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Banche, gli italiani depositano sempre meno soldi sui conti correnti: una reazione all’inflazione, cosa sta succedendo

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Nel mese di maggio i depositi della clientela presso le banche italiane risultano diminuiti di 2,2 miliardi a circa 1.861 miliardi di euro.

Una variazione piuttosto piccola ma che confrontata con lo stesso periodo dello scorso anno mostra una tendenza abbastanza significativa, della sfiducia e della necessità di investire o impiegare il denaro in qualche modo.

Probabilmente anche le famiglie italiane, abituate al risparmio hanno cominciato a sentire come il denaro lasciato giacere disinvestito sia inevitabilmente eroso dall’inflazione. Per avere un termine di paragone tra aprile e maggio dello scorso anno, i depositi presso le banche italiane salirono di 8,4 miliardi. Non solo, per la prima volta dopo otto mesi consecutivi di calo, gli investimenti in obbligazioni bancarie sono saliti di 900 milioni di euro a quota 199 miliardi.

C’è da dire che anche la liquidità subisce variazioni cicliche; tra dicembre e febbraio i depositi della clientela erano crollati di ben 32,3 miliardi, risalendo bruscamente di 36,7 miliardi quasi interamente nel mese di aprile.

Le famiglie italiane stanno modificano la loro propensione al rischio? Il trend sulle banche e l’inflazione

Tuttavia nel giro di alcuni mesi, il cambiamento nel contesto dei tassi di interesse ha indotto gli investitori a rivalutare la redditività sul lungo termine di questo tipo di asset. Il pessimismo sul mercato azionario è compensato in parte dai rendimenti di quello obbligazionario. Considerando comunque una perdita sicura intorno al 6% annuo causato dall’inflazione, a un rischio maggiore si accompagnano interessi cedolari arrivati per alcuni titoli a livelli record.

Non vale la pena quindi tenere i risparmi liquidi, né custoditi in un deposito infruttuoso o quasi in banca. Il tasso d’interesse medio erogato dalle banche ai clienti si è mantenuto bassissimo e pari allo 0,45%. Il primo buon motivo per investire sulle obbligazioni è non solo la possibilità di preventivare il loro rendimento, con un discreto vantaggio rispetto al mercato azionario, ma anche sfruttare il rendimento delle cedole. Nel caso dei BTP queste rendono a seconda della scadenza tra 1,6 e il 3,8%.

Con l’aumento dei tassi di interesse anche il rendimento obbligazionario dovrebbe continuare a salire. Sul lungo termine, infatti l’inflazione non costituisce un problema; dal punto di vista statistico l’inflazione europea media degli ultimi 30 anni è stata del 2%, mentre quella italiana 2,2%.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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