Una qualche forma di rinegoziazione organizzata dei debiti pubblici è alle porte?

Le opportunità per il cambiamento arrivano spesso inaspettatamente, l’occasione è propizia per una collaborazione su scala globale.

Al momento la Commissione europea ha deciso di sospendere il Patto di Stabilità anche nel 2022, questo significa che i paesi dell’Unione europea potranno sforare la soglia del 3% di deficit sul rapporto debito PIL senza incorrere in sanzioni.

Sebbene si sottolinei che i paesi ad alto debito debbano a ogni modo, appena possibile, provvedere al miglioramento dei propri conti, questo potrebbe essere un primo passo nell’ottica di un’apertura alla ridefinizione di tutti quei limiti finanziari, che anziché aumentare il virtuosismo delle nazioni causano quelle barriere strutturali che le rendono antieconomiche.

Uno degli eventi più attesi della settimana è senza dubbio la riunione di politica monetaria della Banca centrale europea, in programma per giovedì 11 marzo. La BCE dovrà dare delucidazioni, tra le varie tematiche, sulla prosecuzione o meno nell’utilizzo del PEPP ovvero il Pandemic Emergency Purchase Programme, il programma di acquisto di titoli messo in campo dalla BCE, per fronteggiare la crisi dovuta alle restrizioni date dall’emergenza sanitaria e sostenere quindi l’economia dell’Eurozona

In origine il piano prevedeva una dotazione complessiva di 750 miliardi di euro la quale è poi cresciuta a causa del prolungamento inatteso dell’emergenza fino a raggiungere i 1.800 miliardi di euro. Il piano di aiuti straordinario dovrebbe cessare di esistere al termine dell’emergenza, tuttavia restano diversi dubbi sull’impatto che una proroga eccessivamente estesa nel tempo possa avere sull’economia reale. Non ostante la campagna vaccinale potrebbe avere successo entro la fine dell’anno, esiste comunque la sensazione diffusa che con il pericolo per i conti pubblici dei paesi come l’Italia, che hanno comunque un peso rilevante sulla tenuta dell’euro zona, i rendimenti obbligazionari europei nel medio termine potrebbero aumentare.

Oltre questo la BCE dovrebbe rivedere al rialzo le proiezioni sull’inflazione per il 2021, passando dall’1 all’1,5%, tenendo conto del dato sorprendentemente elevato di gennaio e febbraio e dell’aumento dei prezzi dell’energia.

Perché i prezzi dell’energia aumentano con l’inflazione?

La variazione del potere d’acquisto influisce sui costi dell’energia che a loro volta hanno un effetto sui costi di produzione e quindi sul prezzo finale di beni e servizi. Questo colpisce in soprattutto i paesi più dipendenti dall’acquisto di materie prime per il funzionamento delle sue infrastrutture industriali come gas e petrolio. Oltre a questo fattore esiste nel breve termine la speculazione e la possibilità d’influire arbitrariamente sui prezzi del petrolio dei paesi che costituiscono il cartello più importante della produzione mondiale.

È un momento storico nel quale per la prima volta l’umanità è colpita nel suo inseme da una minaccia che diversamente da quelle che determinarono i due conflitti mondiali, arriva da cause esogene all’uomo stesso, ed è perciò possibile che le nazioni risvegliate nella loro coscienza delle comuni fragilità possano decidere di riorganizzarsi seguendo degli interessi più simili a una cooperazione che a una competizione.

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