Assegno unico Inps per figli a carico, arriva il taglio delle risorse: ecco cosa sta succedendo in queste ore e cosa potrebbe cambiare

Le ragioni che incentivano il governo a tagliare il tesoretto destinato all’assegno unico sono connesse alla quantità di istanze ricevute sino a oggi. Analizziamole più nel dettaglio.

Approvazione risolutiva per il celebre Decreto Aiuti Bis. Arriva la conferma per l’idea, già inserita nella recente bozza del documento, che si riferiva a una decurtazione di 630 milioni per l’assegno unico, la disposizione a sostegno dei nuclei familiari con prole a carico.

assegno unico
Pixabay

La proposta sarebbe giustificata dalle conclusioni tratte con il «monitoraggio al 30 giugno» che l’Inps porta a termine mensilmente sulla spesa totale. La consegna della statistica si rifà alle disposizioni poste in essere per l’istituzione dell’assegno stesso e tiene conto, «anche in via prospettica», delle istanze giunte e di quelle accolte.

Da queste indicazioni vengono fuori effettivamente notevoli scarti in confronto alle ipotesi di partenza, scostamenti che sarebbero decifrati, nella fattispecie, in un carente afflusso di istanze rispetto ai margini messi in bilancio.

E allora, considerando nuovamente le stime al ribasso il governo andrebbe a scommettere sul risparmio e su di una nuova distribuzione degli importi.

Nel mentre che si attui tale variazione al fondo stanziato dal governo, tentiamo di venire a capo degli esiti e del futuro relativo ai portafogli delle persone.

Assegno unico, l’Inps fa il punto

L’Inps valuta nel complesso la situazione relativa all’assegno unico. L’Ente ha monitorato il procedere di questa tipologia di sussidio alla cittadinanza. Dai risultati comunicati a seguito dell’inchiesta statistica si può dedurre come, tra marzo e giugno, siano stati dispensati 4,8 miliardi di euro a 5,3 milioni di famiglie per 8,5 milioni di figli.

La retribuzione media al mese per appellante è equivalente a 232 euro ed è stata dispensata mediamente per 1,6 figli per ogni appellante. La cifra per ciascun figlio è pari mediamente a 145 euro.

Nel complesso il 46% degli assegni saldati per figlio è giunto a nuclei familiari aventi Isee al di sotto dei 15.000 euro che hanno beneficiato pertanto del massimo del sussidio. Oltre il 20% invece è arrivato a figli appartenenti a famiglie che non hanno fatto pervenire Isee e che hanno beneficiato allora della cifra minima, ossia 50 euro mensili a figlio.

I computi sulle retribuzioni portati avanti dall’Osservatorio dell’Inps non includono però le indicazioni relative all’assegno unico e universale dispensato ai nuclei beneficiari di Reddito di Cittadinanza.

L’Ente a riguardo chiarisce come  questi

«saranno ricompresi nell’Osservatorio Statistico una volta completata l’integrazione statistica delle fonti».

Pochi appellanti, bilancio sovrastimato, cosa accade

Il restringimento delle fondi che considerato per la dote del 2022 è stato suggerito basandosi sui risultati dell’indagine sulle attività dell’ente di previdenza sociale. Un report che comunica in tal modo l’effettivo procedere delle opere all’attivo.

Stando ai computi, l’assegno unico è stato dispensato a circa sei milioni di cittadini. Dai sondaggi dell’Osservatorio per i primi cinque mesi del 2022 vien fuori che la ripartizione delle istanze si registra al Mezzogiorno. Le cifre più cospicue in Calabria e in Sicilia che difatti si attestano sull’89% delle domande.

Una nucleo familiare su 4 tra che gode del diritto però non ha ancora effettuato richiesta. E, a tal ragione, non si vedrà conteggiati i precedenti. Data ultima per far richiesta degli arretrati, infatti, è stata il 30 giugno. Dal primo luglio istanze solo per i mesi successivi.

Una «clausola» che garantisce delle previsioni decisamente precise sul margine da colmare da qui al termine del 2022.

L’investimento che l’Inps sta mettendo in campo per assicurare il sussidio economico agli appellanti è allora al di sotto di quello messo in conto in partenza.

Proseguendo su questa strada è chiaro come il risparmio ci sarà e sarà concreto.

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