Molto presto non mangeremo più carne: la decisione è stata presa

Il mercato della carne bovina potrebbe presto diventare eccessivamente oneroso, sia dal punto di vista dell’impatto ecologico che dal punto di vista economico.

carrello spesa

Le proteine animali sembrano essere il prossimo obbiettivo delle organizzazioni che mirano a ridurre le emissioni di gas serra, in modo tale da rispettare progetti di annullamento dell’impatto ecologico voluto dai governi.

Gli stati che aderiscono agli Accordi di Parigi sul clima dovranno ripensare la produzione e di conseguenza i consumi alimentari della popolazione. Questo in particolar modo per alcune fonti di proteine animali come la carne bovina, che da sola produce più gas serra di tutte le altre fonti di proteine animali, compresi i crostacei e il formaggio.

I prezzi della carne dall’inizio della pandemia hanno continuato a salire, l’aspettativa è che rimangano alti per via della riapertura dei ristoranti e soprattutto a causa dei limiti delle esportazioni della carne proveniente dall’Argentina, il quarto più grande esportatore di carne bovina al mondo, il cui governo ha deciso di sospendere le esportazioni almeno fino al 18 giugno, al fine di combattere la speculazione e gli aumenti di prezzi poco sostenibili per l’economia interna.

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I fattori che fanno aumentare il prezzo degli alimenti

Le tendenze alimentari giocano un ruolo importante sugli effetti del cambiamento climatico, se i progetti per una società totalmente basata sulle energie rinnovabili saranno portati avanti fino al 2050, i trend di prezzo delle materie prime come la carne bovina e i biocarburanti, seguiranno presumibilmente la stessa direzione, ma per motivi differenti.

Gli standard ecologici imporranno alle aziende responsabili dell’allevamento e della produzione di carne, pesce, uova e formaggi, il rispetto di limiti di emissione di gas serra come il metano, con l’eventuale obbligo di dotare i propri stabilimenti di nuove infrastrutture o di pagare una tassazione sull’inquinamento prodotto.

Allo stesso tempo le piantagioni di mais, soia e zucchero, saranno sempre più utilizzate come fonti di biocarburante, compresi gli oli vegetali come quello di palma, di conseguenza questi prodotti continueranno a subire un’influenza sul prezzo, nella misura in cui i produttori saranno in grado di riconvertire la loro produzione e soddisfare la domanda, compensando eventualmente anche la diminuzione nell’uso del petrolio, anch’esso particolarmente colpito dai nuovi parametri ecologici e primo imputato del cambiamento climatico.

I prezzi dell’olio di mais, di palma e di soia, risultano più che raddoppiati dall’ultimo anno, in particolar modo quest’ultima che è aumentata più del 65%. L’incremento è dovuto a una combinazione di fattori a medio e lungo termine, la più diretta delle quali è il recente aumento dei prezzi delle commodity trainato dall’improvvisa e crescente domanda cinese.

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Anche negli Stati Uniti è emersa una diversa sensibilità al cambiamento climatico, in relazione al contributo dell’alimentazione sull’impatto ambientale. Secondo un recente sondaggio fatto da Dataessential, specializzata nella ricerca di mercato del settore alimentare, il 70% degli americani intervistati riconosce gli effetti nocivi del consumo di carne sulla salute e sull’ambiente, mostrandosi propensi a modificare i consumi alimentari. In linea con queste tendenze, alcuni grandi ristoranti nel Paese cominciano rivisitare i loro menù, eliminando i piatti a base di carne. Anche decine di mense delle università USA, comprese quelle di Harvard e Stanford, stanno modificando i loro piatti ripensandoli in base all’impatto ambientale degli alimenti.

Come vengono stabiliti e monitorati i parametri sull’emissione di gas serra?

I parametri ecologici sul rispetto delle emissioni dei gas serra vengono monitorati seguendo il protocollo GHG Greenhouse Gas Protocol. Nato alla fine degli anni ‘90 esso stabilisce gli standard per misurare e gestire le emissioni di gas serra, derivanti dai processi produttivi e dalle catene di approvvigionamento.

Le emissioni inquinanti vengono classificate in base a tre tipi di fonti, che delineano le responsabilità dell’azienda in relazione al processo coinvolto:

  • Scope 1, riguarda le emissioni dirette provenienti da fonti che possono essere controllate direttamente dalla società o dall’azienda, come ad esempio quelle derivanti dai trasporti delle merci.
  • Scope 2 riguarda invece le emissioni derivanti dall’energia utilizzata a fini produttivi.
  • Scope 3 infine, concerne le emissioni derivanti dall’intera filiera produttiva.

Quest’ultima è generalmente quella alla quale si riferiscono i requisiti da rispettare e da pianificare in un ottica di riduzione dell’impatto ambientale. Oggi giorno le compagnie vengono tenute sotto osservazione e pubblicizzate in base al loro impatti ambientale da associazioni come TCFD task foce on climate change, la quale rilascia dei report in relazione all’impatto ambientale delle aziende impegnate nei loro settori produttivi. Questi rapporti una volta resi pubblici, sono in grado di orientare le aziende nel riassegnare le loro risorse e i loro investimenti non che naturalmente informare eventuali azionisti.

Per avere un termine di paragone degli obbiettivi definiti da questo standard internazionale, nel settore degli idrocarburi in base all’entità delle emissioni, stabilita secondo a Scope 3, l’azienda più ecologica risulta Eni con 252,3 milioni di tonnellate di Co2, mentre la più inquinante è Shell con 697,2 milioni di tonnellate emesse.

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Le aziende sono obbligate a seguire questi protocolli ecologici?

Le aziende che producono o finanziano settori inquinanti, che rientrano nella loro filiera produttiva, devono modificare i loro modelli di business. In base a questo e al rischio corso dagli azionisti di maggioranza, nel ritrovarsi investiti in un azienda indietro rispetto a una legislazione che imporrà sanzioni e limiti a coloro che non rispettano i parametri ecologici, le politiche e i business plan delle aziende inquinanti stanno venendo modificate dall’interno, al fine di rispettare con il giusto tempismo senza rischiare di incorrere in perdite economiche, gli obbiettivi di riduzione delle loro emissioni.

Attualmente gli investitori sono impegnati nel cercare di evitare di esporsi eccessivamente in quei settori che saranno i primi a subire modifiche, causate sia dalla legislazione nazionale che dai parametri internazionali, non chè dall’accrescersi della sensibilità ecologica dell’opinione pubblica, che può sensibilmente incidere nell’immagine e nel rendimento di un’azienda.

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Quali sono le aziende alimentari che potranno essere più redditizie?

Come per le aziende coinvolte nel settore degli idrocarburi, anche quelle alimentari, in particolar modo quelle coinvolte nell’allevamento animale, attraverseranno un mutamento in senso ecologico, di conseguenza nuovi investimenti verranno allocati in realtà già inserite e in linea con i nuovi sviluppi legislativi.

Se anche escludendo il metano, l’impatto ecologico della carne di agnello o di manzo in relazione al loro contenuto proteico è cinque volte più alta del tofu, dieci volte quella dei fagioli e venti volte quella dei piselli, non possiamo fare altro che rivolgere sul medio periodo le nostre attenzioni e le nostre risorse economiche, verso settori alimentari molto più in linea con le tendenze attuali.

Beyond Meat

Beyond Meat è una società completamente dedicata agli alimenti a base di proteine vegetali, come gli hamburger e le salse vegetali, che distribuisce presso diversi rivenditori con partnership illustri nel settore quali McDonald’s, Burger King, Pizza Hut. Nonostante le sue quotazioni vivano delle fasi alternate e cicliche, ha saputo mantenere alti i suoi livelli di prezzo anche nell’ultimo anno, mediamente introno ai 140 dollari, nonostante le chiusure delle catene di fast food. Negli ultime due settimane sta attraversando un periodo particolarmente favorevole, con le quotazioni che sono cresciute del 40%.

Ingredion

Con una capitalizzazione di 6,4 miliardi di dollari, questa azienda anch’essa completamente basata sulla vendita di prodotti a base di proteine vegetali, in linea con le prerogative della dieta vegana, ha vinto nel 2020 il titolo di azienda più etica del mondo per il settimo anno consecutivo. Le sue quotazioni nell’ultimo anno hanno un visto un incremento del 20%, attestandosi attualmente intorno ai 95 dollari.

Tyson Foods

Nel settore alimentare più tradizionale, Tyson Foods, una delle più grandi aziende nell’industria alimentare, ha cominciato già da qualche anno a diversificare la sua produzione, convertendo una parte della sua offerta tradizionalmente a base di carne, con prodotti a base di proteine vegetali. Le sue quotazioni da gennaio di quest’anno sono aumentate del 15%, con nuovi investimenti in direzione degli obbiettivi ecologici.

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