Emissioni inquinanti, c’è una soluzione: catturare la Co2

Shell Italia E&P è parte di Royal Dutch Shell, compagnia energetica specializzata nel settore petrolifero.

lattina di alluminio
Adobe Stock

Presente in oltre 70 Paesi con circa 84.000 dipendenti. Il gruppo è attivo nell’esplorazione, produzione, raffinazione e vendita di petrolio e gas naturale, nonché dai suoi derivati.

Nel 2020 i guadagni di Royal Dutch Shell dal commercio di petrolio greggio e raffinati sono aumentati, fino a raddoppiare a 2,6 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. In questo contesto la divisione italiana del gruppo ha incaricato Marco Marsili come nuovo amministratore delegato, nonché country manager per l’Italia. Il gruppo petrolifero affronterà in questi anni una rivoluzione interna in cui il nostro Paese avrà un ruolo centrale.

L’Europa è una delle aree in cui l’evoluzione nel mercato energetico è più rapida. L’accordo di Parigi ha coinvolto prima le nazioni e solo successivamente queste hanno agito sulle società private. Le prime a essere coinvolte nel cambiamento delle politiche industriali sono quindi quelle società maggiormente responsabili dell’emissioni inquinanti, di cui Shell produce 1,65 miliardi di tonnellate. Per avere un termine di paragone hanno lo stesso impatto ecologico in termini di Co2 di nazioni come la Russia.

Il contesto operativo di Shell Italia guidata da Marco Marsili

In Italia a partire dal 1912, Shell opera nell’esplorazione e produzione di idrocarburi, nella vendita di gas naturale nonché nel settore degli additivi chimici.

Sono serviti 300 anni per costruire il sistema attuale. Ora i responsabili del settore come Marco Marsili dovranno mettere a frutto le loro competenze per rivoluzionarlo entro trent’anni. Le attività di Shell Italia E&P sono attualmente concentrate in Basilicata, nei due progetti Val d’Agri e Tempa Rossa. Il giacimento in Val d’Agri, sfruttato in collaborazione con l’Operatore Eni, è uno dei più grandi dell’Europa continentale.

Marco Marsili è laureato in Ingegneria mineraria alla Sapienza con un master in Ingegneria del petrolio a Parigi. Marco Marsili inizia la sua carriera in Eni, passando poi alla britannica Enterprise Oil. Le sue ampie competenze lo hanno portato a lavorare con diversi incarichi nel Regno Unito, in Iraq, negli Stati Uniti e in Brasile. L’esperienza di contatto con culture e popoli diversi, in diversi ambiti e mansioni, ha contribuito a definire la sua personalità e cultura manageriale, basata sull’ascolto e sulla presa in considerazione di prospettive molto diverse tra loro.

Oltre a questi paesi Masili ha lavorato in Olanda, in contatto diretto con la sede principale della multinazionale petrolifera. Proprio nel paese Shell ha subito una storica sentenza in cui a maggio del 2021 è stata costretta al raggiungimento di un obbiettivo ecologico imposto dalla legislazione olandese. Per il 2030 quindi, la società dovrà avere diminuito le sue emissioni del 45% mentre nel 2040 dovranno essere state ridotte del 72%.

Il fatturato e gli obbiettivi economici di Shell

Shell, che ha registrato un fatturato di 183 miliardi di dollari nel 2020, dichiara l’obiettivo di diventare una compagnia a emissioni zero entro il 2050, in linea con gli accordi sul clima di Parigi. Occorrerà sensibilizzare i consumatori e permettere lo sviluppo e la maturazione di tecnologie che avranno un ruolo centrale nel futuro del tessuto produttivo, anche per il nostro Paese.

Arrivando a lavorare per Shell, Marsili è chiamato a focalizzarsi su progetti che comprendono i mutamenti economici e geopolitici in un’ottica di lungo termine. Il momento delicato, a cavallo tra una pandemia e una rivoluzione ecologica hanno messo il manager a contatto con realtà di rilevanza globale. Shell Italia entra nell’orbita dei mutamenti del gruppo, che all’interno della strategia industriale chiamata Powering Progress, punta a uscire progressivamente dal settore petrolifero per entrare in quello più prettamente energetico.

Secondo Shell la domanda inizierà gradualmente a scendere solo dopo il 2040. In questo senso non si avranno sul breve termine riduzioni significative per il raggiungimento degli obbiettivi climatici. Secondo analisi prudenziali e forse più realistiche, il sistema energetico globale risulterebbe a zero emissioni nette soltanto nel 2070, grazie al connubio del dimezzamento dell’uso dei carburanti fossili e la cattura della Co2 emessa.

Ecco perché secondo Shell la decarbonizzazione dell’economia durerà più del previsto

Secondo lo scenario di Shell, l’aumento della popolazione, lo sviluppo di nuovi servizi energetici e l’uso esteso dei servizi esistenti, continueranno a far aumentare sensibilmente la domanda di energia, compensata solo in parte da rapidi incrementi di efficienza. La società sarà impegnata da un lato nelle energie e tecnologie ecocompatibili come i biocombustibili, le rinnovabili e l’idrogeno, nonché nella la cattura dell’anidride carbonica.

La cattura della Co2 potrebbe essere il futuro in cui verranno indirizzati gli investimenti proprio delle compagnie petrolifere. Tra le poche realtà economiche in grado di disporre già adesso delle tecnologie per realizzare lo stoccaggio del gas serra. La nuova logica potrebbe portare a intervenire direttamente con misure più adatte a riportare l’atmosfera a condizioni ideali. Tuttavia, il cambio di rotta necessità di uno sforzo condiviso, basti pensare che ancora nel 2019, 84,3% dell’energia a livello globale è stato ricavato da combustibili fossili.

LEGGI ANCHE >>> ABB, soluzioni ingegneristiche da record: il suo ruolo nella transizione ecologica

La soluzione secondo Marco Marsili? La cattura della Co2

Secondo Marco Marsili servirà la realizzazione di circa dieci mila strutture di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. In questo modo si raggiungerebbe la possibilità di compensare il surriscaldamento intervenendo contemporaneamente alla riforestazione di un’area delle dimensioni del Brasile. Questo offrirebbe la possibilità di limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi.

In definitiva le temperature globali potranno essere contenute entro livelli accettabili per la nostra sicurezza soltanto attraverso azioni rapide e drastiche. A convenire con questa idea è anche il rapporto sul clima stilato dal Ipcc. Acronimo di Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, rappresenta la principale autorità mondiale sul clima.

Marco Marsili è consapevole delle difficoltà e lavora con la sua squadra al fine di mettere in pratica ciò che ha appreso negli scenari più difficili, come il periodo in Medio Oriente. Quando l’Iraq viveva la sua transizione politica Marsili ha imparato a restare positivo e sforzarsi di cambiare giorno per giorno quello che sembra il compimento di un obbiettivo impossibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *