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Conto corrente cointestato: quali e quante tasse si pagano? Non tutti lo sanno

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Il conto corrente cointestato è una buona opzione per garantire una sicurezza economica ai figli in caso di divorzio: ecco quali sono le tasse da pagare in merito. Scopriamo tutte le informazioni al riguardo.

Non di rado, durante le cause di divorzio in cui sono presenti figli nel nucleo familiare si decide di aprire un conto corrente cointestato: questa opzione, infatti, è la più sicura per garantire la necessaria sicurezza economica alla prole. Secondo una recente comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, esso è soggetto al pagamento di alcune tasse.

Ecco quante e quali sono le tasse da pagare in questo caso: scopriamo insieme tutti gli obblighi fiscali previsti dalla Legge a cui adempiere.

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Conto corrente cointestato: secondo le direttive del Fisco bisogna pagare queste tasse

Gli esperti di “La legge per tutti” hanno analizzato nel dettaglio il conto corrente cointestato: in particolare, essi hanno fornito numerose informazioni in merito al regime fiscale cui esso è sottoposto. Questo strumento così importante, infatti, è spesso previsto nelle cause di divorzio: in questo caso esso rappresenta una fonte di sicurezza economica per la prole a carico della coppia che decide di interrompere il matrimonio.

In questa particolare situazione la sua creazione è considerata una donazione nei confronti dei figli: per questo motivo ci sono delle tasse che andranno pagate. Secondo quanto stabilito dal Fisco, il conto corrente cointestato in alcuni casi è esente da imposta sulle donazioni; in altri casi, invece, tale imposta andrà necessariamente versata.

Nel dettaglio, non bisognerà pagare alcuna tassa nel caso in cui, durante causa di divorzio o di separazione il giudice imponga di cointestare con la madre un conto corrente nel quale far confluire il denaro spettante per il mantenimento dei figli a carico. Nella fattispecie appena descritta la donazione non è un mero atto di generosità, ma un obbligo stabilito dal giudice o dall’autorità giudiziaria competente: in questo caso non sarà soggetto al versamento di alcuna imposta.

La madre, infatti, non è il soggetto beneficiario delle somme ma un semplice delegato che le preleverà per far fronte alle esigenze economiche della prole.

Cosa ha stabilito la Corte di Cassazione

Per chiarire ulteriormente la situazione, attraverso una sentenza, anche la Corte di Cassazione ha espresso il proprio parere.

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In particolare, “La cointestazione dei conti bancari autorizza il cointestatario ad eseguire tutte le operazioni consentite dalla cointestazione, ma non attribuisce al cointestatario, che sia consapevole dell’appartenenza ad altri delle somme affluite sui conti e dei relativi saldi, il potere di disporne come proprie“.

Dunque, in tutti i casi in cui la cointestazione avviene tra coniugi o familiari in linea retta non si dovrà sottostare all’obbligo di versare l’imposta sulle donazioni di valore inferiore a un milione di euro. Nel momento in cui tale importo dovesse superare la cifra indicata, l’imposta sarà del 4%.

In tutti gli altri casi, i versamenti nei confronti del Fisco sono obbligatori.

Nicola Sabatino

Studente di Banking and Finance presso La Sapienza di Roma, da tempo per passione mi occupo della redazione di contenuti per testate online. Mi occupo di tematiche fiscali e di strumenti di investimento. Creatore di contenuti per la testata Trading.it da oltre un anno.

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