BCE impegnata a ridurre l’inflazione, scatta così anche l’aumento dei mutui

La BCE intenzionata a proseguire con l’aumento dei tassi di interesse mostra ai mercati il forte impegno a ridurre l’inflazione; scatta così anche l’aumento dei mutui.

In Italia a luglio l’ISTAT ha rivelato un indice dei prezzi al consumo aumentato dello 0,4% su base mensile e del 7,9% su base annua. Oltre a questo un altro limite per la crescita economica è rappresentato dal calo dalla fiducia dei consumatori e delle imprese.

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fonte foto:adobestock

Con l’aumento di 50 punti base deciso dalla BCE sul costo del denaro saranno previsti ulteriori ostacoli economici per i consumatori, necessari per rallentare la domanda e gli investimenti. Tra questi il più immediato sono gli interessi sui mutui a tasso variabile. I mutui variabili legati all’Euribor hanno già scontato un lieve rialzo a inizio mese che ha fatto seguito a quello di giugno pari a 25 centesimi. L’Euribor a 1 mese dal 1° luglio era già salito passando da -0,51 a -0,26% mentre quello a tre mesi è passato da -0,18 a +0,13 diventando positivo dopo 7 anni.

Sul lungo termine il dato può influire in modo importante, questo perché la BCE intende continuare a intervenire sui tassi di interesse adottando ulteriori misure per assicurare un ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

La Banca d’Italia rileva una tendenza in crescita per gli interessi di mutui e prestiti

La Banca d’Italia rileva una tendenza in crescita anche per i mutui e prestiti comprensivi di Taeg che si sono collocati rispettivamente al 2,37% e all’8,34% per le nuove erogazioni di credito al consumo. Dai dati dell’istituto è emerso inoltre una crescita dei prestiti al settore privato nell’ultimo anno pari al 3,2%. Mentre i prestiti erogati alle famiglie e alle imprese fuori dal settore finanziario sono incrementati del 4,1 e del 2,6% rispetto al mese precedente.

Non solo l’Italia ma la tendenza arriva anche dagli effetti dell’economia Usa. L’evolversi delle prospettive della corsa dell’inflazione ha modificato le aspettative anche per l’eurozona. Morgan Stanley ne ha riformulato al ribasso le proiezioni di crescita stimando ora una recessione leggermente più profonda nel quarto trimestre di quest’anno.

L’istituto d’affari prevede inoltre un impatto più duraturo della crisi energetica che saranno più acuiti nell’inverno 2023-24. L’aspettativa si è già riflesso negli indici PMI di agosto, portando la probabilità di crescita negativa nell’ultimo trimestre al massimo dalla prima ondata di Covid e intorno ai livelli osservati durante la crisi del 2012.

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Dall’ultima revisione delle prospettive di crescita (a fine giugno), si sono materializzati ulteriori venti contrari, in gran parte legati alle persistenti tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina e alle loro ricadute, con un ulteriore calo della fornitura di gas all’Europa. I flussi del Nord Stream 1 sono stabili a circa il 20% della capacità con la possibilità di una nuova interruzione la prossima settimana. Per questo il mercato del gas è sotto pressione e lo sarà per almeno il resto dell’anno. Gli attuali livelli di prezzo riducono di circa 10 punti base la crescita del Pil dell’eurozona a trimestre. Inevitabilmente, tutto questo spingerà ulteriormente l’attività economica a ribasso.

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