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Criptovalute

Riciclaggio di denaro con i Bitcoin: possibile? È già successo

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Le critpovalute hanno immediatamente interessato il mondo della criminalità organizzata, sempre in cerca di nuovi metodi per lavare il denaro proveniente dalle attività illecite.

Il mondo delle criptovalute, a causa della crescita esponenziale del mercato e della criptografia delle transazioni, nonostante l’apparente ufficialità della sua economia, ha inevitabilmente costituito occasione di interesse per la microcriminalità e la criminalità organizzata, divenendo anche un mezzo per reinvestire i capitali frutto di condotte illecite.

Già nel 2018 quando il Bitcoin valeva appena 16.000 dollari diverse operazioni di polizia di carattere nazionale e internazionale, hanno messo in luce sia negli Stati Uniti che in Europa la tendenza a utilizzare il Bitcoin come mezzo di finanziamento di attività finalizzate al terrorismo o finanziare le attività economiche collegate ad associazioni mafiose.

Secondo un report rilasciato da Chainalysis, una società specializzata nell’analisi dei volumi e dell’attività finanziaria sulla blockchain, tra il 2019 e il 2020 le transazioni ricollegabili ad attività illecite hanno raggiunto un volume superiore ai 30 miliardi di dollari.

Appare evidente che le caratteristiche delle criptovalute, senza il controllo di un’autorità centralizzata, rappresenta una formidabile occasione per gestire i capitali provenienti dal mercato nero, eliminando ogni possibile collegamento con il reato o i beni di provenienza illecita.

La criminalità organizzata all’avanguardia: cocaina con i Bitcoin

Per quanto riguarda il nostro paese, la criminalità organizzata si è fatta trovare pronta, lo conferma l’operazione “European ‘ndrangheta connection”, che verso la fine del 2018 ha portato all’arresto di oltre 90 persone, facendo emergere un quadro preoccupante, con le cosche mafiose coinvolte in riciclaggio e traffico internazionale tra Italia, Europa e Sud America.

In particolar modo la ‘ndrangheta sembra essere già all’avanguardia, con intercettazioni nelle quali si rendevano disponibili a utilizzare le criptovalute per esigenze di allocazione del capitale e per pagare le partite di cocaina in Brasile con l’uso dei Bitcoin. Arrivati troppo in anticipo sui tempi e sulle altre organizzazioni criminali, l’affare sembra essere saltato perché i narcotrafficanti brasiliani non erano a conoscenza dei modi con i quali utilizzarli.

LEGGI ANCHE>> I metodi degli hacker per rubare le tue criptovalute: ecco come difenderti

Le istituzioni finanziarie scandagliano la blockchain

A causa di queste realtà, la blockchain delle maggiori criptovalute, viene scandagliata da parte delle istituzioni finanziarie, per mezzo software che analizzano in tempo reale il rischio associato alle transazioni e alle conversioni di valute che vanno poi a coinvolgere asset dell’economia reale, e indirettamente le banche quando il denaro ripulito viene depositato sui conti correnti.

Le istituzioni finanziarie hanno il compito di verificare la provenienza dei fondi depositati, quando questi hanno un’entità particolarmente rilevante o sono stati arrivati sul conto coinvolgendo una serie di persone e di transazioni che rientrano statisticamente in quei casi che costituiscono motivo di sospetto.

In particolare per combattere la possibilità di attività illecite come il riciclaggio di denaro, viene applicato un protocollo chiamato money laundering risk assessment con la finalità di stabilire secondo una serie di parametri, quali attività possono indicare la presenza di un rischio connesso all’evasione fiscale, il finanziamento di attività terroristiche e il riciclaggio di denaro.

Per ottenere questi risultati hanno necessità di conoscere le generalità del cliente, le caratteristiche dei sui pagamenti e le relazioni che esso ha con l’istituto di credito. Viene attenzionato per esempio; uno stesso pagamento che viene ripetuto suddividendolo in piccole quantità, o un pagamento che è inviato a un conto rimasto a lungo tempo inutilizzato o inattivo, se il deposito risulta sproporzionato sia in eccesso che in difetto rispetto al reddito dichiarato, in base alla provenienza geografica delle transazioni non che naturalmente se la transazione è da o per un exchange di criptovalute, in particolar modo se questo è registrato in un paese con una legislazione che ammette criteri di trasparenza differenti rispetto a quello del cliente.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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