Conto corrente, chi conosce ogni nostro minimo movimento: non è solo il Fisco

Per chi ha un deposito bancario la sicurezza conto corrente è uno degli aspetti più importanti. Attenzione: qualcuno che ha la possibilità di spiarci.

Conservare il proprio denaro su un deposito bancario è uno dei metodi più sicuri a disposizione. Inoltre, grazie ai servizi di Home Banking è possibile effettuare operazioni da remoto, evitando lunghe code agli sportelli e avendo il proprio conto corrente a portata di Click. Tuttavia, bisogna fare attenzione alla sicurezza per evitare che qualcuno possa spiare il saldo e la lista dei movimenti.

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fonte foto:adobestock

Se non si cedono le password e i codici di accesso ad un’altra persona, teoricamente nessuno ha la possibilità di effettuare operazioni con il proprio conto corrente bancario o postale. Lo stesso discorso vale anche per il proprio saldo e la lista dei movimenti, che sono protetti da un sistema di sicurezza avanzato.

Tuttavia, per ragioni di natura fiscale o debitoria è possibile, che le autorità competenti sbircino il saldo e la lista dei movimenti di un conto corrente bancario o postale. Vediamo quando e come accade.

Sicurezza conto corrente: chi spia il saldo e la lista dei movimenti?

Il conto corrente bancario o postale sono accessibili solo dai propri titolari. In sostanza, per poter controllare le operazioni effettuate sul deposito è necessario essere muniti di password e codici di accesso, di cui solo il titolare o i titolari del conto sono a conoscenza.

Nessuno, neanche l’istituto di credito presso il quale è presente il deposito di denaro, ha la possibilità di accedere alle informazioni riservate.

Tuttavia, c’è una fattispecie, ammessa dalla legge, che permette alle autorità giudiziarie di effettuare accertamenti fiscali tributari sui depositi bancari o postali.

Questa circostanza si verifica in caso di evasione fiscale o di tasse non pagate, per le quali l’Agenzia delle Entrate ha effettuato l’iscrizione a ruolo delle somme dovute.

Riscossione crediti dai privati

Per quanto, invece, riguarda la riscossione dei crediti da parte di privati, la legge ammette che un soggetto terzo (il creditore) abbia la possibilità di venire a conoscenza della situazione economica del soggetto debitore.

In sostanza, il creditore viene munito di titolo esecutivo che gli permette di sapere se il suo debitore è titolare di: conti correnti, investimenti o altri asset utili.

In questo modo, il creditore ha la possibilità di richiedere il pignoramento dei beni del debitore, tramite l’ufficiale giudiziario. Così facendo, egli agisce mediante lo strumento dell’espropriazione forzata che gli permette di recuperare il suo credito.

Per concludere: chi non ha debiti può dormire sonni tranquilli. Nessuno ha la possibilità di accedere alle informazioni che riguardano i propri conti correnti postali o bancari.

Il rischio potrebbe concretizzarsi solo nel caso in cui il titolare del deposito abbia ceduto le password e i codici di accesso ad altre persone.

Le novità del fisco con gli accertamenti anonimi

Secondo l’ordinamento giuridico italiano, l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di effettuare accertamenti anonimi, al fine di combattere l’evasione fiscale.

In sostanza, il fisco può controllare i movimenti finanziari ed economici di un soggetto sospetto, inviando a quest’ultimo una lettera di conformità.

La procedura può riguardare tutti i contribuenti, anche quelli che non sono mai stati interessati da accertamenti di carattere fiscale.

Si tratta di una novità introdotta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, tramite una risposta del 20 aprile ad una specifica interrogazione parlamentare.

Nella suddetta sede, il Ministero ha confermato la possibilità di incrociare informazioni contenute nelle banche dati fiscali con quella finanziarie. Il MEF ha garantito che questa procedura è effettuata nel massimo rispetto delle normative sulla privacy.

In questo caso, si ricorre alla cosiddetta “pseudonimizzazione” che permette di effettuare l’analisi del rischio in maniera anonima.

Nel caso in cui dall’accertamento risultassero delle anomalie, l’Agenzia delle Entrate avrebbe la possibilità di associare i dati alle vere identità.

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