La Cina rallenta si avvicina a una possibile crisi immobiliare e finanziaria

La Cina è cresciuta solo dello 0,4% nel secondo trimestre con un grosso squilibrio sul fronte immobiliare.

Il risultato dei diffusi lockdown ha messo in evidenza il più debole mercato immobiliare; sullo sfondo il colosso del settore Evergrande con oltre 300 miliardi di dollari di debiti.

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Stock.Adobe

Il settore è cresciuto esponenzialmente anche per il sostegno del Governo nel proseguire l’urbanizzazione secondo lo stile cinese; il Paese preferisce preparare le città e le infrastrutture e solo successivamente occuparle con il progressivo trasferimento degli abitanti. Una progressione che nel tempo ha causato uno squilibrio costituito dalla vendita di progetti immobiliari ancora da realizzare.

Molti di questi si sono fermati per l’assenza di liquidità, ridotta per i limiti imposti dal Governo sull’erogazione al settore di nuovi prestiti. Oltre a questo, i tempi per estinguere il mutuo sono molto lunghi e nella media di 50 anni.

Così nella società a fine luglio si dimettono l’amministratore delegato e il responsabile finanziario, coinvolti nella crisi della società e in fondi paralleli costituiti dalle rate dei mutui del valore complessivo di 2 miliardi di dollari. La società comincia solo in questi giorni a cercare di mettere in sicurezza il suo profilo finanziario. Evergrande non ha presentato come dovuto un piano di ristrutturazione del debito previsto per luglio ma ha cominciato a vendere la sede di Hong Kong; un immobile del valore attuale di 9 miliardi di dollari HK.

Il Pil cinese dipende per quasi un terzo dal settore immobiliare

Le perdite del colosso coinvolgono il settore finanziario con un rischio fino a 350 miliardi di dollari. La conseguenza delle azioni di Evergrande ha portato al boicottaggio degli acquirenti che a metà luglio hanno iniziato a non pagare i mutui di immobili ancora da costruire finora in 90 città.

Mentre le autorità lottano per contenere le crescenti turbolenze non esiste attualmente uno strumento economico che possa garantire la solvibilità del settore. Questo incide oggi per il 28% del Pil cinese portando tutto il Paese a una chiara crisi già rilevata dai numeri sulle vendite di immobili.

I dati di luglio del settore cinese indicano che le vendite dei primi 100 gruppi immobiliari sono crollate del 39,7% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno si allarga a macchia d’olio perché molte più persone condividono l’iniziativa di sospendere i pagamenti, si attende un intervento del governo per evitare il più grande fallimento di una società in Cina.

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