Bitcoin, cosa fare ora? Mantenere l’investimento oppure vendere?

Nel 1985 Hersh Shefrin e Meir Statman, ricercatori ed esperti nel campo della finanza comportamentale, osservarono una serie di bias cognitivi che influiscono sugli investitori.

meme holder vs panic seller

L’effetto di disposizione è un’ipotesi relativa alla finanza comportamentale che mette in evidenza la tendenza degli investitori e dei traders, a mantenere le posizioni sugli asset che sono in perdita e a chiudere quelle che invece sono in profitto.

I trader si predispongono emotivamente nell’evitare il più possibile le perdite o di ottenere velocemente un guadagno chiudendo le loro posizioni troppo tardi o troppo presto.

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Oggi giorno assistiamo chiaramente all’effetto di disposizione nel mondo delle criptovalute. L’avversione alla perdita sembra totalmente guidata da una leva emotiva basata sul rimpianto, questa situazione si amplifica sui social network come Reddit o Twitter, nei quali trader e investitori si incitano, disprezzano o biasimano, in relazione alla loro capacità supportiva rispetto alla criptovaluta sulla quale hanno investito. Questo si traduce in pratica nella tendenza a rimanere investiti al fine di evitare il rimpianto di aver liquidato un investimento dal potenziale sconosciuto, a prescindere dalla condizione del mercato.

Molte criptovalute, soprattutto quelle più volatili come il Bitcoin, vengono percepite come investimenti da mantenere in portafoglio, fino a che non cesseranno ulteriori possibilità di rialzo dei prezzi. Questo avviene essenzialmente per due motivi. Il primo in relazione alla loro funzione politica, in quanto in grado con un’eventuale adozione di massa di modificare le gerarchie socio-economiche, desiderio di una parte della comunità che lo sostiene. Mentre il secondo motivo è dato dall’impossibilità di valutare oggettivamente il suo valore: considerando il suo andamento storico che ha portato a continue rivalutazioni positive, sembra essere sempre troppo presto per vendere.

In entrambi i casi i trader sul Bitcoin, soprattutto quelli poco capitalizzati, tendono a proiettare guadagni immaginando di moltiplicare a dismisura il capitale investito fino alla cifra che li renderà ricchi. Per tutti questi motivi gli investimenti sul Bitcoin sono guidati dall’effetto di disposizione, con i trader che preferiscono emotivamente evitare di perdere il loro investimento, piuttosto che ottenere un guadagno sul breve termine.

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Le parole d’ordine dei trader appassionati di criptovalute

Sui social network c’è quindi chi si appassiona al proprio investimento sulle criptovalute, all’interno di questo ambiente si creano una serie di appellativi per coloro che causano il generale disappunto facendo da controparte a chi rimane ossessivamente investito.

  • Panic seller è colui che liquida tutte le sue posizioni, mosso istintivamente dal panico per il crollo dei mercati. Nell’ambito delle criptovalute viene connotato come colui che ha definitivamente perso la sua opportunità per arricchirsi. La sua incertezza circa il valore delle criptovalute come il Bitcoin, viene quindi ridicolizzata. Per evitare che il prezzo del Bitcoin subisca dei crolli verticali, gli utenti vengono spesso incitati con un “hold” a mantenere a oltranza le proprie posizioni in acquisto o i Bitcoin nel proprio wallet.
  • “Whale” è un investitore enormemente capitalizzato. Proprio come un’orca o una balena quando nuota verso la superficie o si immerge nell’acqua, è in grado di creare delle onde nel mare rischiando di far capovolgere le imbarcazioni, con lo stesso timore questo tipo di investitore viene percepito quando chiude le sue posizioni long. Il termine generalmente fa quindi riferimento a quelle entità come fondi di investimento o singoli trader, in grado di creare grosse variazioni di prezzo quando entrano o escono dal mercato, causando delle tendenze in grado di incidere sull’andamento delle quotazioni.
  • “Too the Moon” Fino alla luna, questa è la speranza carica di entusiasmo che ogni investitore, su qualsiasi criptovaluta, ha scritto o visto scrivere riguardo le vette che i prezzi avrebbero raggiunto. Molti di questi tuttavia hanno rischiato o sono diventati dei Bagholder, trader o investitori che sono rimasti investiti per troppo tempo e hanno visto nascere, crescere e morire, in un rapido ciclo vitale, l’azienda che aveva creato il progetto e la criptovaluta, risultando fallimentare e senza un mercato a cui offrire il suo servizio nell’arco di qualche anno.

Quale sarà dunque il futuro del Bitcoin?

Per questo motivo il valore del Bitcoin rimarrà stabile nel medio periodo, con nuovi trend a rialzisti fino a quando non si verificheranno quelle condizioni in grado di rendere oggettivi la sua accettazione e il suo utilizzo nell’economia globale. Nonostante i devastanti crolli delle sue quotazioni avvenuti negli ultimi giorni, la febbre della speculazione non sembra riuscire a riconoscere quelli che sono diventati i nuovi limiti dell’oro digitale. I trader continueranno probabilmente a mantenere un approccio basato sull’idea di ottenere un grande guadagno finale piuttosto che una somma di tanti guadagni, ottenibili acquistando e vendendo sui diversi livelli di prezzo, secondo l’effettiva evoluzione della price action.

Nel trading in generale e quindi anche sulle criptovalute, esistono fondamentalmente tre tipi di investitori:

  • quelli che hanno acquistato a prezzi molto inferiori ai prezzi attuali e si trovano in profitto,
  • quelli che hanno acquistato a prezzi eccessivamente alti e sono rimasti a mercato con posizioni in perdita,
  • quelli che hanno acquistato ai prezzi correnti e attendono lo sviluppo di una tendenza al fine di vedere concretizzare le loro aspettative e loro guadagni.

Nel Bitcoin, quest’ultimo tipo di investitore sembra costituire la variante che più diffusamente pubblicizza il proprio investimento, ed è inoltre in grado di coordinare e orientare il comportamento degli altri traders, attraverso la leva emotiva basata appunto sul rimpianto di aver venduto troppo presto.

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Il Bitcoin non ha una storia sufficientemente lunga, le sue variazioni di prezzo non possono costituire quelle che in altri asset più tradizionali vengono riconosciute come l’inizio e la fine di una tendenza.

Oltre i bias cognitivi un altro motivo per il quale il Bitcoin viene ancora percepito come un investimento da mantenere in portafoglio, sono relativi al costo degli ingressi durante i suoi trend rialzisti, i quali presentano variazioni esponenziali, con l’assenza di tendenze regolari ribassiste che avvengono con crolli improvvisi. Queste sono difficili da riconoscere in anticipo, causano una perdita del valore molto elevata e generano un’accentuata avversione al rischio, insita nell’esporsi a mercato durante le tendenze long dovendo acquistare a prezzi sempre più elevati. Oltre a questa motivazione esistono trader particolarmente capitalizzati e informati che hanno dati sufficienti a stabilire la durata e il potenziale della price action, come le aziende che operano come exchange di criptovalute o broker che quotano i loro strumenti derivati come i CFD sul Bitcoin o su Ethereum.

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