistico, al sistema vero e propri in Italia non fanno di certo dormire sonni tranquilli ai lavoratori, soprattutto a quelli che al momento sono da considerarsi fuori da ogni schema, su tutti gli attuali quarantenni.

Con la cancellazione di Quota 100 il possibile ritorno agli scaglioni della Riforma Fornero e ad un molto probabile accesso alla modalità contributiva pura si fa sempre più largo l’idea che la carenza di contributi previdenziali arrivati ad una certa età possa rappresentare uno scoglio insormontabile per quanti al momento sognano, è il caso di dirlo, la pensione. Il sistema lavoro è cambiato e soprattutto i giovani occupati, oggi, non dispongono del numero di contributi che alla stessa età possedevano i propri genitori o addirittura i propri nonni. Cambiato il sistema, cambiato addirittura il concetto di lavoro in molti casi. Il contributo inizia a diventare salvo rari casi merce molto rara, almeno nel giusto numero utile ad ottenere una pensione dignitosa.

In pensione con pochi contributi: ecco cosa potrebbe accadere in alcuni casi specifici

Secondo gli schemi della Legge Fornero oggi è prevista i l’uscita dal lavoro a 67 anni di età con almeno 20 di contributi. In alternativa alla modalità citata si può immaginare di andare in pensione anticipatamente con 41 anni di contributi  indipendentemente dall’età anagrafica. Il rischio concreto agganciandoci alla prima ipotesi è quello per gli attuali quarantenni con pochi anni di contributi previdenziali accumulati di andare in pensione a circa 71 anni.  La questione è delicata e nemmeno poco, si rischia contestualmente all’assenza di una nuova riforma di vedere la pensione praticamente mai per quelli che come detto sono gli attuali quarantenni. Una categoria già di fatto tormentata da una serie di dinamiche avverse nell’attuale mondo del lavoro.

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Si attendono quindi risvolti positivi dalla sede del Governo. Gli ultimi mesi si sono caratterizzati per una serie di riflessioni in merito a quelli che potrebbero essere i nuovi meccanismi. Si deve considerare secondo molti la possibilità concreta che in molti, moltissimi non arriveranno all’età pensionabile con il numero sufficiente di contributi accumulati. Si prende in considerazione quindi la possibilità di abbassare determinate soglie ma di offrire a tutti la possibilità di andare in pensione con una cifra mensile d’assegno almeno dignitosa.

Il sistema contributivo puro potrebbe portare ad un simile scenario, con alcune modifiche chiaramente che possano rendere la pensione di fatto accessibile a tutti entro un’età accettabile. Tutto sembra ancora essere in alto mare insomma. Gli italiani sperano nel 2022, il Governo da parte sua mostra tutta la disponibilità a concepire una nuova modalità di sistema, una struttura tutta nuova in grado di soddisfare le esigenze, in un certo senso, di tutti i lavoratori.

Paolo Marsico

Giornalista pubblicista dal 2012 con numerose collaborazioni alle spalle tra carta stampata e web. Appassionato di scrittura e tra le altre cose di cinema, calcio e teatro. Autore racconti brevi, poesie e testi per il teatro.

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