Bollette non pagate: dopo quanto tempo scatta la prescrizione

Dopo 2 anni scatta la prescrizione per le bollette non pagate. La svolta arriva dopo tre sentenze del TAR del Lazio. Scopriamo di cosa si tratta.

Dopo tre sentenze del TAR del Lazio, si è stabilito che le bollette non pagate vanno in prescrizione dopo due anni. Il provvedimento presentato contro l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha respinto i ricorsi di Enel Energia, Servizio elettrico nazionale e Eni luce e gas, accusati di pratiche commerciali scorrette.

Bollette non pagate: dopo quanto tempo scatta la prescrizione

Sono stati condannati al pagamento di 12,5 milioni di euro i gestori di energia elettrica quali Enel Energia, Servizio elettrico nazionale e Eni gas e luce. A stabilirlo è stato il TAR del Lazio che, dopo tre sentenze, ha fissato a 2 anni il limite minimo sulla prescrizione delle bollette.

È stato dunque stabilito che i gestori energetici non possono inviare all’utenza, bollette in cui sono presenti i costi che appartengono a vecchi consumi.

Pare, infatti, che alcuni dei più importanti gestori energetici anno abbiamo inviato maxi-conguagli relativi a consumi superiori a 2 anni.

Questa procedura è stata definita una pratica commerciale scorretta e ha determinato la condanna da parte del Tribunale Amministrativo Regionale.

Bollette non pagate: la storica sentenza

L’utente che riceve una bolletta da un gestore energetico, in cui sono inseriti corsi che appartengono al passato, ha la possibilità di contestare immediatamente il documento.

Inoltre, il consumatore ha il diritto di non saldare la bolletta anche nel caso in cui gli operatori continuino a rivendicare gli importi.

Alcuni gestori di energia elettrica come Enel, Eni e Acea hanno inviato dei maxi-conguagli in bolletta, accorpando costi del passato a quelli del presente. In sostanza, le suddette multinazionali hanno preteso il pagamento di consumi vecchi di oltre 2 anni.

I consumatori si sono rivolti all’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha condannato le multinazionali in questione. Queste, a loro volta, hanno fatto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio per ottenere giustizia.

Il TAR, però, ha condannato i suddetti gestori di energia elettrica per l’inserimento in bolletta di componenti fisse e variabili relative a costumi vecchi.

In sostanza, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha accusato i gestori di utilizzo di pratiche commerciali scorrette Per questo motivo si era espressa (nel gennaio 2021) con una condanna al pagamento complessivo di 12,5 milioni di euro. Condanna confermata dal TAR.

Il ritardo della fatturazione

Il nodo principale della condanna riguarda il fatto che i costi, che non sono stati i riscossi o richiesti entro due anni, cadono in prescrizione.

In particolare, l’accento è stato posto sul ritardo della fatturazione, che ovviamente produce dei ritardi nei pagamenti. Tuttavia, questa condizione non dipende in alcun modo dai consumatori: la responsabilità è dei gestori dell’energia e del gas.

La suddetta sentenza ha finalmente risolto l’annosa questione della prescrizione delle bollette. Dove per prescrizione s’intende l’estinzione del diritto dei gestori a riscuotere gli importi non pagati relative alle utenze domestiche.

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