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Borsa e Mercati

BTP e Bund: ha ancora senso misurare lo spread? Ecco cosa può confondere gli investitori

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BTP e Bund; cosa succede se la Germania smette di essere un benchmark affidabile sul rendimento dei titoli di Stato italiani?

La tendenza al ribasso dei mercati azionari concentra l’attenzione degli investitori sui beni rifugio come il dollaro e sui rendimenti obbligazionari.

Redazione Trading.it

Il trend short ha lasciato sul terreno ulteriori perdite sia sugli indici Usa che su quelli italiani. I rimbalzi di questi due giorni sono movimenti fisiologici all’interno di un mercato orso.

Ottobre è un periodo stagionalmente favorevole ai rimbalzi. Attualmente è difficile stabilire se arriveranno minimi ancora più bassi.

Ieri il Dow Jones ha guadagnato l’1,12%, il Nasdaq lo 0,9% e lo S&P 500 l’1,14%. Nonostante questo, le prospettive per l’economia preoccupano. Un rapporto di Fitch ha evidenziato come gli interventi della Fed potrebbero portare l’economia in una recessione simile a quella del 1990. In rialzo lo spread tra Btp italiani e omologhi Bund tedeschi a 10 anni oggi sopra i 240 punti.

Le indicazioni provenienti dai dati macroeconomici dell’economia Usa hanno gettato ulteriori conferme sul rallentamento dell’economia. Nel mese di ottobre, la manifattura dello Stato di New York scende a -9,1, un calo nettamente maggiore rispetto al dato precedente, pari a -1,5. L’aspettativa è stata superata da un dato doppio rispetto al sentiment degli analisti.

In questo contesto segnali contenuti di rallentamento dell’economia italiana si scontano in anticipo sui rendimenti dei BTP. Il segnale di una sempre maggiore avversione al rischio si evince dall’ultima collocazione del MEF di 8,75 miliardi di euro per i titoli di stato a scadenze tra i 3 ai 30 anni.

Cosa dire invece dello spread con il Bund tedesco?

I rendimenti sui BTP con scadenza rispettiva a 7, 15 e 30 anni si attestano rispettivamente a: 4,25%, 4,82% e 4,78%. Ma cosa dire invece dello spread con il Bund tedesco? Il benchmark sull’affidabilità dei titoli di Stato italiani e dell’eurozona potrebbe divenire presto poco affidabile. Se infatti i rendimenti tendono a salire o scendere in relazione a quella di un’istituzione economica come la Germania, questa oggi in difficoltà può generare variazioni dello spread in diminuzione, senza comportare una causa positiva sul debito nostrano.

Nonostante lo Spread Btp/Bund si attesti a circa 240 punti, variazioni significative di tale parametro con lo stesso valore di quello visto nel 2011 potrebbero essere molto difficili da ripetersi. Con l’inflazione a livelli record, anche i tassi d’interesse tendono a salire a causa delle pressioni delle banche centrali e degli effetti di queste sui consumi.

Le differenze sono dovute in particolar modo all’inflazione dell’area euro e alla sensibilità tedesca sugli approvvigionamenti di gas.  Per questi motivi lo spread può smettere di influire in modo diretto, sia positivo che negativo sulla domanda del titolo.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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