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Apple: quanto potranno valere per gli azionisti i suoi obiettivi ecologici?

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Tra il 2014 e il 2019 le emissioni di gas serra sono cresciute in media dell’1,3%, tuttavia qualcosa è cambiato: il mercato azionario premierà la sfida di alcune aziende del settore hi-tec?

Il 2020 è stato un anno negativo dal punto di vista sia delle perdite umane che di quelle economiche, ma il record del crollo delle emissioni pari al 7% a causa dei fermi produttivi, dei trasporti e nonché del turismo, potrebbe inaugurare la svolta epocale per ridurre l’impatto ambientale a cui partecipano le grandi aziende che rinnovano la loro immagine nell’ottica di una narrazione ecologista. Tuttavia bisogna vedere se dal punto di vista strettamente remunerativo, queste scelte possano essere ripagate così da poter essere sostenute a lungo termine.

Nelle parole del direttore generale dell’International Renewable Energy Agency Francesco La Camera, emerge tutto l’entusiasmo per la missione ecologica, che vede l’orizzonte dei prossimi 30 anni come l’apice degli sforzi per completare la transizione energetica, dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, in cui l’elettricità giocherà un ruolo predominante e sarà tale da poter coprire i consumi per il 51% degli usi di energia, ed essere prodotta quasi totalmente da fonti rinnovabili. I confronti con i numeri attuali lasciano intravedere un ampio margine di nuove risorse che dovrà essere liberato e approntato coinvolgendo necessariamente l’economia attuale. Se gli sforzi fossero effettivamente conseguiti in queste misure, vedremo un vero balzo rispetto ai consumi attuali, con circa 75% di questi che ancora sono alimentati da fonti di energia basate su carburanti fossili.

Il ruolo delle aziende tech nella transizione energetica

Le aziende coinvolte nel settore tecnologico e in particolare Apple sembrano proprio in questi giorni confermare questa tendenza, quasi un segno simbolico del cambiamento se non fosse che effettivamente sono in ballo miliardi di dollari e interi comparti economici. I 57,4 miliardi di dollari di fatturato di Apple nel 2020 hanno superato per la prima volta il gigante degli idrocarburi Saudita Aramco, che ha registrato un utile in calo arrivato a ‘soli’ 49 miliardi di dollari. Per avere un termine di paragone, la capitalizzazione dell’intero listino italiano vale attualmente circa 700 miliardi di euro.

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Sembra quindi che l’industria tecnologica capitanata da Apple segni una differenza nel saper convertire la sua politica industriale adottando valori e modelli ecosostenibili, lasciando invece a margini dell’economia le aziende che ancora hanno il loro core business nel petrolio. Il picco nel consumo dell’oro nero, secondo le stime di British Petroleum dovrebbero essere state raggiunte già nel 2019 con livelli di consumo che non torneranno più a quelli precedenti l’inizio della pandemia.

Già da luglio 2020 Apple ha annunciato di voler modificare alcune caratteristiche dei propri prodotti fino a coinvolgere l’intera filiera produttiva, compresa la catena di fornitori, al fine di avere un impatto zero rispetto alle emissioni di CO2 entro il 2030. Tuttavia questa scelta include necessariamente una rinuncia. Infatti i suoi iPhone 12 non hanno né l’alimentatore della batteria né gli auricolari. La scelta è stata motivata sia dalla necessità di aumentare l’efficienza dei trasporti delle confezioni, sia la diminuzione dell’utilizzo di terre rare, metalli preziosi la cui estrazione è particolarmente inquinante, contenendo così l’impatto ambientale per ogni iPhone venduto. L’effetto ecologico di questi cambiamenti secondo le stime dell’azienda sarà pari a quelle di circa mezzo milione di auto in meno in circolazione.

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Nonostante gli sforzi e le attese positive sul breve periodo, il prezzo delle quotazioni Apple sconta in questi giorni una rottura della tendenza rialzista dell’ultimo anno, dovuta probabilmente sia ai mutamenti nelle aspettative sul rendimento degli indici azionari sia in parte a prese di profitto, che hanno causato la violazione del trend long a partire dalla terza settimana di febbraio, segnando un nuovo minimo a 116,21 dollari. In ottica di medio termine il prezzo, disceso sotto la sua media degli ultimi 15 giorni e con un oscillatore MACD che non ha ancora segnato livelli di ipervenduto, configura opportunità ribassiste con proiezioni su due obbiettivi di prezzo, posti rispettivamente a 111 e 103 dollari. Essi possono tuttavia divenire nuovi supporti, validi affinché i nuovi storni di prezzo possano attirare volumi in acquisto, che potranno sostenere le quotazioni fino a portarle all’interno del range formatosi e confermato nei sette mesi precedenti e posto tra i 120 e i 124 dollari.

 

Le informazioni presenti in questo articolo non sono da intendersi come un invito all’investimento né alla speculazione.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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