Finanza e politica sempre più legate: così l’Ue si avvicina a uno Stato federale

Ieri l’agenzia di stampa Reuters ha pubblicato un articolo che dovrebbe far riflettere sull’esiguità del nostro potere decisionale sulla politica del governo.

Elezioni, debito e interventi per contenere lo spread. La Bce sembra pronta ad agire chiedendo in cambio ai Paesi il rispetto di prerogative economico finanziarie.

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Cosa accade in assenza di queste? L’Ue rischia il tracollo finanziario per non aiutare uno dei suoi membri più importanti o ci sarà una nuova svolta politica? I sacrifici dell’Italia per rimanere nell’eurozona sono sempre più comprensivi degli aspetti della vita democratica vincolata sempre più alle dinamiche dei mercati internazionali.

L’Unione europea diventa così il nuovo centro di governo realizzando uno svuotamento del significato politico dei governi nazionali. Più scegliere una direzione si limitano a fare degli aggiustamenti per rimanere all’interno dei confini del mercato unico.

Reuters mette in evidenza come il maggior debitore dell’eurozona, l’Italia, si avvicina alle elezioni e di conseguenza accresce il premio per il rischio sulle sue obbligazioni. Il Paese si espone così a nuove possibili svolte radicali che dipendono dalla velocità con cui verrà trovata una nuova maggioranza.

La BCE non prende posizioni dovute agli esiti politici

Christine Lagarde lo ha detto e ripetuto più volte: la Bce non prende posizione per modificare gli equilibri di mercato a causa della politica interna degli Stati. L’Italia così come gli altri Paesi dovranno dimostrarsi virtuosi sempre e comunque. Il TPI non sembra quindi un motivo di preoccupazione né di redenzione in questa fase. Tuttavia, bisogna considerare come questo meccanismo rimanga a oggi piuttosto arbitrario e possa facilmente piegare il suo intervento a istituzioni molto lontane dall’Italia.

La sostenibilità dell’intervento sarà valutata infatti oltre che dalla Commissione Europea, Meccanismo Europeo di Stabilità e dal Fondo Monetario Internazionale. Un sistema sicuramente difficile da piegare ai bisogni degli Stati membri e alla loro influenza politica. Questo meccanismo serve in concreto a fare in modo che la politica monetaria non subisca rallentamenti o variazioni da uno Stato all’altro a causa della diversa percezione della solvibilità dei Titoli sovrani. Tuttavia, ogni situazione rimane soggettiva e subordinata a quattro criteri di accesso:

I quattro criteri di accesso al TPI

Rispetto delle regole fiscali comunitarie, Assenza di squilibri macroeconomici strutturali, sostenibilità del debito e adozione di politiche economiche allineate con i criteri del Pnrr e le raccomandazioni Ue. I protocolli economici dell’Ue sono stati la traccia da seguire anche per ricevere gli aiuti del Pnrr e ancora prima il finanziamento di molti progetti economici. Questa volta saranno Ue e Bce a decidere se e come utilizzare la nuova risorsa per contenere lo spread. Questo averrà con un maggiore margine di discrezionalità a seconda dello Stato a cui viene applicato.

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