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Economia e Finanza

Contributi figurativi e pensione invalidità: in alcuni casi non è prevista la maggiorazione

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Contributi figurativi e pensione invalidità: focus su una delle più importanti agevolazioni previste per gli invalidi civili.

Le persone a cui è riconosciuta l’invalidità civile hanno diritto alla cosiddetta maggiorazione contributiva. Si tratta di un’agevolazione chi prevede una maggiorazione contributiva di due mesi per ogni anno lavorativo.

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Tale agevolazione è riconosciuta ai soggetti con invalidità accertata pari o superiore al 74%. Per questa categoria di invalidi è prevista una maggiorazione contributiva che concede fino a 5 anni in più di contributi su 30 di servizio.

In pratica, per ogni anno di lavoro all’invalido civile, con percentuale superiore al 74%, spettano 14 mesi di contributi di cui 12 effettivi e due figurativi.

Contributi figurativi e pensione invalidità: facciamo chiarezza

Il lavoratore a cui viene riconosciuto un grado di invalidità pari o superiore al 74% ha diritto ad una maggiorazione contributiva di due mesi per ogni anno di lavoro prestato. In pratica, per ogni anno di servizio prestato con i requisiti sanitari previsti dalla legge, il lavoratore invalido versa 12 mesi di contributi lavorativi più 2 mesi di contributi figurativi.

La legge stabilisce una maggiorazione contributiva massima di 5 anni a fronte di 30 anni di servizio.

In ogni caso, è doveroso ricordare che oltre all’assegno di assistenza e alla pensione di invalidità, i soggetti invalidi hanno diritto all’assegno ordinario d’invalidità civile, qualora il punteggio di invalidità riconosciuto sia compreso tra 67 e 99%. Ma, si tratta pur sempre di prestazioni assistenziali che vengono calcolate in base al valore del montante contributivo versato dal lavoratore.

I contributi figurativi

Per quanto riguarda la contribuzione figurativa, che permette di ottenere le maggiorazioni per gli invalidi civili, è doveroso precisare che se non questi contributi comportano un aumento dell’importo dell’assegno previdenziale percepito.

Tale eventualità si verifica nel caso di pensioni calcolate con il sistema contributivo puro. Dopotutto la maggiorazione contributiva non ha alcuna influenza sul montante contributivo. Di conseguenza, applicando il sistema contributivo non ha importanza quanti siano gli anni lavorati, ma ciò che conta è il montante contributivo. Ci stiamo riferendo alle quote di retribuzione che il lavoratore accantona ogni anno, ovvero al 33% della sua retribuzione.

Per concludere, la pensione contributiva non prevede un aumento dell’importo dell’assegno qualora questo sia calcolato con il sistema contributivo puro.

Diverso è il discorso nel caso in cui si applica il sistema retributivo puro. Tale sistema si basa solo sui contributi versati a partire dal primo gennaio 1996. In alternativa, le leggi attualmente in vigore permettono di utilizzare anche il cosiddetto sistema misto. Esso tiene conto sia dei contributi versati prima del 1996 che di quelli versati dopo tale data.

Floriana Vitiello

Aspirante giornalista. Si occupa della stesura di articoli per il web da oltre 5 anni. La scrittura è la sua più grande passione. Dopo diversi progetti editoriali in veste di Ghostwriter, approda su Trading.it e si dedica all’elaborazione di testi riguardanti pensioni, fisco e tasse. Impegnata in diversi progetti editoriali.

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