Monte dei Paschi di Siena; la più antica banca del mondo approva il nuovo piano industriale fino al 2026. Ma quanto è costata allo Stato fino a oggi?
Il gruppo che ha continuato praticamente a espandere la sua quota di mercato fino agli anni 2000 ha raggiunto il suo apice con la quotazione in borsa avvenuta nel 1999.
MPS si trova oggi in una situazione economica figlia dei compromessi scaturiti dalla sua strategia di controllo sul territorio. L’istituto arriva ad avere nel 2017 ad avere 2.100 filiali in tutto il territorio nazionale. Oggi il piano approvato dal consiglio di amministrazione prevede un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro e circa 4 mila uscite volontarie.
A questo si affiancano altri interventi per semplificare e rafforzare il proprio ruolo di banca commerciale; A partire dal 2023 con la chiusura di 150 sportelli e con il calo del personale realizzerà risparmi annui di circa 270 milioni di euro.
Nella storia recente di MPS, le cui origini possono risalgono al quindicesimo secolo, ci sono stati a partire 2009 numerosi tentativi per recuperare la sua solidità patrimoniale. In quell’anno con l’intervento dello Stato MPS vende 1,9 miliardi di euro in obbligazioni speciali al Tesoro italiano per sostenere le sue finanze.
Ancora nel febbraio 2021 MPS registra una perdita di 1,69 miliardi di euro per il 2020 rendendo l’istituto disponibile all’acquisto.
L’istituto, oggi, ancora controllato dallo Stato attraverso il MEF mantiene una quota del 64,2 per cento. MPS prevede di generare un utile ante imposte di 705 milioni di euro nel 2024 e di 909 milioni nel 2026. In questo modo il piano si come obbiettivo il ritorno alla profittabilità e un livello di solidità patrimoniale con un Cet1 ratio del 14,2% e del 15,4% nel 2026.
Il piano industriale di Mps intende valorizzare il ruolo nella consulenza finanziaria nella gestione del risparmio delle famiglie, consolidando le partnership con Anima nel risparmio gestito e Axa nella bancassicurazione.
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