Licenziamenti negli istituti di credito e società immobiliari, anche i pilastri dell’economia Usa in difficoltà

Le principali società statunitensi hanno cominciato da qualche mese a prezzare sul personale i timori di una recessione. Ecco le maggiori società che hanno effettuato licenziamenti.

Le società Usa hanno licenziato migliaia di dipendenti. L’aumento vertiginoso dell’inflazione e l’intervento aggressivo della Fed può mandare l’economia Usa in recessione.

Crollo delle Borse

È un timore generalizzato quello che gli sforzi delle banche centrali per frenare l’inflazione portino a una recessione globale. Ridurre l’inflazione comporta spesso costi significativi per la crescita. È ciò che hanno affermano anche gli economisti di Citigroup che intravedevano il mese scorso una probabilità di recessione globale vicina al 50%.

Mentre i mercati scambiano in modo debole e irregolare, per il timore di una svolta negativa sullo scenario internazionale, la Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse di 75 punti base. È il più grande aumento dei tassi degli ultimi 28 anni; è facile capire l’origine dei timori delle grandi società che intravedono grosse difficoltà nel potere mantenere alta la crescità.

Mercoledì anche Bank of America ha dichiarato che “lo slancio economico è svanito” e una “lieve fase di recessione” è possibile entro la fine dell’anno. In questo contesto le aziende cercano di ridurre i costi fissi e ottimizzare al meglio la produzione presente. Mentre a giugno sono stati creati 372.000 nuovi posti di lavoro sono 244.000 le persone che hanno chiesto il sussidio di disoccupazione la scorsa settimana. È il dato settimanale più alto degli ultimi otto mesi che ben rappresenta quello che avviene nel mercato del lavoro Usa.

Le società più importanti che hanno ridotto il proprio personale a luglio o hanno intenzione di farlo:

Ford, che prevede di licenziare fino a 8.000 dipendenti. La casa automobilistica è alle prese con processo di conversione industriale per concentrarsi solo sulla produzione di veicoli elettrici.

Lo stesso è avvenuto in altre società del settore, come Tesla che ha licenziato 229 dipendenti, principalmente nella divisione per lo studio del pilota automatico. La decisione di chiudere il suo ufficio di San Mateo, in California è arrivata qualche settimana dopo la mail di Elon Musk, in cui il Ceo esprimeva le sue pessime sensazioni sull’economia e una prospettiva di tagliare il 10% della sua forza lavoro.

11 luglio anche la casa automobilistica elettrica Rivian ha reso noto di voler licenziare il 5% dei suoi 14.000 dipendenti. Dopo una rapida espansione la società ha deciso che è il momento di fare economia degli investimenti degli ultimi anni.

Licenziamenti a doppia cifra nel settore automobilistico si contano a partire da maggio. Nel mese infatti anche Carvana, venditore di auto usate, ha fatto a meno di 2.500 dipendenti, il 12% della intera forza lavoro dell’azienda. La decisione è seguita al blocco delle nuove assunzioni.

I licenziamenti si contano anche in società importanti del fintech

I licenziamenti si contano anche in società importanti del settore fintech. Il settore delle criptovalute ha cominciato a licenziare a giugno a partire da Coinbase. L’exchange ha ridotto in modo drastico il personale, circa 1.100 dipendenti pari al 18% del personale dell’azienda. Sempre sul mercato delle criptovalute, che ha ridotto negli ultimi due mesi drasticamente il suo valore anche l’exchange Gemini ha licenziato 68 dipendenti pari al 7% della sua forza lavoro. Meno di due mesi prima aveva già licenziato il 10% del suo personale.

Il 14 luglio 2022 anche OpenSea, la società di token non fungibili (Nft) con sede a New York, ha licenziato ben il 20% del suo personale. I timori di una recessione prolungata non hanno risparmiato altre società tecnologiche legate a internet. Tra queste la startup di ordini online, ChowNow, e la società video Vimeo hanno entrambe tagliato in modo importante la loro forza lavoro.

Licenziamenti negli istituti di credito e società immobiliari

Le preoccupazioni per una recessione dell’economia Usa colpiscono anche gli addetti ai lavori, ovvero gli istituti di credito e le società immobiliari. A partire da giugno è la più illustre JPMorgan a licenziare più di 1000 dei suoi 274.948 dipendenti. Seguono a questa decisione le stesse prese di posizione delle società immobiliari Compass e Redfin. Le due società hanno annunciato piani per il taglio rispettivo del 10% e dell’8% del personale. Il calo di vendite di nuove abitazioni ha indotto anche la società immobiliare Re/Max a pianificare il licenziamento del 17% del suo personale entro la fine dell’anno.

A stabilire il record negativo è l’istituto di credito ipotecario loanDepot. La società ha annunciato l’intenzione di licenziare 2.000 lavoratori entro la fine dell’anno. In totale i suoi licenziamenti quest’anno saranno più del 50% del totale della sua forza lavoro; la causa è la brusca contrazione attuale e stimata del mercato immobiliare.

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