Il tuo portafoglio di investimento potrebbe essere a rischio: ecco come fare

Il campo della finanza è davvero molto vasto e nessuno, nonostante le competenze specifiche nel settore, può dirsi in grado di pianificare un investimento senza che esso abbia necessariamente un margine di incertezza.

variabili investimento

La storia del mercato dei capitali ha mostrato come i rendimenti ottenuti sono sempre relativi al rischio a cui l’investitore accetta di esporre il suo investimento. Negli Stati Uniti titoli generalmente molto sicuri, come i titoli di stato, hanno generato un rendimento medio negli ultimi 100 anni di circa il 4%.

Diversamente titoli molto più rischiosi e volatili come le azioni, hanno avuto un rendimento molto superiore, più del doppio rispetto a un buono del tesoro, correndo il rischio tuttavia di perdere una cospicua parte del capitale con variazioni del valore nel mercato azionario, che più volte in diversi anni hanno toccato minimi compresi tra il -20 e il -30%.

Il miglior modo per progettare un investimento è misurare il rischio ragionando in un contesto di portafoglio. Esso è il modo più efficace per valutare le probabilità a nostro favore. In modo tale che nell’incertezza sull’andamento dei rendimenti sia comunque possibile valorizzare negli anni il capitale investito.

Come calcolare la correlazione di un portafoglio

Un portafoglio per poter essere efficace deve essere composto da investimenti la cui variazione del valore sia quanto più possibile indipendente tra loro.

Per rispondere a questa domanda con un esempio pratico, immaginiamo di voler conoscere la correlazione tra due asset nel nostro portafoglio, valutati come beni rifugio, per esempio dollari americani e Bitcoin.

Nonostante la sua volatilità il Bitcoin può essere percepito oggi come un bene rifugio: è possibile che le persone tendano ad acquistare Bitcoin alla diminuzione del valore del dollaro? D’altronde è anche possibile che questo venga acquistato a causa della sua percezione di investimento particolarmente remunerativo, seguendo gli andamenti delle sue quotazioni a prescindere dal valore del dollaro.

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo in primo luogo raccogliere i dati sulle variazioni medie giornaliere del prezzo del dollaro e di quello del Bitcoin, per semplificare il calcolo possiamo simulare un valore del dollaro e uno del Bitcoin espressi da valori diversi da quelli reali, con un campione delle chiusure giornaliere degli ultimi tre giorni.

Coefficiente di correlazione

USD/Bitcoin                                            

  • 100/107
  • 120/320
  • 94/ 110

Media dei campioni raccolti

  • USD = (100 + 120 + 94)/3 = 104,66
  • Bitcoin = (107+320+110)/3 = 179

Differenza tra la media e i campioni

USD

  • 100 – 104,66 =  -4,66
  • 120 – 104,66 = 15,34
  • 94 – 104,66 = -10,66

Bitcoin

  • 107-179= -72
  • 110-179= -69
  • 320-79=  141

Somma dei prodotti

[(-4,66) (-72)] + [(15,34) (141)] + [(10,66) (-69)]

=

335,52 + 2.163 + -735,54 = 1763

Somma della differenza tra media e campioni elevata al quadrato

  • -4,662 + 15,342 + 10,662 = 370,65
  • -722 + 1412 + -692 = 29.826

Radice quadrata del prodotto tra i due risultati

  • 370,65 x 29826 =√11.005.007  = 3325

Coefficiente di correlazione tra Dollaro e Bitcoin

  • 1763/3325 = 0,53

Il risultato mostra quindi una correlazione positiva piuttosto debole.

Se la diversificazione degli investimenti, che consiste nel ridurre il rischio mediante ripartizione del capitale su asset diversi, con valori tra loro non correlati, è in grado di eliminare il rischio specifico insito nei singoli titoli detenuti, essa non è in grado di eliminare il rischio sistematico, ovvero quello insito nella nel contesto economico finanziario a cui il valore degli investimenti fa riferimento.

LEGGI ANCHE>> Sono questi i 5 settori più redditizi su cui investire nel 2021

Come calcolare il rischio e il rendimento di un portafoglio

Esiste un modo per effettuare una stima della variazione dei rendimenti attesi di un investimento, in modo da conoscere anche la rischiosità del portafoglio di investimenti, il quale può essere misurato secondo la sua varianza e lo scarto quadratico medio.

Per misurare il rischio di un portafoglio di investimento, bisogna prendere in considerazione la media degli scarti del valore atteso, elevata al quadrato. Il valore così ottenuto è chiamato varianza.

Nel concreto, immaginando un investimento su un titolo azionario, bisogna considerare le sue variazioni di prezzo intercorse sul lungo termine. Il tempo considerato dev’essere comprensivo e rappresentativo delle variazioni possibili all’interno di un ciclo economico, per esempio le sue quotazioni degli ultimi 10 anni. Di questo andamento si prende in considerazione la media e le differenze di valori che da questa si sono verificate nel tempo. Da questo dato si può calcolare infine la differenza che esiste tra i valori appena ottenuti.

Maggiore è la differenza tra i valori che si discostano dalla media, maggiore sarà la varianza e la rischiosità dell’investimento, in quanto esso mostra quanto l’incremento e la diminuzione del valore avvenute sull’asset possano differire dalle nostre aspettative.

LEGGI ANCHE>> Trading, il modo per diventare ricco esiste: ecco di cosa hai bisogno

Valutare il rischio sistemico

Per misurare il rischio sistemico detto anche rischio di mercato, è possibile misurare il beta, che rappresenta la sensibilità delle variazioni del valore di un portafoglio, in relazione ai movimenti di mercato. Questo dato indica quanto un titolo risponde con variazioni che possono essere proporzionali, superiori o inferiori, a quelle del mercato di riferimento.

Se il mercato di riferimento fosse quello dell’energia e in particolare il comparto petrolifero, avendo un portafoglio composto da tre titoli azionari come ad esempio Eni, Microsoft, Fiat:

  • Il titolo Eni potrebbe avere un beta superiore a 1 in quanto tende nella maggior parte dei casi ad amplificare le variazioni delle sue quotazioni, in relazione a quelle del mercato di riferimento relative quindi al prezzo del petrolio.
  • Il titolo Microsoft potrebbe avere un beta inferiore a 1 in quanto risentirebbe molto poco delle fluttuazioni del valore del mercato di riferimento.
  • Il titolo Fiat potrebbe infine avere un beta uguale a 1 reagendo alle variazioni del prezzo del petrolio in maniera proporzionale.

Ognuno di questi tre titoli in base al suo beta e in base alla percentuale di capitale investito, rispetto alla dimensione del nostro portafoglio, è in grado di generare una diversa esposizione al rischio sistemico, e un peso differente in grado di determinare più di altri titoli, sia in positivo che in negativo, il rendimento del nostro capitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *