Il sentiment degli investitori secondo Bank of Amercia e le società quotate italiane da liquidare

L’Europa è destinata a essere l’anello debole esposto alle contese tra Stati Uniti, Cina e Russia.

Oggi sempre più si afferma un modello basato sull’intervento pubblico nell’economia, con grandi finanziamenti per rilanciare gli investimenti e nazionalizzare i settori in crisi.

Italia
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Un nuovo ordine mondiale sta emergendo dalla crisi internazionale e il livello di negatività non supportato da dati confortanti rimane scontato sugli indici e sull’instabilità delle borse. Lo conferma anche l’indagine condotta da Bank Of America; i timori di un rallentamento economico continuano a crescere, con il 58% degli investitori che prevede una recessione economica globale nei prossimi 12 mesi, rispetto al 47% del mese scorso e al massimo da maggio 2020.

Gli investitori attendono ora gli interventi che la Federal Reserve e la BCE avranno sui tassi di interesse. Tutto si sconta naturalmente anche sul mercato italiano che ha mostrato per ora in termini di Pil un andamento migliore rispetto a quello degli altri Paesi. Il governo ha compiuto buoni progressi nella diversificazione delle forniture di gas, sebbene i prezzi attuali offuschino le prospettive economiche per i prossimi anni.

Quali sono le società quotate italiane più a rischio dopo l’interruzione del gas da Nord Stream

La Russia ha reagito annunciando la chiusura dell’approvvigionamento di gas per manutenzioni in Nord Stream 1 che si prolungheranno a tempo indeterminato. Nel settore dei servizi, sono diverse le società esposte; quelle a maggior rischio sono quelle correlate ai rischi legati ai derivati sui contratti di fornitura gas, ai contratti stipulati con i clienti finali a prezzi svantaggiosi nonché a quelli per l’acquisto di gas per le centrali termoelettriche che sono alimentate a gas naturale. Queste sono Enel, A2a, Iren, Hera e in misura minore anche Acea.

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Mentre l’euro/usd scende a un minimo di 0,9878 alle vulnerabilità dell’economia va incontro il tentativo di sostegno delle dichiarazioni di un price cap sul greggio e sul gas russo. Nella settimana appena trascorsa, gli indici Pmi di agosto del settore manifatturiero dell’eurozona confermano le attese e restano appena sotto 50; livello spartiacque tra crescita e contrazione economica mentre il tasso di disoccupazione si conferma al 6,6% ai minimi storici.

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