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Economia e Finanza

La Bce mette in allarme mutui: quello che c’è da sapere sul rialzo dei tassi di interesse e come sopravvivere ai rincari

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La Bce lo ha reso ufficiale e non accadeva da 11 anni: saranno innalzati di 50 punti base i tre indici di interesse di riferimento.

Sulle maggiori attività di rifinanziamento, sulle minori attività di rifinanziamento e sui depositi presso di essa i tassi saranno rispettivamente allo 0,50%, allo 0,75% e allo 0,00%, a partire dal 27 luglio 2022.

Pixabay

A crescere è il prezzo del denaro. Se le banche europee dovessero investire una spesa superiore per ricevere prestiti dalla Banca Centrale Europea, di conseguenza anche i mutui e i prestiti a tasso variabile richiesti da famiglie e aziende si riveleranno più dispendiosi.

La Bce rialza i tassi, quale futuro per famiglie e aziende

Quali sortite avrà il rialzo degli indici proclamato dalla Bce sui mutui è una domanda che si pongono in molti. Un effetto immediato e proporzionato lo si registrerà solamente su un numero esiguo di mutui variabili adeguati appunto all’indice di Francoforte; si tratta di articoli che, a corrispondenza di spread, ciascuna banca è vincolata a proporre in alternativa ai prodotti inquadrati in Euribor ma che hanno ricevuto blando interessamento.

Va detto che da tempo l’Euribor si pone al di sotto del tasso Bce. Circa i prodotti riguardanti Euribor, che, rammentiamo, equivale al prezzo del denaro spostato a breve (da 1 a 365 giorni) da una banca all’altra, già a partire dal principio di luglio hanno si è pagato lo scotto del rialzo decretato da Francoforte, scommettendo viceversa su di una crescita di 25 centesimi e non di 50.

Mutui a tasso variabile

L’Euribor sale da -0,51 a -0,26% nel giro di un mese scarso; il termine di raffronto nell’ultimo trimestre, prendendo in considerazione l’indice benchmark per i mutui a tasso variabile, si muove da -0,18 a +0,13. 31 centesimi da sommare agli altri 40 segnalati in principio di 2022, in quei giorni l’Euribor si attestava al -0,58.

Proviamo a simulare sulla quota del mutuo a tasso variabile. Consideriamo un mutuo pari a 200 mila euro da pagare in un trentennio: per ogni 25 centesimi di punto la crescita della rata equivarrà a 24 euro mensili (e pertanto 48 qualora l’Euribor assimilasse nel complesso i 50 centesimi di rincaro); per un ventennio la dilatazione sarebbe di 18 euro ogni 25 centesimi.

Cosa accade con i mutui a tasso fisso

Sebbene la crescita dei tassi variabili, questi sono sempre più vantaggiosi rispetto ai fissi. Da una analisi di mercato del Corriere della Sera vien fuori come

  • nella media delle migliori offerte a 20 anni il fisso si situa 3,10% contro lo 0,97% del variabile; a 30 anni il fisso è al 3,08% contro l’1,08 del variabile.

Prendendo l’esempio di cui sopra, per quanto riguarda il mutuo da 200 mila euro che su un lasso temporale di un ventennio s i andrebbero a spendere:

  • 1120 euro fisso vs 920 euro per variabile.

Per un trentennio:

  • 851 euro fisso vs 630 euro variabile.

Discrepanze tangibili che rendono comprensibile la decisa crescita di istanze di tasso variabile, che passano al 35-40% del mercato rispetto al 5% del principio 2022.

Spingendosi oltre con le previsioni potremmo ipotizzare un ulteriore rialzo del prezzo dei mutui, in parte connesso alle imminenti disposizioni di Francoforte, in parte come effetto delle strategie bancarie in ottica crescita del proprio spread.

Chiunque si stia muovendo per un  tasso variabile si aspetti ennesimi rincari.

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