Quando il mercato inverte la propria direzione, non è mai semplice comprendere quando e se è il caso di chiudere la posizione.
Gli investitori tendono a sovrastimare la propria tolleranza al rischio alla fine di un periodo prolungato di rialzi, viceversa la sottostimano dopo importanti ribassi.
In ogni circostanza è importante trovare il giusto compromesso tra il desiderio di guadagnare e la necessità di proteggere il capitale. In entrambi i casi il capitale a disposizione fa la differenza nel riuscire a conseguire con disciplina un piano di trading raggiungendo il proprio obbiettivo finanziario.
Solitamente l’asset allocation ideale nelle fasi ribassiste comprende beni rifugio come l’oro, settore immobiliare e valute come il dollaro, il franco svizzero o lo yen. I titoli difensivi utili in questo ciclo economico comprendono il settore alimentare, una parte dell’obbligazionario e i titoli legati alle energie rinnovabili.
Nelle fasi di panico e in generale è sempre importante avere un portafoglio diversificato. Oltre a questi settori sono importanti in special modo titoli ad alto dividendo in cui è possibile rimanere investiti sul lungo periodo e trarre profitto a prescindere dalle oscillazioni del prezzo.
Abbiamo visto il ribasso duraturo dei mercati non si è accompagnato a un panico dilagante. Questo accade quando la discesa del prezzo e lenta o discontinua; in generale il motivo è la molteplicità di fattori che causano il ribasso e l’assenza di prospettive sicure sulla loro durata. Per questo motivo solitamente i trader rimangono investiti modificando nel tempo la loro aspettativa.
Per capire con qualche dato il potenziale di rendimento di un mercato ribassista è possibile osservare come dal 1929 allo scorso anno l’indice S&P 500 ha registrato 26 fasi ribassiste. In media ognuna di esse è durata dieci mesi e mezzo per un downtrend pari al 35,62%. Da inizio anno lo S&P 500 ha perso il 18,6% e il Nasdaq il 27,8%. Con la politica restrittiva della Federal Reserve, proseguirà il sentiment ribassista almeno fino al 2023. Ciò significa che potremmo essere vicini al punto minore del ciclo ribassista; questo può coincidere con i prossimi dati trimestrali Usa qual ora ci siano dati confortanti rispetto alla variazione dell’economia e dell’inflazione.
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