Il governo Meloni e le modifiche al mercato del lavoro; ecco le diverse proposte in campo

Il Governo di centro destra mette al centro il costo del lavoro, dei sussidi e delle imposte che gravano sulle aziende.

È necessario trovare una sintesi tra le diverse proposte in campo. Per il momento un dato appare evidente chi non può lavorare deve essere aiutato.

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“Siamo nel mezzo di una crisi internazionale sociale” ricorda Giorgia meloni; per questo ogni misura dev’essere orientata al massimo beneficio e la minima spesa. In questo contesto per il Governo diventa eccessivo il costo del Reddito di Cittadinanza; circa 10 miliardi all’anno, che potrebbero essere destinati alle imprese per ridurre il costo del lavoro.

“Si avrebbero così più assunzioni e migliori retribuzioni”. È il ragionamento del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Per il ministro “c’è la necessità fondamentale di rivedere questa misura, facendo molta attenzione.” È importante a questo proposito non svalutare il sostegno del RdC verso chi è impossibilitato a lavorare: invalidi e anziani. Per tutti gli altri la misura non può più essere di carattere assistenziale.

L’ultima rilevazione Istat segna che ad agosto il tasso di disoccupazione totale era sceso al 7,8% mentre quello giovanile si attesta al 21,2%. Si apre al confronto con le parti sociali. La situazione sarà affrontata con lealtà e trasparenza in una logica collaborativa. È ciò che vuole Meloni che in questa fase ha bisogno di tutto il sostegno dei rappresentati del Lavoro anche al fine di varare con la giusta attenzione la prossima legge di bilancio.

Il Reddito di cittadinanza non sarà a vita ma rinnovabile per periodi sempre più brevi e con un assegno a scalare. Chi rifiuterà anche una sola offerta congrua di lavoro vedrà decadere il sussidio.

I cambiamenti al Reddito di Cittadinanza

Nel frattempo, chi non trova lavoro, comunque, sarà costretto a impegnarsi. Il tempo massimo concesso dallo Stato per cambiare la propria situazione lavorativa è destinata a ridursi a 18 mesi. Dopo di ciò si avranno altri due anni e mezzo con assegno ridotto e probabilmente già insufficiente per provvedere alle proprie spese.

Dopo i primi 18 mesi, se la persona non ha trovato un lavoro, viene sospesa dal sussidio e inserita per sei mesi in un percorso di politiche attive; ad esempio, corsi di formazione adatti al suo profilo. Se dopo sei mesi non giungono richieste di assunzione il Reddito di Cittadinanza viene rinnovato per il 75% dell’importo precedente per la durata di un anno.

Se anche dopo questo periodo non si ricevono offerte il RDC viene sospeso per altri sei mesi, passati i quali può essere rinnovato per l’ultima per un importo decurtato di un altro 25% arrivando alla metà dell’importo iniziale.

Quali sono i fattori considerati per definire un’offerta congrua? La coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate; la distanza del luogo di lavoro dal domicilio pari a 80 km o comunque raggiungibile in 100 minuti in base alla velocità di trasferimento con i mezzi pubblici; infine, la durata della fruizione del beneficio. In caso di rinnovo del beneficio è invece congrua un’offerta in qualsiasi parte del territorio italiano.

Un tavolo di lavoro intorno alla crisi di Tim e Ita

Oltre questo si aprirà insieme ai sindacati un tavolo di confronto su Tim e Ita in sofferenza e secondo il governo passibili di nazionalizzazione. Sul fronte telecomunicazioni, sono in gioco 40 mila posti di lavoro. Su Tim, serve innovazione e qualità e la costituzione di un’azienda che non si limiti a fare da mero rivenditore all’ingrosso di connettività. Per Ita, invece, il governo è al tavolo con le parti sociali. Per trovare insieme soluzioni soprattutto per quanto riguarda l’aumento dei costi energetici e delle materie prime.

Fra le priorità c’è anche il taglio al cuneo fiscale contributivo. Il Governo prorogherà lo sgravio contributivo del 2% per i lavoratori con redditi fino a 35 mila euro in scadenza a fine anno. Oltre a questo, si vogliono contratti più flessibili fuori dai vincoli eccessivi del decreto Dignità.

Fra le riforme più attese anche quella su istruzione e formazione. C’è innanzitutto il completamento della riforma degli istituti professionali (Its) per agevolare il più possibile le assunzioni oggi ferme al 50%. Occorrerà poi avviare la riforma dell’orientamento scolastico, per aiutare i ragazzi a scegliere il corso di studio più adatto ed evitare gli abbandoni scolastici, sempre numerosissimi.

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