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Caro carburante: in questi casi è l’azienda a pagare

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Il caro carburante degli ultimi tempi rende necessario per i lavoratori la ricerca al risparmio: secondo la Legge, per il 2022 in questi casi dovrà pagare l’azienda. Ecco quali sono. 

A seguito delle tensioni geopolitiche in Europa e dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina il prezzo del carburante ha raggiunto i massimi storici con tariffe al distributore che superano abbondantemente la soglia dei due euro al litro. Questa situazione ha messo in seria difficoltà i lavoratori: sia quelli del settore degli autotrasporti che i dipendenti che ogni mattina devono recarsi presso i luoghi di lavoro.

Con sempre meno soldi in tasca e un aumento generale del costo della vita, i lavoratori cercano un modo per risparmiare. Secondo la Legge e gli aggiornamenti del 2022, esistono alcuni casi in cui è l’azienda a dover pagare i costi del carburante. Ecco quali sono e come possono fare i lavoratori in crisi per ottenere tale diritto.

Carburante, in alcuni casi a pagare le spese è l’azienda

Gli ultimi aumenti del costo del carburante hanno messo in seria difficoltà tutti quei lavoratori che quotidianamente utilizzano un autoveicolo per recarsi al lavoro o per le eventuali trasferte. Ci sono, secondo la Legge italiana, alcuni casi in cui non è il lavoratore a doversi fare carico delle spese del rifornimento ma è l’azienda.

Nel dettaglio, un lavoratore può avere a disposizione un’auto aziendale o un veicolo di servizio. La prima è messa a disposizione dall’azienda al lavoratore per i suoi spostamenti professionali e personali; la seconda, invece, è utilizzabile per le trasferte e i viaggi lavorativi e deve essere consegnata necessariamente al termine dell’orario di lavoro. 

Anche se appartenenti a due categorie diverse, questi veicoli hanno qualcosa in comune: l’azienda, infatti, dovrebbe farsi carico dei costi del carburante. Tuttavia, non è sempre così: scopriamo per quale ragione.

I casi in cui l’azienda paga il carburante

Prima di addentrarsi in questa materia, bisogna analizzare l’utilizzo dell’auto aziendale. Qualora esso sia ad utilizzo promiscuo, infatti, potrà essere utilizzata dal lavoratore sia per motivi concernenti l’attività lavorativa, sia per motivi personali e quindi anche durante le ferie. In questo caso le spese saranno ripartite tra il lavoratore e l’azienda: è consuetudine, infatti, che durante le vacanze sia egli a pagare il proprio carburante.

In tutti gli altri casi è l’azienda che si fa carico dei costi di rifornimento: il lavoratore sarà tenuto a conservare scontrini e fatture ad ogni pieno e il datore di lavoro rimborserà quanto pagato. Tuttavia, tale consuetudine è diversa e di solito varia da azienda ad azienda.

Nicola Sabatino

Studente di Banking and Finance presso La Sapienza di Roma, da tempo per passione mi occupo della redazione di contenuti per testate online. Mi occupo di tematiche fiscali e di strumenti di investimento. Creatore di contenuti per la testata Trading.it da oltre un anno.

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