Pensioni 2027 e rischio esodati tornano al centro del confronto tra governo e sindacati. Con il ripristino degli adeguamenti alla speranza di vita, migliaia di lavoratori rischiano uno slittamento inatteso dell’accesso alla pensione.
Il Ministero del Lavoro apre al dialogo, ma i numeri restano oggetto di scontro. Sul tavolo c’è una questione già vista in passato, che riaccende timori e aspettative.

Il tema delle pensioni 2027, degli adeguamenti alla speranza di vita e del possibile ritorno di nuovi esodati riemerge con forza nel dibattito previdenziale. Il governo segnala disponibilità al confronto con i sindacati per evitare vuoti di tutela, mentre la Cgil denuncia una platea molto più ampia rispetto a quella stimata dall’esecutivo. Al centro della discussione ci sono strumenti di uscita anticipata dal lavoro, accordi aziendali e prestazioni di accompagnamento che potrebbero non coprire l’intero periodo fino al pensionamento effettivo. Una partita delicata che riguarda migliaia di lavoratori e che intreccia norme, aspettative e sostenibilità del sistema.
Pensioni 2027, perché torna il rischio di nuovi esodati
Il rischio di un nuovo caso esodati nasce dal ripristino degli scatti legati alla speranza di vita, che tornano a incidere sui requisiti pensionistici a partire dal 2027. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un aumento di un mese dei requisiti nel 2027 e di ulteriori due mesi nel 2028. Questo meccanismo rischia di creare uno scarto temporale tra la fine delle prestazioni di accompagnamento e la maturazione effettiva del diritto alla pensione.
Molti accordi di uscita anticipata firmati negli anni passati si basavano sull’ipotesi che tali adeguamenti restassero sterilizzati. Il venir meno di questa ipotesi espone alcuni lavoratori a un periodo senza reddito, una situazione che richiama alla memoria i casi di esodati già vissuti in passato e che spiega perché il tema sia tornato prioritario nell’agenda del Ministero del Lavoro.
Sul piano numerico, le posizioni restano distanti. Secondo la Cgil, la platea potenzialmente coinvolta arriverebbe fino a 55mila persone, considerando diversi strumenti di uscita anticipata dal lavoro. Il governo, invece, attraverso le parole della ministra del Lavoro Marina Calderone, ridimensiona il fenomeno e stima in 4.900 unità i lavoratori che rischiano di non maturare il diritto alla pensione entro la fine della prestazione di accompagnamento.
Questa divergenza nasce da criteri di conteggio differenti e da una lettura non uniforme degli accordi siglati negli anni. Tuttavia, entrambe le parti riconoscono l’esistenza di un problema potenziale che richiede interventi chiarificatori per evitare discontinuità di tutela.
Isopensione, contratti di espansione e fondi bilaterali
Il rischio riguarda soprattutto chi ha aderito a strumenti come l’isopensione, i contratti di espansione e i fondi bilaterali. Per l’isopensione, che accompagna alla pensione i lavoratori a cui mancano fino a sette anni ai requisiti, la Cgil stima decine di migliaia di accordi siglati tra il 2020 e il 2025, con una quota rilevante di pensionamenti attesi proprio dal 2027.
Anche i contratti di espansione, non più attivi dal 2024, avevano consentito l’uscita anticipata di lavoratori a cinque anni dalla pensione, soprattutto in aziende in crisi. A questi si aggiungono i fondi bilaterali, strumenti settoriali che permettono accordi di esodo mirati e che, secondo il sindacato, rappresentano un ulteriore bacino sensibile nel biennio 2027-2028.
Al Senato, la ministra Marina Calderone ha chiarito che il governo intende intervenire per evitare nuovi casi di esodati. L’obiettivo dichiarato consiste nel garantire che la prestazione di accompagnamento prosegua fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici effettivi, anche alla luce degli adeguamenti alla speranza di vita.
Per la Cgil, come sottolineato dalla segretaria confederale Lara Ghiglione, l’apertura al confronto rappresenta un segnale positivo, ma non sufficiente. Il sindacato chiede che l’impegno politico si traduca in misure attuative concrete, capaci di dare certezze a chi ha costruito il proprio percorso di uscita dal lavoro sulla base di regole che ora stanno cambiando.
Il nodo delle pensioni 2027 resta quindi aperto. Tra numeri contestati, aspettative disattese e promesse di intervento, il confronto tra governo e parti sociali si annuncia decisivo per evitare che il termine esodati torni a essere una realtà, e non solo un rischio annunciato.