La storia del silver thursday e della grande speculazione sull’argento degli anni Settanta

Un bene scarso e poco liquido quotato in borsa, viene acquistato al solo fine di mantenerne alti e prezzi e speculare sul suo valore. Vi ricorda qualcosa?

scacchiera

Il 27 marzo 1980 il mercato dell’argento ebbe un crollo delle quotazioni, rovinando finanziariamente molti trader ma soprattutto i fratelli Hunt, che avevano speculato per diversi anni sul metallo prezioso, al fine di controllarne e manipolarne il prezzo.

Nelson Bunker Hunt e William Herbert Hunt investirono strategicamente per anni sul future dell’argento per mezzo di diversi broker, finché riuscirono gradualmente e in modo sempre più marcato a fare lievitare il prezzo sfruttando quelle che erano le convergenze economiche dell’epoca.

Quando è iniziata la speculazione sull’argento dei fratelli Hunt?

Tutto iniziò nel 1974, quando lo zio petroliere dei due fratelli morì, lasciando in eredità alla famiglia miliardi di dollari. I fratelli che all’epoca avevano all’incirca 40 anni decisero di investire la parte di eredità a loro assegnata sulle commodities. Già allora l’inflazione si faceva sentire e la diminuzione del potere di acquisto del dollaro cominciava a modificare il sentiment di investitori e speculatori, su quello che sarebbe stato il valore dei metalli preziosi.

Nella metà del 1979 ci fu la seconda grande crisi petrolifera, che coinvolse allora tutti i paesi sviluppati. L’inflazione negli Stati Uniti superò il 20% e le commodity come oro e argento furono viste come l’unico bene in grado di proteggere i capitali dalla svalutazione.

Nelson specialmente, più grande del fratello di soli tre anni, era convinto che l’argento sarebbe stato l’investimento che avrebbe potuto consegnargli il potere di gestire i prezzi della fornitura del mercato mondiale, acquistandone solo una piccola percentuale.

Come è possibile manipolare il prezzo dell’argento?

Questo era possibile in quanto il metallo prezioso è un bene scarso e poco liquido, poteva di conseguenza essere influenzato acquistandone grossi quantitativi, che tuttavia erano una ristretta percentuale rispetto a tutto l’argento disponibile. Era infatti sufficiente un miliardo di dollari in argento per manipolare il prezzo, entrando a mercato con ordini molto elevati e tenere l’investimento in portafoglio per lasciare che il prezzo crescesse, trainato dagli ordini di altri trader interessati a sfruttare l’occasione di nuovi rialzi.

Nel 1974 fecero il loro primo investimento acquistando sul future più di 990 tonnellate di argento. I due fratelli continuarono i loro acquisti, fino a che nel 1978 il prezzo cominciò a crescere in modo esponenziale. Il future sull’argento crebbe in soli due anni del 700% fino al 1980.

Questo tipo di speculazione sarebbe potuta continuare indisturbata in quanto ormai i fratelli Hunt avevano in pugno il mercato, se non fosse che il governo degli Stati Uniti era seriamente preoccupato di dover fare i conti con quello che stava diventando un monopolio di un bene che esso utilizzava anche per coniare le monete, considerando anche i pericoli che costituiva per la platea di investitori, compresi broker e le riserve bancarie mondiali, la chiusura o il mancato sostenimento delle posizioni sul future e dell’argento fisico che essi avevano accumulato negli anni.

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Perché i prezzi dell’argento crollarono nel 1980?

Il governo fece pressioni sui broker e sul mercato dei future al fine di regolamentare in modo più stringente l’acquisto del metallo. Le normali regole vigenti fino all’ora sul future dell’argento furono modificate impedendo qualsiasi nuova posizione long. A quel punto i prezzi sull’argento cominciarono a calare non più sostenuti dalle pressioni dei volumi in acquisto fino a che essi non poterono più sostenere la spesa e andarono in margin call per 100 milioni di dollari.

Nel 1986 i due fratelli dovettero dichiarare bancarotta, Nel 1988 furono processati e imputati di manipolazione del mercato. La loro influenza fu tanto forte che essi dovettero risarcire per 134 milioni di dollari le compagnie di estrazione mineraria peruviane. Tuttavia essi riuscirono a recuperare nel tempo la loro ricchezza, considerando anche che a causa dello squeeze dei prezzi le loro posizioni arrivarono a valere quattro miliardi e mezzo di dollari.

Grafico argento
Grafico mensile dell’argento

Come si mossero i prezzi dell’argento a causa della strategia usata dai fratelli Hunt?

I prezzi dell’argento crearono quello che nel trading è conosciuto come short squeeze. Questa è una dinamica della price action nella quale una quotazione incrementa il suo valore per un effetto a catena sulle posizioni short. Queste posizioni aperte contro trend vengono progressivamente chiuse all’aumentare del prezzo. Quando esso comincia ad aumentare in modo significativo, modifica le aspettative di chi è entrato a mercato credendo di poter vendere ai massimi di prezzo, a quel punto le posizioni short che cominciano a venire chiuse, non fanno altro che contribuire all’aumento delle quotazioni.

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Chi apre le sue posizioni short sperando che l’attività speculativa risulti in un improvviso fallimento delle aspettative, conseguendo la caduta dei prezzi e il loro eventuale guadagno sulla differenza, si trova quindi a dover tagliare le perdite che si accumulano in modo repentino. Il trader è costretto a chiudere le posizioni e pagare quindi un controvalore maggiore del prezzo di vendita, che contribuisce ad aumentare il valore delle quotazioni. La combinazione non fa altro che attirare nuovi acquirenti aumentando esponenzialmente l’effetto.

Esistono delle analogie tra il Bitcoin e questa dinamica speculativa?

Esistono naturalmente delle analogie nella variazione del prezzo del Bitcoin avvenute nel 2017 e più recentemente nei primi mesi del 2021, quando le quotazioni hanno raggiunto il loro record storico, arrivando a 60.000 dollari per un Bitcoin.

Il Bitcoin è una criptovaluta con limite fissato a 21.000.000 di pezzi. Esso quindi è un bene molto più scarso dell’argento, in quanto una volta raggiunto il limite non ne verranno estratti altri. Attualmente sono in circolazione ufficialmente 18,7 milioni di unità, ma molte delle monete digitali sono avidamente tenute nei portafogli, mentre altre sono andate semplicemente distrutte accidentalmente con gli hardware nel quale erano custodite, PC o semplici chiavette usb. Questo significa che la quantità in circolazione sul mercato è molto più rarefatta, rendendo il Bitcoin illiquido, molto volatile e particolarmente manipolabile.

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Michael Saylor e MicroStrategy

Esiste un personaggio in particolare che potrebbe rappresentare nel mondo delle criptovalute quello che i fratelli Hunt sono stati per le commodity come l’argento.

MicroStrategy è l’azienda guidata da Michael Saylor, una società specializzata nell’analisi dei dati e nell’analisi predittiva, che nel tempo si è sempre più esposta sugli investimenti nel mercato delle criptovalute. Nell’agosto del 2020 acquistò 250 milioni di dollari in Bitcoin, aggiungendo in seguito a ulteriori acquisti per un totale di più di 90.000 Bitcoin.

Attualmente si trova fortemente esposto sulla criptovaluta tanto che la sua azienda è ora mai legata completamente al valore del Bitcoin, così anche la sua immagine personale, con un ammontare complessivo che fino a ora ha raggiunto i quattro miliardi e mezzo di dollari.

Ogni quattro anni i compensi dei minatori vengono tagliati del 50%. Così a parità di potenza di calcolo offerta dagli hardware impiegati nell’attività di creazione del Bitcoin, la produzione tende a rallentare con un conseguente effetto deflattivo e un aumento relativo del suo valore.

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