È possibile accedere alla pensione circa sette anni prima con l’isopensione, uno degli strumenti più utilizzati dalle aziende per gestire esuberi e piani di riorganizzazione, accompagnando i dipendenti verso la pensione. Il meccanismo consente un’uscita anticipata dal lavoro con un assegno mensile pagato dal datore di lavoro fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici previsti dall’INPS.
Negli ultimi anni il tema dell’esodo incentivato, della prepensione e degli strumenti di accompagnamento alla pensione è diventato centrale nelle strategie aziendali legate alla gestione del personale. Tra le misure più conosciute emerge l’isopensione, introdotta dalla riforma previdenziale per favorire l’uscita dei lavoratori prossimi alla pensione in presenza di processi di riduzione degli organici.
Lo strumento coinvolge direttamente aziende, dipendenti e INPS, creando un sistema che permette al lavoratore di lasciare il posto prima dell’età pensionabile mantenendo una tutela economica fino alla pensione definitiva. L’isopensione interessa soprattutto le imprese che affrontano ristrutturazioni, crisi aziendali o piani di riorganizzazione interna e che intendono gestire gli esuberi senza ricorrere a licenziamenti immediati.
La misura prevede infatti un accordo sindacale e un impegno economico diretto del datore di lavoro, che finanzia sia l’assegno mensile sia la contribuzione figurativa necessaria per maturare il diritto alla pensione. Per molti lavoratori il meccanismo rappresenta una forma di uscita anticipata particolarmente rilevante perché consente di avvicinarsi alla pensione con maggiore stabilità economica rispetto ad altre soluzioni di fine rapporto.
L’isopensione è uno strumento di accompagnamento alla pensione destinato ai lavoratori dipendenti vicini ai requisiti pensionistici.
La misura consente al lavoratore di cessare il rapporto di lavoro prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata ricevendo un assegno mensile fino alla decorrenza della pensione vera e propria.
Il datore di lavoro sostiene integralmente il costo dell’operazione.
L’azienda versa infatti:
L’INPS gestisce il pagamento della prestazione, ma il finanziamento resta a carico dell’impresa.
Lo strumento riguarda i datori di lavoro con più di 15 dipendenti. Per attivare l’isopensione serve un accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
L’intesa deve individuare i lavoratori coinvolti nel piano di esodo e definire le modalità di accompagnamento alla pensione. L’azienda deve inoltre fornire all’INPS adeguate garanzie economiche per coprire tutti gli importi dovuti durante il periodo di accompagnamento.
L’isopensione permette l’uscita anticipata fino a sette anni rispetto ai requisiti pensionistici. Il lavoratore deve maturare entro questo periodo:
Durante la fase di accompagnamento il dipendente non percepisce ancora la pensione definitiva ma un assegno sostitutivo collegato al trattamento pensionistico futuro.
L’importo dell’isopensione viene determinato prendendo come riferimento il trattamento pensionistico maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
La prestazione non prevede contribuzione aggiuntiva derivante da attività lavorativa futura, poiché il rapporto di lavoro termina con l’adesione al piano di esodo. Il datore di lavoro continua però a versare la contribuzione correlata necessaria al raggiungimento della pensione.
L’isopensione trova applicazione soprattutto nei casi di riorganizzazione aziendale con riduzione del personale. Un’impresa che deve ridurre gli organici può proporre ai lavoratori più vicini alla pensione un accordo di uscita anticipata.
Il dipendente aderisce volontariamente al piano e riceve un assegno mensile fino alla maturazione della pensione INPS. In questo modo l’azienda gestisce gli esuberi senza interrompere improvvisamente il sostegno economico ai lavoratori coinvolti e il dipendente affronta il passaggio verso la pensione con maggiori tutele previdenziali.
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