Conto cointestato: di chi sono i soldi, come funziona e perché il Fisco lo controlla

Cos’è un conto cointestato, come funziona, di chi sono i soldi quali aspetti bisogna conoscere: i dettagli  da sapere al riguardo

Di cosa si parla quando si fa riferimento al conto cointestato? Generalmente viene stipulato tra coniugi oppure tra componenti del medesimo nucleo familiare, o ancora tra soggetti tanto fisici quanto giuridico di una società. Si tratta di una pratica diffusa che consente a più persone, di vere accesso e poter compiete operazioni sullo stesso conto corrente.

Conto cointestato: di chi sono i soldi, come funziona e aspetti da sapere
euro, lente (fonte foto: Adobestock)

Nel dettaglio si fa riferimento alla contestazione laddove vi sia la stipula di un contratto tra parti interessate e l’Istituto bancario dove si apre il conto, fermo restando che nessuno dei soggetti dovrebbe avere più del 50% della titolarità del deposito.

A parlane nell’approfondimento è Il Giornale, che spiega che bisogna prestare attenzione poiché qualora i versamenti siano fatti solo da uno dei firmatari, l’Agenzia delle Entrate potrebbe competere accertamenti ai fini di una maggior comprensione circa la situazione e l’appartenenza del denaro.

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Conto cointestato, cos’è e come funziona

Andando nel dettaglio, quello in questione è tra gli strumenti già comuni legati alla gestione di spese e denaro, e la relativa regolamentazione del contratto è ad opera del Codice Civile, art.1854 dove si sottolinea che qualora il conto sia intestato a più persone, con facoltà per le stesse di effettuare operazioni anche separatamente “gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto”.

Ma quanti tipo di CC vi sono? Come sottolineato da Il Giornale vi è quello a firma disgiunta, che implica che sul conto medesimo possano agire tutti i soggetti nel medesimo modo, e quello a firma congiunta, laddove al fine dell’effettuazione delle operazioni si rende necessaria la presenza di tutti i cointestatari.

Inoltre, si legge ancora, vi è una forma ibrida in cui le parti stabiliscono per quali operazioni vi sia o meno la necessità della firma congiunta.

È il Codice civile a regolare la condotta dei contestatari, mediante gli articoli 1298 e 1954 inerenti la condotta interna tra intestatari e rapporti esterni con l’Istituto di credito. L’apertura di un conto cointestato presuppone anche la possibilità che vi siano alcune situazioni specifiche, come nel caso del passaggio del denaro tra cointestatari in caso di morte di uno di loro, le fattispecie legate a divorzio e al pignoramento.

Alcune particolarità, sottolinea Il Giornale, hanno portato la Cassazione ad esprimersi con ordinanza n.25684, 22 settembre 2021, che ha a che fare con il principio per cui il denaro versato su di un conto corrente cointestato sia, de jure, in comproprietà in parti uguali tra tutti i contestatari.

Si legge che tale ordinanza è nata dopo un accertamento da parte di Agenzia delle Entrate in merito a 2 coniugi, con l’Agenzia che riteneva che quanto versato dalla moglie  poi prelevato dovesse essere tassato in capo al marito imprenditore, poiché questa non costitutiva una donazione al coniuge del 50% delle cifre per il solo fatto di avere un CC cointestato.

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Viene spiegato che il parere dei giudici, nel dare ragione all’Agenzia, ha riguardato nel dettaglio del caso, che qualora la provenienza fosse chiara da parte di uno solo dei cointestatari, l’accensione di un CC non presuppone la possibilità che quelle quote non siano soggette alla tassazione Irpef.

Si legge che il versamento di somme di denaro di un coniuge su conto corrente cointestato all’altro coniuge “non costituisce di per sé atto di liberalità“. Nei fatti, è stato stabilito dalla Cassazione, spiega il Giornale, che il denaro depositato sia di proprietà di chi l’ha versato e appartenga a chi ne fa uso mediante prelievi e spese varie. Quindi, le somme diventano tassabili a fini Irpef poiché andrebbero a fare cumulo rispetto al proprio reddito imponibile.

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