Metalli rari: la vera arma geopolitica del futuro

Le terre rare sono metalli diventati cruciali nella corsa delle nazioni al rafforzamento e al controllo geopolitico.

Tempo e finanza

Questi elementi sono divenuti per una serie di motivi l’elemento fondamentale per l’indipendenza e il successo di importanti comparti industriali, senza questi non è possibile produrre beni che diventano oggi giorno fondamentali per l’economia di un paese.

Le terre rare sono gli elementi chiave per realizzare i progetti di decarbonizzazione delle economie industrializzate. Una volta lavorati e perfezionati, questi elementi sono indispensabili non solo per la produzione di catalizzatori industriali, ma anche per i magneti permanenti, utilizzati nella produzione di turbine eoliche e veicoli elettrici. Questi metalli pertanto svolgono un ruolo strategico nei settori industriali che alimenteranno la transizione verde dei prossimi trent’anni.

Se la transizione energetica non può fare a meno di questi elementi essenziali, come litio, antimonio, indio, cobalto, indispensabili per fare funzionare batterie e auto elettriche, pannelli fotovoltaici, fino a le lampadine a risparmio energetico, la Cina si trova oggi per ragioni storiche e geografiche ad avere un controllo quasi monopolistico sulla produzione delle terre rare, tanto da essere diventato un dilemma e una fonte di preoccupazioni per molti paesi occidentali, in relazione alla dipendenza verso le importazioni cinesi che sta venendo accresciuta portando avanti le politiche industriali atte alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Le terre rare possono rappresentare oggi un deterrente ai conflitti tra le nazioni

La Cina è responsabile di non meno del 62% di tutte le terre rare estratte a livello globale. L’estrazione mineraria è solo il prima parte dell’elaborata catena del valore che attraversa l’industria di questi preziosi elementi. Nei settori della trasformazione a valle e della produzione industriale correlata, come i magneti permanenti, le attività delle società cinesi coinvolte aumentano la correlazione diretta con la Cina fino all’85-90%.

Questo fatto può costituire un problema per tutti i paesi che si dovessero trovare un giorno non allineati alle politiche cinesi. Per restare in ambito Europeo, il rischio per la tenuta del sistema economico diventa notevole quando la maggior parte dell’economia avrà messo da parte gas e petrolio e dipenderà quasi totalmente dalle fonti rinnovabili.

I paesi da cui dipendiamo maggiormente in questo senso oltre la Cina, Sud Africa e Congo, Stati Uniti, Brasile, Turchia, Kazakistan e Russia. Questo è in grado di mettere in evidenza un altro fattore di potenziale destabilizzazione dell’eurozona. A eccezione di Stati Uniti e Brasile la loro estrazione avviene in Paesi ad alto rischio di crisi istituzionali, violazioni ambientali e dei diritti umani, in grado di costituire i presupposti per mutamenti nelle relazioni diplomatiche, tali da costituire un pregiudizio anche per gli accordi economici.

Le terre rare sono fonte di gravi rischi ecologici

Le catene di approvvigionamento dei metalli rari potranno in futuro subire le pressioni atte a limitare l’impatto ambientale secondo i criteri normativi dell’Unione. L’industria delle terre rare richiede conoscenze tecniche specifiche e capacità di gestire onerose ricadute sociali. In particolare gli effetti dell’estrazione e della lavorazione di questi metalli, comportano gravi rischi per le popolazioni locali, sia in termini di degrado sanitario che ambientale. Il monitoraggio di fornitori e gli obbiettivi di recupero e riciclo dei metalli possono portare questi elementi a incrementare il proprio valore e creare importanti differenze nelle politiche industriali dei vari paesi che si contenderanno questo mercato.

A questo proposito la concentrazione globale delle terre rare, che è stata fino a non molti anni fa una realtà accettata senza particolari preoccupazioni dell’industria dei paesi allineati oggi alle politiche USA, può subire oggi le inclinazioni di Pechino a utilizzare questa dipendenza a proprio favore, mettendo in allarme i paesi occidentali. Nel 2010 in seguito a un incidente che ha coinvolto la guardia costiera giapponese e un peschereccio cinese, avvenuto nelle acque contese delle isole Senkaku attualmente sotto l’amministrazione giapponese, Pechino ha limitato l’esportazione di terre rare verso il Giappone per diversi mesi. Qualcosa di simile è successo anche durante l’amministrazione Trump nel 2019 quando il presidente ha messo al bando Huawei a seguito delle preoccupazioni per la sicurezza nazionale, la Cina ha risposto con un atto simbolico andando a visitare un impianto di lavorazione delle terre rare insieme al responsabile delle negoziazioni cinesi nella guerra commerciale con gli Stati Uniti.

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Dopo la forte riduzione delle esportazioni, le aziende private operanti in Giappone hanno dovuto esportare la propria produzione in Cina. Tokyo che si è affidata alla Cina per il 90% delle sue importazioni, ha subito una forte pressione economica che ha pesato sulle società giapponesi, soprattutto a causa del divario indotto tra i prezzi delle materie prime nazionali e internazionali.

Il Giappone in questi anni è riuscito a ridurre la sua dipendenza dalle forniture cinesi. Sia intervenendo su nuove esplorazioni geologiche che hanno portato alla scoperta di nuove miniere, sia al sostegno governativo a questo tipo di attività minerarie con l’obbiettivo di contribuire alla diversificazione dell’approvvigionamento di questi metalli. Le aziende giapponesi come Honda hanno deciso di sviluppare gli investimenti nella ricerca, realizzando qualche anni fa un motore che potesse essere realizzato senza fare uso di terre rare. Il Giappone al fine di supportare una rete alternativa di fornitori di terre rare ha puntato su Australia e Namibia. L’obbiettivo del governo è attualmente quello di spingere la percentuale di importazione dalla Cina al di sotto del 50%.

Una simile politica è stata avviata anche dagli Usa, con il coinvolgimento di Giappone, Australia e India, che hanno portato avanti il progetto per la costruzione in proprio di un sistema internazionale di approvvigionamento e raffinazione delle terre rare.

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