Investindustrial: su cosa investe il fondo miliardario di Andrea Bonomi?

Andrea Bonomi nasce nel 1965 a New York. L’ imprenditore di origini italiane ha riscosso un grande successo nel trading e nel settore finanziario.

cartello wall street

Andrea Bonomi è un nome illustre tra i meno popolari tra gli imprenditori divenuti miliardari. Ha all’attivo ben sette fondi di investimento che gestisce tramite la società Investindustrial.

L’imprenditore nasce in un contesto familiare in cui il prestigio nel settore imprenditoriale è la variabile determinante, che segna anche la sua carriera. Andrea Bonomi è nipote di Anna Bonomi Bolchini e uno dei tre figli di Carlo Bonomi. La famiglia è nota negli ambienti milanesi per la sua attività imprenditoriale che già a partire dalla fine dell’800 la vedevano protagonista nel settore immobiliare. La fortuna accumulata dal bisnonno a partire da una piccola impresa di costruzioni, diventa l’eredità della famiglia Bonomi. Gestendo l’azienda con abilità, a partire dalla ricostruzione del secondo dopoguerra, l’attività diventa negli anni un impero economico.

Andrea Bonomi studia alla New York University e comincia fin da subito a manifestare l’interesse per il mondo della finanza. Viene assunto presso la filiale americana della Lazard Frers & Co. La banca è attiva nella consulenza e nell’asset managment da ad Andrea Bonomi un bagaglio esperienziale che tornerà utile per la sua esperienza imprenditoriale. Nel 1990 Bonomi torna in Italia per affiancare la famiglia nella gestione della società di investimenti BI-Invest.

L’inizio dell’attività imprenditoriale di Andrea Bonomi nella holding di famiglia

La holding di famiglia diventa il campo di applicazione delle conoscenze e delle ambizioni di Bonomi, che contestualmente al suo impegno fonda Investindustrial, un braccio della holding che si dedica al private equity. La società investe espandendo la sua influenza e acquisendo quote rilevanti in società di costruzioni come Permasteelisa. Tra gli altri investimenti anche in Gardaland, PortAventura e Valtur, Ducati e Aston Martin.

La società è oggi uno dei maggiori gruppi di investimento indipendenti con ampie quote di mercato nelle società dell’Europa meridionale, leader nei settori di competenza. La multinazionale è presente oltre che in Lussemburgo, Regno Unito e Spagna, anche in Svizzera, Stati Uniti e Cina. I fondi di investimento arrivati a oggi a totale di sette, hanno in gestione un patrimonio che arriva a circa 11 miliardi di euro.

Gli investimenti che hanno una durata media di circa cinque anni, portano il fondo a essere protagonista del private equity italiano. Nel 2015 Bonomi ha investito nel Made in Italy, come l’azienda di calzature Sergio Rossi, ha esteso la rete commerciale incentrata su prodotti di lusso intorno a B&B Italia, azienda attiva nell’arredo di design di fascia alta, ed è entrato nel capitale dell’aeroporto di Bologna.

Grazie all’influenza delle sue partecipazioni entra in consiglio di amministrazione di diverse società. Tra queste Gruppo Illy specializzata nella produzione di caffè, RCS Mediagroup e 21 Investimenti la società di private equity fondata da Alessandro Benetton. Tra le altre cariche ricoperte, Andrea Bonomi è stato tra il 2011 e il 2014 presidente del consiglio di gestione della Banca Popolare di Milano.

Lo stile imprenditoriale di Andrea Bonomi

Andrea Bonomi è oggi sposato e padre di tre figli. Formatosi culturalmente nel mondo anglosassone, Andrea è portato a far prevalere scelte pianificate fondate su variabili razionali. L’intuito che contraddistingue spesso il successo di alcuni trader e investitori viene lasciato ai suoi collaboratori, preferendo un’impostazione molto più vicina al value investing e all’industria che alla finanza.

L’importanza delle variabili materiali rispetto al posizionamento delle aziende e delle società sulle quali investe, prevale sul dato finanziario. La leva eccessiva sul valore di mercato e sull’esposizione finanziaria, può rivelarsi come spesso accade, un arma a doppio taglio. Questa può portare a grandi guadagni, ma in caso contrario è in grado di rallentare e ostacolare l’attività complessiva del portafoglio.

Investindustrial con il tempo si è sempre più concentrata sugli investimenti a promozione della crescita industriale e del consolidamento delle società finanziate. La strategia basata unicamente su piani di invesitmento finanziari è messa sempre più da parte, sostituita da una logica di tipo industriale. Questa costringe chi investe a nutrire un reale interesse sull’attività materiale dell’azienda e cercare soluzioni concrete per realizzare una crescita economica in grado di rendere profittevole l’investimento.

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La strategia di investimento di Investindustrial oggi

Con il tempo i risultati di questo modo di operare si sono rivelati vincenti. Investindustrial da oltre 30 anni fornisce soluzioni industriali e capitali ad aziende contribuendo attivamente al loro sviluppo. Tra i servizi che l’azienda offre oggi, figurano l’affiancamento di esperti in campo industriale, in grado di pianificare e focalizzare l’attività di business. A questo si aggiungono piattaforme globali e capitali a lungo termine, investiti con l’obiettivo di accelerare l’espansione interna e migliorare l’efficienza delle compagnie.

La società è stata in grado tramite le sue analisi e l’affiancamento di esperti del settore, di identificare quelli che sarebbero stati i trend economici dominanti oggi. Per esempio cinque anni fa, la scommessa era quella che la nutriceutica sarebbe stata la variabile a condizionare più di altri fattori i prodotti presenti oggi nel settore alimentare. Allo stesso modo in campo finanziario sono gli ESG a essere stati identificati come misura analoga nella scelta degli investitori.

L’azienda si è detta particolarmente propensa a investire per il prossimo anno e mezzo nel settore informatico, tecnologico e in strumenti di intelligenza artificiale.

Nel 2019 le società partecipate da Investindustrial hanno generato un fatturato di circa 8 miliardi di euro e un’Ebitda di 1,1 miliardi, dando lavoro a oltre 35.500 persone.

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