Fat finger error e trading Curb: guida al “sistema immunitario” dei mercati

Durante il processo di inserimento dei dati in un computer, si verifica un errore umano chiamato fat finger error quando l’utente preme il tasto sbagliato, quando si tratta di trading sui mercati finanziari, un errore del genre può costare davvero molto caro.

Un errore creato da un essere umano, al contrario di uno causato da una macchina, a cui vengono inviate le informazioni errate, viene definito “fat finger error“. L’errore del dito grasso prendo il nome dai classici refusi che chi ha le dita molto grosso commette nello scrivere su una tastiera molto piccola come quelli degli smartphone, ove il dito, andando a toccare diversi tasti contemporaneamente, causa un risultato diverso dall’input che l’utente intendeva inserire inizialmente.

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Nonostante gli errori dovuti al cosiddetto fat finger siano per lo più senza conseguenze gravi, possono occasionalmente avere ripercussioni significative, a seconda dell’entità del loro impatto e della quantità di tempo necessaria per identificarli e porvi rimedio. Ove possibile.

Se vengono individuati in tempo e annullati, la maggior parte degli errori di trading, siano essi commessi da esseri umani o da una macchina, possono essere contenuti la maggior parte delle volte.

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Cos’è il fat finger error e come può impattare il tuo trading

Gli errori causati dalle dita grasse sono per lo più innocui, ma a volte possono avere un’influenza sostanziale sul mercato. A titolo di esempio, se un trader riceve un ordine di vendita di 1.000 azioni di Apple Inc. (AAPL) al prezzo di mercato corrente e poi commette l’errore di immettere 1.000.000 di azioni da vendere a mercato, l’ordine di vendita ha la possibilità di transare con ogni ordine di acquisto al prezzo di offerta finché non viene evaso.

Da un punto di vista pratico, la maggior parte delle compagnie di brokeraggio, delle banche d’investimento e degli hedge fund includono filtri nelle loro piattaforme di trading. Questi filtri segnalano ai trader gli input che non rientrano nelle norme standard del mercato o vietano ai trader di piazzare ordini errati. La maggior parte delle borse statunitensi, tra cui il New York Stock Exchange (NYSE), la National Association of Securities Dealers (NASDAQ) e l’American Stock Exchange (AMEX), sono tenute a segnalare le operazioni errate entro trenta minuti dalla loro esecuzione.

Il fat finger error è il responsabile del disastro dei mercati del 2010?

Il fat finger error è stata una delle prime spiegazioni proposte all’indomani del “flash crash” del 6 maggio 2010, che ha provocato un calo enorme, rapido e inaspettato degli indici azionari degli Stati Uniti. Si ipotizzò che un trader avesse commesso un errore nell’inserimento di un ordine, inserendo un ordine di miliardi anziché di milioni.

Tuttavia, dopo ulteriori ricerche, il Federal Bureau of Investigation (FBI) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) sono giunti alla conclusione che il crollo lampo è stato causato da un algoritmo di trading ad alta frequenza che ha emesso falsi ordini di vendita.

Imponendo restrizioni sull’importo in dollari o in volume degli ordini, richiedendo autorizzazioni per le transazioni che superano un determinato valore in dollari e impiegando algoritmi e altri metodi automatici per inserire le operazioni, anziché farle inserire fisicamente dagli operatori, le aziende possono ridurre la probabilità che si verifichino errori di fat finger.

Alcuni esempi di errori nel fat finger trading

Vediamo ora alcuni esempi degli errori di trading più frequenti che possono essere commessi ca causa del cosiddetto fat finger:

È stato oramai stabilito che un fat finger error è stato responsabile del calo del 6% del valore della sterlina britannica nel 2016.

Nel 2015, un dipendente junior della Deutsche Bank ha commesso un errore nel trasferimento di 6 miliardi di dollari a un hedge fund. Il dipendente ha inserito la “cifra lorda” anziché il valore netto dell’investimento. Il giorno successivo, Deutsche Bank è riuscita a recuperare il denaro disponibile.

Nel 2014, un trader che lavorava per Mizuho Securities ha commesso un errore e ha effettuato ordini per oltre 600 miliardi di dollari di titoli azionari giapponesi di prim’ordine. Il trader ha inserito il prezzo e il volume dei dati nella stessa colonna. Con nostro grande sollievo, la stragrande maggioranza degli ordini è stata annullata prima della loro effettiva esecuzione.

Come prevenire gli errori causati dal fat finger

I seguenti metodi e procedure possono potenzialmente prevenire gli errori causati dal cosiddetto fat finger

  • Stabilire dei limiti
    Implementando dei filtri sulle loro piattaforme di trading, le aziende possono ridurre il numero di errori di trading causati dal fat finger. È possibile impostare un filtro che vieti l’esecuzione di una transazione se questa supera un determinato livello di dollari o di volume. Ad esempio, se un ordine supera i 2 milioni di dollari o le 500.000 azioni, il filtro impedisce l’esecuzione dell’operazione.
  • Richiesta di conferma per operazioni oltre una certa soglia
    La pratica di richiedere il consenso per le operazioni che superano un valore predeterminato può contribuire a limitare il numero di casi di fat finger error. Per fare un esempio, una società di intermediazione mobiliare può stabilire che l’head trader sia responsabile dell’autorizzazione e del rilascio delle operazioni superiori a 500.000 dollari.
  • Ordini automatizzati tramite algoritmi
    L’automatizzazione del processo di immissione degli ordini attraverso l’uso di algoritmi di trading e l’elaborazione diretta contribuisce a ridurre la probabilità di commettere errori di fat finger. Inserire manualmente un gran numero di ordini nel corso di una giornata di trading può essere un processo che richiede molto tempo e che aumenta la possibilità di commettere errori. Le possibilità di errore umano sono minori quando gli ordini vengono inviati direttamente al sistema di trading dell’azienda.
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Cosa si intende esattamente con il termine “trading curb”

Un esempio di trading curb, spesso definito “circuit breaker”, è la sospensione temporanea delle contrattazioni al fine di ripristinare l’ordine e controllare l’eccessiva volatilità.

I mercati vengono definiti “curb in” quando al loro interno viene avviato uno stop di questo tipo.

Il trading curb è una misura temporanea che blocca gli scambi. Lo scopo dei trading curb è quello di ridurre la quantità di panic selling che si verifica nelle borse degli Stati Uniti. All’indomani del disastro borsistico del lunedì nero, avvenuto il 19 ottobre 1987, sono stati istituiti per la prima volta dei limiti alle negoziazioni con l’obiettivo di ridurre l’impatto dei cicli di feedback negativi e di ridurre la volatilità intra giornaliera. Alla fine di ogni giornata di negoziazione, l’indice S&P 500 viene utilizzato per calcolare tre livelli di limite di negoziazione.Se questi livelli vengono raggiunti, il trading viene interrotto.

Quali sono i limiti di trading imposti

I limiti di trading sono restrizioni temporanee alla negoziazione di un particolare titolo o mercato, imposte ai sensi della regola 80B della Securities and Exchange Commission (SEC). Lo scopo di queste restrizioni è quello di prevenire un’eccessiva volatilità. All’indomani del crollo del mercato azionario avvenuto il 19 ottobre 1987, talvolta definito “lunedì nero”, sono state introdotte per la prima volta restrizioni alle negoziazioni. Ciò fu dovuto alla convinzione che il trading programmato fosse la causa principale del crollo. Per far fronte al cosiddetto Flash Crash del 6 maggio 2010, il regolamento è stato rivisto nel 2013.

Quando il mercato è scosso da un’eccessiva volatilità, l’obiettivo dei limiti al trading è quello di dare al mercato un momento per prendere fiato e riprendersi completamente. Quando le restrizioni al trading vengono allentate, i partecipanti al mercato hanno l’opportunità di valutare come reagire a movimenti importanti e inaspettati degli indici di mercato o dei singoli titoli. Ciò è reso possibile dalle interruzioni temporanee degli scambi. Gli interruttori automatici si applicano a tutte le azioni, le opzioni e i futures negoziati nelle borse degli Stati Uniti.

Poiché inducono gli ordini ad accumularsi al livello del limite e diminuiscono la liquidità, alcuni esperti sostengono che i limiti di negoziazione sono dirompenti e rendono il mercato artificialmente volatile. Questo perché fanno sì che il mercato rimanga fermo.L’argomentazione sostenuta da coloro che si oppongono ai circuit breaker è che se il mercato fosse lasciato operare liberamente e senza alcuna restrizione, finirebbe per raggiungere un equilibrio più stabile.

Come funzionano le limitazione dei livelli

Ai fini del calcolo giornaliero dei tre punti di rottura (livelli 1, 2 e 3) che potrebbero comportare l’interruzione degli scambi, si utilizza come indice di riferimento l’indice S&P 500.

Al livello 1, un calo del sette per cento rispetto al prezzo di chiusura dell’indice S&P 500 del giorno precedente comporterebbe una pausa di quindici minuti. Tuttavia, se il calo del sette per cento avviene entro trentacinque minuti dalla chiusura del mercato, non verrà applicata alcuna sospensione al mercato. Il livello 2 prevede un calo del 13% che indurrà anch’esso una pausa di 15 minuti nelle contrattazioni. Allo stesso modo, non ci sarà alcuno stop alle contrattazioni se il calo del 13% avverrà entro 35 minuti dalla chiusura del mercato.

Il mercato azionario sarà chiuso per il resto della giornata se raggiunge il livello 3, definito come un calo del 20%.

In base alle normative attualmente in vigore, viene applicata una sospensione delle negoziazioni su un singolo titolo se si verifica una variazione del 10% del valore di un titolo appartenente all’indice S&P 500, all’indice Russell 1000 o all’ETF QQQ (fondo negoziato in borsa) in un lasso di tempo di cinque minuti, una variazione del 30% del valore di un titolo il cui prezzo è pari o superiore a 1 dollaro per azione e una variazione del 50% del valore di un titolo il cui prezzo è inferiore a 1 dollaro per azione.

È possibile che vengano attivate restrizioni al trading per titoli specifici se il prezzo è in salita o in discesa.D’altro canto, gli interruttori automatici associati ad ampi indici di mercato si attivano solo in caso di fluttuazioni di prezzo in direzione negativa.

Quali sono stati i limiti del trading nella storia

Numerosi mercati finanziari in tutto il mondo hanno subito un crollo il 19 ottobre 1987, comunemente chiamato “lunedì nero”. Questo evento ha avuto una sorta di effetto domino. Il Dow Jones Industrial Average (DJIA), un indice che funge da misura generale dello stato del mercato azionario e dell’economia nel suo complesso all’interno degli Stati Uniti, registrò un calo di 508 punti, pari a un calo del 22,61%.

All’indomani di questa tragedia, Ronald Reagan, all’epoca presidente, istituì un comitato di specialisti. La commissione fu incaricata da Reagan di sviluppare standard e limiti per evitare un altro crollo completo del mercato. La commissione, nota come Commissione Brady, giunse alla conclusione che il crollo era stato causato da una mancanza di comunicazione dovuta alla rapidità del mercato. Questo ha portato a incomprensioni tra gli operatori, che a loro volta hanno causato il crollo del mercato senza alcun intervento significativo.

Il meccanismo del circuit breaker

Per risolvere efficacemente il problema, è stato implementato un meccanismo noto come “circuit breaker”, a volte chiamato “curb”, che interrompeva le contrattazioni ogni volta che il mercato raggiungeva un certo livello di perdita. La breve interruzione delle contrattazioni è stata attuata con l’intento di fornire ai trader l’opportunità di conversare tra loro. Il circuit breaker era stato inizialmente progettato per dare tempo a questa comunicazione piuttosto che per evitare improvvise fluttuazioni del mercato.

Da allora sono state implementate altre restrizioni al trading, che sono state messe in atto e tolte dall’uso. Ne è un esempio il programma di restrizioni al trading attuato nel novembre 2007 e durato cinque giorni.

 

*NB: Le riflessioni e le analisi condivise sono da intendere ad esclusivo scopo divulgativo. Quanto esposto non vuole quindi essere un consiglio finanziario o di investimento e non va interpretato come tale. Ricorda sempre che le scelte riguardo i propri capitali di rischio devono essere frutto di ricerche e analisi personali. L’invito è pertanto quello di fare sempre le proprie ricerche in autonomia.