Allarme spread in crescita: cosa significa per il debito pubblico italiano

La scorsa settimana si è conclusa con un allarme spread in crescita che ha toccato i 200 punti. Cosa significa per la sostenibilità del debito?

Venerdì 6 maggio lo spread BTP Bund si è chiuso a 200,4 punti facendo riaffiorare in Italia l’incubo relativo all’insostenibilità del debito nazionale.

Allarme spread in crescita: cosa significa per il debito pubblico italiano

Da un punto di vista economico finanziario la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato italiano e tedesco è un indicatore di stabilità dei conti pubblici.

Ci stiamo riferendo al concetto di spread, che serve a valutare la sostenibilità del debito pubblico e a lanciare un primo allarme in caso di fragilità e di poca credibilità.

Se lo spread cresce vuol dire che i Buoni del tesoro hanno un rendimento molto più alto. Questa condizione fa aumentare il rischio da parte dello Stato emittente, in questo caso l’Italia, di non riuscire a ripagare il proprio debito.

Il balzo a 200 punti ha fatto sorgere le prime preoccupazioni. Tuttavia, il fenomeno va contestualizzato in un movimento economico di tipo internazionale.

In ogni caso non va dimenticato che, di recente, i tassi della BCE avevano subito un importante rialzo con la conseguenza di uno stop agli acquisti di reddito straordinario. Quest’esperienza indiretta spinge il Governo e il Ministro dell’economia Franco a predicare prudenza, per evitare in tutti i modi un nuovo scostamento di bilancio.

Allarme spread in crescita: cosa vuol dire per l’Italia?

Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato comporta un inevitabile aumento degli interessi da pagare agli investitori. Tutto ciò genera una certa apprensione in merito alle emissioni future.

Di fatto, avere rendimenti alti, si traduce in una maggiore pressione sulle finanze pubbliche. Perché i titoli che sono stati già emessi e venduti a condizioni meno vantaggiose, maturano interessi molto alti.

Questa dinamica influisce negativamente sul debito pubblico, che in Italia è già piuttosto alto.

Il costo di finanziamento del debito pubblico è stimato al 3,5% del PIL. Tuttavia, nel documento di Economia e Finanza che, nel 2021 faceva le suddette stime, è presente anche una previsione che riguarda la riduzione al 3% prima della scadenza nel 2025.

Il picco a 200 punti raggiunto dallo spread nella giornata di venerdì 6 maggio 2022 dovrebbe essere solo una fiammata. Nel caso in cui esso si tradurrà in un evento duraturo, l’elevata spesa da sostenere per pagare gli interessi impatterà sul deficit. In questo modo verrà messa a repentaglio la sostenibilità del debito pubblico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *