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Trucco dell’assenza da lavoro per ottenere la Naspi: non sempre funziona e si rischia di non prendere l’assegno

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Il dipendente che si assenta dal lavoro in maniera ingiustificata per avere la Naspi rischia di non ricevere lo stesso l’assegno di disoccupazione. Vediamo perché.

Il lavoratore dipendente che sceglie di percorrere la strada dell’assenza ingiustificata dal lavoro al fine di ottenere la Naspi corre dei concreti rischi di non percepirla, rimanendo così sia senza occupazione che privo dell’assegno che copre il periodo di disoccupazione.

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In questo periodo sono tanti coloro che senza motivare la loro assenza dal posto di lavoro con un certificato medico o comunque con una motivazione si comportano in questo modo: perché così facendo il datore di lavoro può licenziarli. E a seguito del licenziamento possono accedere alla Naspi che non verrebbe invece erogata se fosse il lavoratore a dimettersi.

Si può ricevere la Naspi anche se si viene licenziati per comportamenti colpevoli come l’assenza ingiustificata, senza dimenticare che il licenziamento per giusta causa, come a seguito dell’assenza ingiustificata dal posto di lavoro per tot numero di giorni, è previsto anche dai contratti collettivi del lavoro.

Ma assentarsi dal lavoro con l’obbiettivo di ottenere la Naspi appare sempre meno possibile, visto che anche la giurisprudenza sta tutelando i datori di lavoro contro questi escamotage escogitati dai lavoratori. Vediamo allora cosa si rischia con l’assenza ingiustificata dal lavoro.

Assenza e dimissioni tacite

Generalmente le dimissioni vengono rassegnate in forma telematica ma molte aziende stanno considerando sempre più spesso l’assenza ingiustificata dal lavoro come un atto di tacite dimissioni. In molti casi questo comportamento non ha permesso al dipendente di accedere alla Naspi perché lo stop al rapporto lavorativo si è interrotto per causa sua.

A seguito di frequenti cause legali tra le parti molti giudici hanno però ritenuto di affidare la ragione all’ex dipendente perché l’assenza dal lavoro non può essere paragonata ad un atto di dimissioni. Però una causa tra lavoratore e datore priverebbe il primo dell’assegno di disoccupazione perché il datore di lavoro non dichiarerebbe mai di aver licenziato il dipendente.

Licenziamento per giusta causa

Uno dei modi che ha il lavoratore per ottenere la Naspi è quello di perseguire il licenziamento per giusta causa. Con questa soluzione egli potrebbe ricevere l’assegno di disoccupazione senza veder riportata sul suo curriculum vitae alcuna macchia. Anche qui c’è però il rovescio della medaglia, e il rischio concreto di ritrovarsi a bocca asciutta, anzi peggio.

Il datore di lavoro infatti, come ha sottolineato la Corte di Cassazione, potrebbe chiedere al dipendente assente ingiustificato il risarcimento del danno. Se questa richiesta viene accolta ecco che l’ex lavoratore dovrà versare all’azienda il “ticket Naspi” ovvero la tassa per il licenziamento che in genere il datore di lavoro versa quando chiude un rapporto lavorativo. Se questo accade l’importo viene scalato dal Tfr o dall’ultima busta paga del lavoratore.

Anche nel caso in cui le due parti scelgono di interrompere consensualmente il rapporto di lavoro quindi viene meno il contratto, a causa dell’assenza ingiustificata del dipendente, il lavoratore non ha diritto a ricevere l’assegno di disoccupazione.

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