Reddito universale in arrivo? Meglio fare chiarezza, cosa bisogna sapere

Quando potrebbe arrivare il Reddito Universale europeo con 640€ senza ISEE e cosa c’è di vero circa il presunto arrivo a giugno: di seguito i dettagli al riguardo

Da più parti si legge di un ipotetico via del Reddito Universale Europeo sin dal 25 giugno, ma è bene fare chiarezza. Perché si parla di tale data e cosa c’è da sapere al riguardo, i dettagli a seguire.

Reddito universale in arrivo? Meglio fare chiarezza, cosa bisogna sapere
fonte foto: Adobestock

Quando si fa cenno al reddito universale europeo ci si riferisce ad un elemento su cui l’attenzione da più parti non manca, soprattutto di recente; si tratterebbe di un valido aiuto per le famiglie e per i soggetti che si trovano ad affrontare spese, aumenti ed una condizione economica non semplice.

È bene spiegare che il Reddito Universale Europeo 22 non prenderà il via a partire dal 25 giugno, come spiegato da Trend-online.com, anche se il mese di giugno rappresenta una scadenza importante circa tale argomento, ma nulla che abbia a che fare con l’apertura delle domande finalizzato al presunto bonus da 640€ per tutti.

Ad oggi si tratta soltanto di una proposta della Commissione, la quale potrebbe o meno concretizzarsi oppure non concretizzarsi mai.

Premesso dunque che non si otterranno 640€ al mese a giugno, una cifra che, oltretutto, ad oggi è teorica, ecco di seguito perché si parla tanto del reddito di base europeo

Reddito universale europeo, cos’è, come funzionerebbe e perché se ne parla

Alta l’attenzione dunque quando si parla di reddito universale europeo, o reddito di base, al cui riguardo si possono approfondire alcuni elementi e spunti anche qui.

Ad oggi, come detto, si tratta solo di una iniziativa da parte della Commissione Europea che potrebbe un giorno diventare realtà oppure non entrare mai in vigore; in virtù di tale ipotetico reddito, tutti i cittadini dei singoli Stati membri avrebbero la possibilità di ottenere un contributo mensile. Si tratta di una proposta ad oggi, una iniziativa, il cui eventuale ingresso in vigore potrebbe richiedere alcuni anni, tenendo conto che servono almeno un milione di firme dei cittadini, un referendum e ulteriori decreti attuativi, spiega Trend-online.com.

Un percorso, quelli inerente tale reddito, lungo ma non necessariamente impossibile, che potrebbe portarlo forse, un giorno, a diventare realtà, ma che realtà oggi non è, trattandosi invece soltanto una iniziativa.

Ma come funzionerebbe qualora diventasse realtà? Nel caso in cui fosse introdotto in Italia, così come in altri Paesi delle, tale reddito di base consentirebbe alle famiglie e ai cittadini di avere un contributo al mese sicuro e fisso così da sopperire alla assenza di lavoro, alla digitalizzazione e a quei processi che via via stanno sostituendo, spiega Trend-online.com, l’uomo nelle varie mansioni lavorative.

Si tratta di un’idea nata in passato e che tiene acceso il dibattito e raccolte firme, anche online, ma a tal riguardo vi sono delle domande, come nel caso di chi lo pagherebbe e quali gli importi inerenti? Si legge che essendo una specie di diritto del cittadino, tale reddito non avrebbe limiti e condizioni, sarebbe una possibilità alla portata di tutti per vivere dignitosamente, al di là, viene spiegato, delle condizioni reddituali o patrimoniali.

Reddito universale europeo, perché si parla dell’importo di 640 euro e del 25 giugno

A proposito del reddito di base europeo, si è parlato di un presunto importo associato, ma va spiegato che non vi è ancora una normativa che regoli il reddito. Dunque, ad oggi, non è possibile stabilire chiaramente quale potrebbe essere l’importo dell’ipotetico contributo aperto a tutti.

Si parla di tale cifra, dunque di 640€, come ipotesi, poiché ai fini del calcolo dell’importo del reddito universale, in base alla bozza della misura ancora in discussione, occorre considerare la retribuzione media mensile di un singolo Stato e calcolare, di questa, il 60 per cento.

In Italia dunque, qualora il reddito diventasse un giorno realtà, i cittadini potrebbero ricevere 640€ senza ISEE, ma è bene specificare anche in questo caso che non si sa se questo metodo di calcolo sarebbe poi confermato e attuato nella eventuale versione definitiva.

In merito invece al 25 giugno, tale data non rappresenta né quella di arrivo né quella di presentazione della domanda ai fini dell’ottenimento del presunto bonus. Bensì, il 25 giugno, è il termine entro cui vanno raccolte almeno un milione di firme ai fini di poter indire un referendum proprio circa la possibile introduzione della misura.

Qualora, entro tale data del 25 giugno, si saranno raccolte un numero congruo di firme, quindi almeno un milione, vi sarà la possibilità di poter chiedere di indire un referendum, il quale potrebbe consentire ai cittadini di esprimersi circa l’eventuale introduzione del reddito universale europeo.

Trend-online.com spiega che si è vicini al 90% delle firme raccolte per quanto concerne l’Italia, ne mancano circa ancora 10 mila. Probabilmente una spinta in tal senso potrebbe esser stata generata dai rincari che le famiglie stanno affrontando. Tuttavia, va sottolineato nuovamente, ciò non rappresenta una garanzia circa l’eventuale introduzione.

Reddito universale europeo, quando potrebbe arrivare e come firmare

Quale sarebbe l’ipotetica data di arrivo del reddito di base europeo? Si legge in tal senso che, qualora siano state raccolte almeno un milione di firme al 25 giugno, vi sarebbe la possibilità di indire un referendum o per lo meno di mettere il Parlamento Europeo in condizione di poter eventualmente ed ipoteticamente emanale una legge specifica sul tema. Va detto che non è scontato che tale eventuale legge venga poi approvata e che quindi la misura entri in vigore.

A tal proposito, la strada al riguardo è ancora lunga e Trend-online.com spiega che potrebbero servire ancora altri 5 o 10 anni, senza dimenticare ovviamente la possibilità circa la mancata introduzione della misura stessa, ovvero che non vi sia un seguito e che non entri in vigore, tenendo presente gli eventuali costi che generebbe per ogni singolo Stato.

Ciò che si può fare è monitorare la situazione e seguire quelli che potrebbero essere gli sviluppi, pur senza farsi però troppe aspettative al riguardo. In attesa di eventuali novità, chi volesse può apporre la propria firma e in tal senso i siti di riferimento sono: it.eci-ubi.eu; oppure eci.ec.europa.eu.

Ai fini della firma occorre inserire il Paese presso cui si ha la cittadinanza, oltre al proprio nome e cognome, numero di documento di identità e confermare la dichiarazione di riservatezza.

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