Riforma pensioni, attenti agli importi minimi: scenario inaspettato

Attenti agli importi minimi che potrebbero essere oggetto di importanti cambiamenti per via della tanto attesa riforma delle pensioni. Ecco cosa c’è da aspettarsi.

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Il lavoro rappresenta indubbiamente una parte importante della nostra vita, in quanto ci consente di attingere a quella fonte di reddito necessaria per riuscire a far fronte alle varie spese. Allo stesso tempo, però, si rivela essere spesso anche causa di stress, per via dei vari impegni e scadenze da rispettare. Non stupisce, quindi, che siano in tanti a non vedere l’ora di poter andare finalmente in pensione, in modo tale da potersi godere finalmente il meritato riposo.

A tal fine, come noto, bisogna essere in possesso di determinati requisiti. Proprio in tale ambito, pertanto, sono in molti ad essere in attesa di scoprire cosa porterà con sé la riforma delle pensioni, in seguito alla quale si potrebbe assistere prossimamente a degli importanti cambiamenti per quanto riguarda gli importi. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da aspettarsi.

Riforma pensioni, come potrebbero cambiare gli importi minimi: tutto quello che c’è da sapere

Tra gli argomenti al centro dell’attenzione si annovera senz’ombra di dubbio la tanto attesa riforma delle pensioni, che potrebbe portare con sé delle importanti novità. Quota 100, come noto, scadrà a fine anno, con il governo che è al lavoro al fine di stabilire le regole da seguire per poter finalmente accedere al trattamento pensionistico.

In base alle ultime indiscrezioni, ricordiamo, che si starebbe pensando all’introduzione di Quota 102 e al passaggio a Quota 104. In questo modo si dovrebbe cercare di evitare il ritorno alla Legge Fornero. Nel caso in cui si dovesse optare per queste soluzioni, pertanto, chi vorrà andare in pensione in anticipo dovrà fare i conti con degli importanti cambiamenti per quanto riguarda l’età minima e i contributi richiesti.  Entrando nei dettagli, infatti, bisognerebbe avere:

  • 64 anni d’età e 38 anni di contributi per Quota 102;
  • 66 anni d’età e 38 anni di contributi per Quota 104.

L‘importo dell’assegno pensionistico, come è facile immaginare, sarebbe più basso, in quanto determinati dal minor montante retributivo per via dell’uscita anticipata dal lavoro. Ma non solo, il Mef potrebbe decidere di seguire il suggerimento della Corte dei Conti. Quest’ultima, infatti, ha invitato a  prevedere per i lavoratori retributivi una via d’uscita parallela a quella della Legge Fornero. In tal caso verrebbe richiesto ai lavoratori almeno 64 anni di età e 20 di contributi per uscire anticipatamente dal lavoro.

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Se tutto questo non bastasse, per quanto concerne gli importi, invece, si dovrebbe fare i conti con un ulteriore vincolo. Ovvero il trattamento dovrebbe avere un importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Al momento comunque, come già detto, si tratta solo di ipotesi. Non resta quindi che attendere e vedere quali decisioni verranno prese in tale ambito dal governo.

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