Quattro aziende che sembravano invincibili e che poi sono crollate

Quando le società diventano parte del nostro quotidiano cominciano a essere guardate con sospetto, tuttavia esse sono molto più fragili di quanto crediamo.

difficoltà finanziaria

Sembrerà paradossale, ma bisogna notare come spesso siano le grandi aziende che hanno contribuito con le loro idee e i loro prodotti a migliorare una parte del nostro quotidiano, a essere anche quelle più criticate.

Google, Microsoft, Amazon, Facebook sono state scelte dagli utenti e dai consumatori che ne hanno incrementato esponenzialmente il successo economico e il potere di influire significativamente sulla loro vita quotidiana. Tuttavia vengono allo stesso tempo percepite come eccessivamente grandi, senza fare il necessario collegamento tra l’utilizzo dei loro prodotti o servizi, e il nostro diretto finanziamento.

Il settore economico nel quale operano non potrebbe essere lo stesso senza la loro presenza, si arriva facilmente a definirli monopoli, trascurando il fatto che in realtà con le caratteristiche di mercato degli ultimi 25 anni, esse potrebbero venire ridimensionate molto più velocemente di quanto siano state capaci di diventate ciò che sono oggi.

Perché le multinazionali sono molto più fragili di quanto crediamo?

Le aziende, in un’economia con un regime di libero mercato, tendono senza gli adeguati correttivi a generare uno squilibrio, accrescendo la loro posizione e la fetta di mercato, divenendo sempre più capaci di espandersi, fino ad annullare la possibilità di avere una reale concorrenza. Se questa dinamica appare realistica dal punto di vista teorico, diventa difficile da realizzare dal punto di vista pratico.

Questo in quanto gli Stati, anche quelli più liberisti, concorrono con l’egemonia delle aziende e dei privati limitandone oltre una certa soglia la capacità di influenza. Oltre a questo, oggi i consumatori hanno la possibilità di affacciarsi in un mercato dei beni e servizi, con i media digitali, capaci in modo quasi orizzontale, di mostrare tutte le possibili alternative emergenti alle proprie scelte di consumo.

Esistono almeno quattro esempi celebri di aziende che dopo essere state agli apici del successo, si sono rapidamente ridimensionate fino al punto da essere quasi dimenticate.

LEGGI ANCHE>>La mossa che sta facendo tremare Netflix e Disney Plus

Myspace

Myspace è forse il primo social network che ha potuto vantare una base di utenti estremamente ampia. La società, fondata nel 2003, è riuscita a crescere molto velocemente. In soli tre anni Myspace era diventato il sito più visitato negli USA superando nel giugno del 2006 in termini di visite Google e Yahoo!, con un rendimento che si attestava solo cinque anni dopo la sua fondazione a 800 milioni di dollari. Considerando i suoi introiti e il fatto che la società beneficiava di quasi i tre quarti di tutto il traffico generato sull’ambiente dei social network, avrebbe potuto continuare con i corretti investimenti a mantenere e accrescere indisturbata le sue quote di mercato.

Tuttavia la nascente Facebook e le modifiche dovute ai tentativi di miglioramento del suo network e delle funzionalità del sito, causarono una parte importante della migrazione degli utenti, che una volta stabilite le connessioni e le amicizie con un certo numero di persone su siti come lo stesso Facebook, smisero di usare Myspace. Nel 2008 questa azienda era valutata 12 miliardi di dollari, ma solo tre anni dopo quando Facebook diventava popolare anche in Italia, aveva perso più del 90% del suo valore.

Nokia

La Nokia è stata per ben tredici anni la regina nel mercato dei telefoni cellulari. Fondata nel lontano 1865, è riuscita nell’arco di più di 150 anni a evolvere la sua offerta e suoi servizi. Nel 1998 introdusse il suo primo telefono cellulare, con un successo e una popolarità che nel tempo si accrebbe fino ad arrivare al suo apice nel 2008, quando registrava più di un miliardo di utenti nel mondo e circa il 49% della quota di mercato. Questo fino al 2012, quando Samsung è riuscita con i suoi prodotti innovativi e con la presenza delle applicazioni negli smartphone, a superarla acquisendo il 25% della quota di mercato dei telefoni cellulari, mentre Nokia proseguiva la sua discesa passando nello stesso anno dal 9% al 3%.

LEGGI ANCHE>>LG non produrrà più smartphone, l’annuncio sul suo futuro

Polaroid

Fondata nel 1937, la nota azienda produttrice di macchine fotografiche e telecamere era un marchio ricercato e popolare come oggi potrebbe figurare Apple nel settore dell’elettronica, ma di fatto è ormai scomparsa dal mercato. Il suo successo che aveva accompagnato diverse generazioni finì per bancarotta nel 2001, ma solo dieci anni prima nel 1991 ebbe il suo rendimento storico di tre miliardi di dollari. Ciò avvenne in seguito ad alcuni investimenti sbagliati e per la mancanza di lungimiranza, similmente a quello che avvenne per la Kodak, nel riadattare i suoi prodotti alla competizione delle macchine fotografiche digitali.

Blockbuster

Blockbuster Video, fondata nel 1985, era un servizio molto popolare tramite il quale era possibile noleggiare VHS e in seguito DVD, di film e videogiochi. Quando la digitalizzazione, lo streaming e la possibilità di scaricare film tramite internet per mezzo di servizi come Emule e uTorrent si diffusero, costituendo nuove abitudini per i consumatori, Blockbuster cominciò gradualmente a essere percepita come qualcosa di completamente superato, fino al suo fallimento avvenuto nel 2010.

Ancora nel 2004 quando Internet era poco diffusa e i suoi contenuti relativamente scarsi, Blockbuster aveva più di 84.300 dipendenti e più di 9.000 negozi in tutto il mondo. Pochi anni prima del suo fallimento, Netflix si rivolse a Blockbuster offrendogli di acquistare la sua azienda per 50 milioni di dollari. Blockbuster che già allora aveva qualche difficoltà economica rifiutò l’offerta, né Blockbuster né Netflix evidentemente credevano nel successo dell’industria del settore digitale. Oggi quella che sembrava una multinazionale inarrivabile e di successo non ha più alcun mercato, mentre Netflix che operava allora in settore considerato di nicchia, è il primo servizio di intrattenimento digitale con 208 milioni di abbonati.

Gestione cookie