Affitto con contratto a nero, cosa rischia l’inquilino: dettagli poco noti

Affitti con contratto a nero, locazione a nero: cosa rischia l’inquilino e gli altri aspetti che non tutti conoscono al riguardo

Di cosa și tratta quando si parla di “locazione in nero”, a cosa si fa riferimento, a quali casi, cosa rischia l’inquilino e cos’è il ravvedimento operoso: alcuni dettagli al riguardo sul tema che forse non tutti conoscono.

Affitto con contratto a nero: cosa rischia l'inquilino, dettagli poco noti
Porta chiavi, casa (fonte foto: Adobe Stock)

Quando si parla di affitti, si fa riferimento ad un tema di interesse generale ed una questione che sta a cuore a molti, una pratica, quella inerente al contratto di locazione, che come noto necessita obbligatoriamente della registrazione all’Agenzia delle Entrate.

Ma spesso il discorso può finire per riguardare anche la cosiddetta locazione in nero, una pratica che sarebbe ancora diffusa in Italia, spiega napolitoday.it, che indica il sorgere di un rapporto locativo tra due parti, basato su un contratto che però non viene registrato all’Agenzia delle Entrate e che dunque non è alla conoscenza del Fisco.

Se agisse in questo modo, colui che detiene la proprietà dell’abitazione evaderebbe l’imposta di registro nella misura del 50%, viene spiegato, per legge a suo carico, e l’IRPEF, imposta sui redditi che va calcolata per scaglioni di aliquote. Dall’altro lato, per quanto concerne l’inquilino, quest’ultimo risparmierebbe la quota del 50% a suo carico dell’imposta di registro, si legge ancora, e talvolta potrebbe finire per avere una riduzione per quel che riguarda il canone di mercato.

Ma cosa rischia l’inquilino senza un contratto valido e quali aspetti bisogna tener presenti?

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Affitti, casa senza contratto: cosa rischia l’inquilino e di cosa si tratta

Una tematica ed un argomento interessante che forse non tutti conoscono in alcuni dettagli e particolari, quello inerente alla locazione in nero, oggetto dell’approfondimento da parte di Napoli Today, che in primo luogo si sofferma sul concetto, spiegando che può essere composta in due modi.

Nello specifico, si legge, rispetto alla locazione in nero, questa riguarda un contratto verbale, e quindi con senza un contratto scritto, oppure con contratto scritto, regolarmente e controfirmato, ma che non viene registrato all’Agenzia delle Entrate.

Restando nell’ambito di quello scritto, si parla di locazione in nero totale, quando non viene registrato a Agenzia delle Entrate, o parziale, quando viene registrato ad Agenzia delle Entrate un contratto diverso da quello che c’è realmente, con riportato un canone di importo minore rispetto a quello che viene versato effettivamente dall’inquilino e riscosso dal proprietario, che in tale modo risparmia su una porzione di tasse.

Rispetto ai rischi che si corre con tale operato, l’inquilino che decidesse di prendere in locazione un immobile in assenza di contratto valido, quindi scritto, firmato e registrato, spiega Napoli Today, in primo luogo non può attivare giudizio ai fini della tutela dei propri interessi e dei propri diritti.

Dal punto di vista fiscale, in presenza di un accertamento, quest’ultimo è responsabile in solido con il proprietario dell’imposta di registro annuale, che si calcola in misura percentuale sul canone effettivamente corrisposto, ben avvisandosi che il termine generale di decadenza, viene spiegato ancora, relativo all’accertamento è quinquennale, sebbene vada posta attenzione alle proroghe dei termini disposte in relazione alla situazione della pandemia.

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Affitti, locazione in nero: cos’è il ravvedimento operoso

Qualora vi fosse una irregolarità relativa a Irpef e anche all’imposta di registro, in caso di una registrazione non fatta o di una registrazione per importo parziale, NapoliToday.it spiega che si potrebbe sanarla facendo ricorso al provvedimento operoso, mediante il versamento di interessi di mora sul dovuto, dalla data in cui si sarebbe dovuto effettuare la registrazione o il pagamento dell’Irpef, e le sanzioni ridotte previste come incentivo al corretto comportamento fiscale.

Va prestata attenzione ad alcuni aspetti. Nel caso in cui il pagamento avvenisse dopo trenta giorni dalla naturale scadenza, la sanzione risulta essere pari al 6%, a cui bisogna sommare interessi di mora e imposta dovuta. Nel caso avvenisse dopo novanta giorni, la sanzione è pari al 12%, con interessi di mora e imposta dovuta. Se trascorso un anno, sanzione al 15% più interessi di mora e imposta dovuta.

Nel caso siano trascorsi più di un anno e non oltre i due anni, la sanzione si attesta al 17.14% più interessi di mora e imposta dovuta. Oltre i due anni, la sanzione si attesta al 20%, a cui vanno sommati interessi di mora e imposta dovuta.

Napoli Today infine, chiarisce anche che nel caso in qui la posizione fosse regolarizzata dopo la constatazione dell’irregolarità da parte dell’Agenzia, in quel caso la sanzione sarebbe al 24%, a cui andrebbero poi somma interessi di mora e imposta omessa.

Ad ogni modo ed al di là di tutto, è importante informarsi ed approfondire il tema mediante un confronto con esperti del campo e professionisti del settore per chiarire ogni eventuale dubbio, ed è bene, fondamentale agire nel rispetto di quanto stabilito e previsto dalla legge.

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