Petrolio, il prezzo sale ancora: sarà record entro fine marzo?

La salita del petrolio in aiuto di alcuni paesi del Golfo per sistemare la situazione economica.

Petrolio greggio

La decisione inaspettata dell’OPEC di lasciare ancora attivi i tagli alla produzione, nelle ultime settimane ha fatto schizzare il prezzo del petrolio. Raggiunti circa i 70 dollari al barile, quote che non venivano toccate addirittura da ottobre 2018. Come è noto agli addetti ai lavori, prezzi a questi livelli significa per i paesi produttori essere ben al di sopra del cosiddetto pareggio fiscale. Una situazione che ha permesso di sistemare le casse statali di alcuni stati del Golfo.

Se prendiamo l’esempio dell’Arabia Saudita e la manovra economica voluta dal principe Mohammed Bin Salman, che ha dichiarato di voler investire 40 miliardi di dollari annuali nell’economia nazionale per cercare di rilanciare le imprese e creare posti di lavoro, è chiaro come questa scelta aggressiva con il sostegno dei prezzi del petrolio potrà aver una maggiore incidenza, senza andare a creare deficit alle casse statali.

Anche le dichiarazioni di un’importante economista della Abu Dhabi Commercial Bank vanno in quella direzione, infatti Monica Malik afferma che se i prezzi del greggio resteranno attorno ai livelli attuali, i paesi del Golfo godranno di un’accelerazione economico-monetaria in grado di garantire ampi margini per sostenere le economie statali e le aziende.

LEGGI ANCHE >> Quale sarà il destino del prezzo del petrolio?

LEGGI ANCHE >> Bene rifugio contro l’inflazione: e se il Bitcoin fosse meglio dell’oro?

Prezzo del greggio oltre i 70 dollari a barile entro fine mese?

Fanno ben sperare gli stati produttori di petrolio, anche le proiezioni di prezzo fatte dalle banche d’investimento Goldman Sachs e JP Morgan Chase & Co: secondo i loro analisti i prezzi del greggio potrebbero addirittura sfondare il muro dei 70 dollari a barile entro la fine di marzo. Va ricordato come la situazione di base non sia idilliaca nel Golfo arabo dove tutte le economie dipendono dal petrolio e dove il crollo dei prezzi nel 2020 ha peggiorato i deficit di bilancio degli stati. Motivo per cui, come già detto in precedenza, è stato confermata la limitazione di produzione che ad oggi si attesta nell’orbita di circa 7 milioni di barili giornalieri.

Purtroppo queste economie, incentrate principalmente su un unico settore, dipendono dai prezzi del greggio e per la salvaguardia della loro economia e delle loro aziende hanno necessità che i prezzi rimangano alti o addirittura subiscano ulteriori rialzi. Questa situazione è un arma a doppio taglio, perché se da una parte la necessità di mantere i prezzi alti è forte, dall’altra per gli equilibri mondiali un prezzo del greggio troppo elevato può generare malcontenti e instabilità politiche. Vedremo nei prossimi mesi se si troverà una quadratura per accontentare tutti i partecipanti a questa lotta dei prezzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *