Pensioni 2022, assegno più alto ma non per tutti: ecco i fortunati

Come aumenteranno le pensioni nel 2022 e perché l’assegno pensionistico sarà più alto solo per alcune pensioni, ecco cosa succederà. 

Pensioni 2022, assegno più alto ma non per tutti
Pensioni 2022, assegno più alto ma non per tutti

Negli ultimi giorni c’è molto rumors sulle pensioni per effetto della nuova riforma che dovrà essere inserita nella Legge di Bilancio 2022. Nel frattempo dal primo gennaio 2022 alcune pensione potrebbero aumentare per effetto della perequazione e all’adeguamento alla speranza di vita in vigore con la legge Fornero. Ma andiamo per gradi e vediamo nel dettaglio quali pensioni saranno aumentate.

Pensioni 2022 con un assegno più alto ma non per tutti, ecco i fortunati

Dal primo gennaio 2022 scatteranno gli adeguamenti ISTAT delle pensioni al costo della vita, che per effetto del rimbalzo della crescita del Pil, i costi sono cresciuti dal secondo semestre del 2021. Quindi, le pensioni si dovranno adeguare in base all’indice medio dei prezzi al consumo delle famiglie di impiegati e operati. Il calcolo degli indici mensili, la media annuale e la percentuale di variazione sono effettuati dall’ISTAT.

Di solito a novembre di ogni anno l’ISTAT di concerto con Ministero del Lavoro, emette un decreto nel quale indica la percentuale di perequazione (provvisoria) che scatta in automatico sulle pensioni per l’anno successivo. Inoltre, rende noto la percentuale definitiva di adeguamento per l’anno in cui è pubblicato il decreto. Il valore definitivo può coincidere o meno con quello indicato l’anno precedente in via provvisoria nel decreto. Gli scostamenti eventuali sono effetto di conguaglio nell’anno successivo alla data di pubblicazione del decreto.

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Ma perché spetta solo ad alcune pensioni?

L’anno 2014 termina il blocco dell’adeguamento al costo della vita stabilito dalla legge Monte – Fornero, che ha stabilito che per gli anni 2012-2013, la perequazione automatica fosse applicata solo alle pensioni di importo superiore a 1.405 euro.

Però, alla fine del blocco si doveva ripristinare il sistema di perequazione in vigore precedentemente. Tuttavia, la Legge di Stabilità per l’anno 2014 adotta misure che limitano la perequazione automatica per tre anni. Inoltre, la Legge di Stabilità per il 2016, proroga la scadenza per altri due anni, quindi, fino al 2018.

Quindi, dal primo gennaio 2019 doveva tornare in vigore la legge 388/2000, che prevede la rivalutazione delle pensioni in base alle fasce di reddito. Nello specifico:

a) 100% fino a tre volte il trattamento minimo;

b) 90% per fasce di reddito superiore a tre volte il trattamento minimo e fino a cinque volte il minimo;

c) 75% per fasce di reddito superiore a cinque volte il minimo.

Ma questo meccanismo non è andato in vigore. L’attuale rivalutazione automatica in vigore è questa:

a) aumento su tutte i trattamenti pensionistici fino a quattro volte il trattamento minimo;

b) 77% dell’aliquota per le pensioni fra quattro e cinque volte il trattamento pensionistico minimo;

c) 52% per le pensioni comprese fra cinque e sei il valore del trattamento pensionistico minimo;

d) 47% per le pensioni fra sei o otto volte il trattamento minimo;

e) 45% per le pensioni fra otto e nove volte il trattamento minimo;

f) 40% per le pensioni nove volte il trattamento pensionistico il minimo.

Ricordiamo che nel 2020 la rivalutazione, come da decreto, è stato dello 0,5%, l’aliquota provvisoria era 0,4%. Quindi, nell’anno 2021 è stato erogato un conguaglio positivo. Invece, nell’anno 2021 non c’è stata la rivalutazione perché l’indice ISTAT sui prezzi al consumo è negativo.

Aumento solo per le più alte

Il meccanismo della perequazione che fa aumentare gli assegni, come sopra descritto, nel 2022 l’aumento non opera per tutte le pensione. Ad eccezione che nella Legge di Bilancio, non ci sia un cambiamento normativo. Infatti, alcuni contribuenti sono esclusi dalla rivalutazione.

Nell’anno 2022, si presume che il tasso del costo della vita sia di circa l’1,5%. Ricordiamo che la rivalutazione dipenderà da cosa decide il governo.

In effetti, con gli a scaglioni di reddito (scaglioni Prodi) si va da un aumento di circa 126 euro in più all’anno per le pensioni fino ad un valore lordi al mese 1.500 euro (3 volte la pensione minima). Invece, un incremento fino a 1.027 euro per gli assegni pensionistici più alti.

Tuttavia, il metodo Conte del 2016 gli aumenti vanno da 126 a 484 euro annui. Poi circa dieci anni fa Monti ha deciso di bloccare la rivalutazione delle pensioni anche per quelle più basse, cioè tre volte al trattamento minimo. Questa scelta ha generato molte questioni di incostituzionalità.

A fine 2021 l’attuale sistema di perequazione dovrà essere impacchettato e riposto in soffitta. Quindi, il calcolo che permette l’aumento di tutti i trattamenti previdenziali, termina all 31 dicembre 2021. Dal primo gennaio 2022, senza correttivi si ritorna ai tre “scaglioni Prodi”.  Oppure, il governo potrebbe decidere di lasciare tutto così com’è, con le sette fasce che poi sono diventate sei. In ogni caso il partirà da gennaio 2022 ma sarà riconosciuto verso marzo/aprile. Non ci resta che aspettare e vedere cosa deciderà il governo.

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