Crisi di governo, quanto pesa sulle tasche e sulla vita degli italiani, cosa c’è da sapere e in cosa sperare!

Crisi di governo, infine è giunta. Un evento che porta con sé una serie di problematiche specie dal punto di vita economico.

A ballare sono i 21,8 miliardi del Pnrr, i 10 del decreto Aiuti bis di luglio e i 5-6 del taglio del cuneo fiscale. In Borsa sono già saltati 17 miliardi.

crisi di governo
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Salvo imprevisti, la crisi si pagherà a caro prezzo. Andranno in fiamme decine e decine di miliardi di euro. Passeranno in secondo piano, con ogni eventualità rimandati a data da destinarsi diversi provvedimenti. Si pensi ad esempio al Pnrr da perfezionare. In più Piazza Affari è a un passo dal breakdown.

Crisi di governo, Draghi si dimette

Draghi si dimette e in un niente il Ftse Mib perde in un solo giorno il 3,44%, siglando in questo modo la peggiore percentuale in Europa.

Un capitombolo che equivale a dire che bruciare 17 miliardi di capitalizzazione. Al contempo lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a salire a 232 punti base. Ma le cose potrebbero anche peggiorare. Mancano sette giorni all’appuntamento con l’atteso discorso dell’ormai ex Presidente del Consiglio, Mario Draghi, alla Camera e al Senato. Sarò il momento della cosiddetta «parlamentarizzazione» della crisi.

La scivolata di Piazza Affari è dietro l’angolo. La tensione dei mercati poi non agevola. Si pensi a fattori come la pressione sui costi del gas, la fragilità dell’euro sul dollaro e le agitazioni geopolitiche che lasciano presagire gli spettri di una recessione.

I rischi per il secondo capitolo del Pnrr

Non ci si illuda, è molto probabile che nei giorni a seguire saranno smarrite diverse decine di miliardi di capitalizzazione in Borsa. Sulla graticola anche i circa 40 miliardi che il governo avrebbe investito da qui alla conclusione del 2022.

In gioco ci sono gli stanziamenti per il Pnrr. Alla conclusione del 2022 la Commissione europea dovrebbe concedere il secondo assegno dell’anno, per un importo di 21,8 miliardi.

L’ottenimento passa dal raggiungimento di una serie di obiettivi. Il livello di difficoltà più alto rispetto a quello dei primi sei mesi. I traguardi sono 16, mentre 39 sono milestone, cioè obiettivi più sintetici.

I problemi non derivano dall’assenza del governo in carica. I ministeri possono proseguire nel loro lavoro e con i decreti attuativi. Le grane avrebbero inizio qualora a ottobre si andasse al voto e se non si riuscisse a eleggere un nuovo governo entro novembre.

Bruxelles entro il 31 dicembre richiede: riforme, di cui 23 leggi e 43 decreti attuativi. Siamo a metà per ora. Le elezioni rappresenterebbero un ostacolo insormontabile, l’obiettivo non sarebbe raggiunto.

La questione bollette e buste paga

Se il governo cascasse, del resto, non ci sarebbero speranze per il decreto di luglio da 10 miliardi contro il caro-energia e il caro-vita. A rischio vi sarebbero quindi i tanto bramati provvedimenti sull’Iva connessa ai prodotti e servizi di ampio consumo, nuovi sostegni alle bollette e una iniziale crescita delle retribuzioni.

In bilico anche il taglio del cuneo fiscale previsto con la legge di Bilancio in arrivo per l’autunno.

Crescita dei salari e riduzione delle spese del lavoro per le imprese: i sindacati e Confindustria dovranno rimboccarsi le maniche.

Voce gas, IRAP, IVA e pensioni

Andiamo alla voce stoccaggi del gas. Il governo si era mosso nelle ultime settimane. Si era toccato il 64% delle riserve massime. L’obiettivo da centrare sarebbe l’80-85% entro ottobre. Lungo questa strada si arriverebbe in dicembre al 90% a dicembre, garantendo a tutti un inverno riparato.

Crisi di governo più stop complessiva delle forniture russe, equivarrebbe a dire primi razionamenti annunciati dal piano nazionale di emergenza.

Se si concludesse l’era dell’unità nazionale sarebbero messe a rischio disposizioni come il taglio dell’Irap e la rimodulazione dell’Iva tra articoli di esigenza e di lusso.

Arriviamo infine alle pensioni. Con un nuovo governo prevedibile nel 2023 un ritorno completo alla Fornero.

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