Il ruolo degli istituti europei nella transizione ecologica

L’Unione Europea ha fatto del cambiamento climatico una priorità a livello istituzionale, fino a coinvolgere due tra le sue più alte istituzioni, la Banca Centrale Europea e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

ESG pianificazione

È notizia recente che la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo si porrà al fianco della Banca Centrale Europea al fine di porre in atto politiche economiche per annullare i finanziamenti alle attività economiche antiecologiche.

La presa di consapevolezza dell’urgenza di limitare la crescita della temperatura globale entro due gradi centigradi nei prossimi decenni, è diventato un imperativo che l’Unione Europea si sta sforzando di perseguire, contribuendo per mezzo dei finanziamenti agli Stati membri, a modificarne lo sviluppo economico e orientando in processi e le infrastrutture già esistenti verso modelli più efficienti ed ecologicamente compatibili.

La nuova decisione della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD o BERS in italiano), affiancando le iniziative della BCE, non investirà più in progetti le cui economie sono responsabili delle emissioni inquinanti. Questa istituzione è stata costituita il 15 gennaio 1990 ed è impegnata nell’indirizzo dello sviluppo regionale dell’Europa centrale e orientale nonché dell’Asia centrale.

La BCE è disposta a influenzare i mercati piuttosto che perdere di vista gli obbiettivi ecologici concertati con gli stati membri e le nazioni industrializzate, prima tra tutti gli Stati Uniti. Il nostro futuro sarà quindi imbrigliato necessariamente all’interno della decarbonizzazione, presupposto della neutralità energetica, con le emissioni di gas serra che dovranno essere ridotti nei prossimi nove anni almeno del 40%. Ci si aspettano manovre piuttosto drastiche che difficilmente potranno prendere in considerazione i dettagli e le differenze delle economie nazionali all’interno dell’eurozona. Basti pensare che nonostante i tempi siano particolarmente stringenti, ancora oggi la BCE applica la sua politica monetaria espansiva finanziando con il 63% della liquidità emessa imprese fuori dagli standard ecologici.

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Come la transizione ecologica può influire sull’economia

Esistono infatti due modi per organizzare la transizione ecologica. Il primo è quello di riorganizzare il sistema produttivo per mezzo degli incentivi fiscali e le modifiche normative, come ad esempio la tassazione delle emissioni inquinanti. Il secondo modo è quello di ispirare il cambiamento dell’economia e della finanza attraverso la partecipazione informata dell’opinione pubblica nelle scelte di consumo, influenzando dalla base le politiche aziendali e di conseguenza le caratteristiche dei beni prodotti. Tuttavia questo secondo mutamento ha necessità di tempi inadatti alla tabella di marcia prefissata e potrà affiancare solo in un secondo tempo le misure di politica monetaria e i limiti normativi che vedremo aumentare in questi anni.

Nei prossimi anni non sarà più lecito un uso indiscriminato del quantitative easing e non sarà più permesso concedere denaro senza verificare con attenzione chi lo incassa. Il rischio è quello di finanziare aziende incompatibili con gli obbiettivi ecologici, di cui attualmente il portafoglio della BCE è ancora direttamente coinvolto, diventando di fatto un vettore in contrasto con la realizzazione degli stessi obbiettivi dell’Unione. Potranno esserci nel prossimo futuro divieti per gli istituti di credito o per le stesse aziende non allineate agli obbiettivi posti dall’Accordo di Parigi di finanziare o ricevere finanziamenti per mezzo di obbligazioni societarie.

Le ricadute sull’economia dei limiti imposti dalle istituzioni finanziarie europee, atte a limitare gli effetti sul riscaldamento globale, presentano profonde implicazioni sulla stabilità dei tessuti produttivi e sulla stabilità dei prezzi, che nei prossimi anni potrebbero risentire delle decisioni politiche. Lo stesso effetto ricadrà anche sui rapporti internazionali, in quanto l’Unione Europea ha già deciso di introdurre penalità per i paesi che vogliono avvantaggiarsi del mercato europeo, vendendo al suo interno acciaio, cemento e alluminio, prodotti senza rispettare gli standard ecologici, a cui invece sono sottoposti i produttori dei ventisette paesi membri. Così anche la Ebrd comincerà a disinvestire nelle economie di paesi quali ad esempio l’Egitto, il Marocco e la Mongolia che utilizzano il larga parte fonti di energie legate al petrolio e spesso al carbone.

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